L'altro giorno, guardando su una guida tv in Internet ho visto che da lì a poco avrebbero trasmesso un vecchio film intitolato "Coma profondo" ("Coma" è il titolo originale), annata 1978. Incuriosito ho contrallato il cast e ho letto che era diretto nientepopodimeno che dal "recentmente" scomparso Michael Crichton. Non sapendo che avesse avuto esperienze come regista (sapevo solo che fosse uno scrittore e sceneggiatore) mi sono precipitato sul divano per vedere questo film, non sapendo in realtà cosa aspettarmi in quanto non avevo nemmeno letto la trama.
Sono rimasto letteralmente incollato allo schermo dall'inizio alla fine! La trama, tratta dall'omonimo romanzo di Robin Cook, probabilmente la conoscete quasi tutti, comunque per farla breve (
ATTENZIONE: SPOILER )il film narra le vicende di Susan Wheeler (Geneviève Bujold), giovane dottoressa del Memorial Hospital di Boston. Dopo che una sua amica giovane e sana finisce in uno stato di coma profondo dopo un banalissimo intervento, comincia ad indagare e scopre che negli ultimi dodici mesi una decina di persone sane e con un quadro clinico normalissimo cadono in coma profondo in seguito ad interventi di routine. Mentre tutta l'istituzione ospedaliera non le darà ascolto, Susan non si darà per vinta e infragendo tutte le regole dell'ospedale e facendosi largo tra il disinteresse o l'omertà della comunità medica, scoprirà che alla base di tutto c'è un traffico illegale di organi.
FINE SPOILER
Il tutto è sceneggiato e diretto con maestria da Crichton, che si rivela davvero capace a creare un enorme stato di tensione che perdura per tutto il film attraverso l'uso di pochi elmenti essenziali, ma ben disposti. I temi trattati sono più o meno quelli che si ritrovano nelle opere originali di Crichton: il mondo ospedaliero viene rappresentato mediante una scenografia davvero molto inquietante; i corridoi interminabili e porte che sbucano da tutte le parti fanno apparire questo luogo di cura e di speranza un posto di disperazione e privo di vie d'uscita. Il film ragiona sui pro e sui contro della medicina, di come questa possa aiutarci, ma anche di come la conoscenza medica/scientifica possa apparentemente sostutire Dio all'uomo, con terribili conseguenze dal punto di vista etico.
Man mano che il film procede verso la fine, si fa via via più scontato, ma nonostante questo, durante tutto il corso della pellicola, rimane intatta la suspense, grazie sicuramente alla credibile interpretazione di Geneviève Bujold nei panni della protagonista, ma anche alla stessa regia/sceneggiatura che mantiene sempre la vita fisica e mentale della protagonista sul filo del rasoio e per rmerito di un finale che seppur caratterizzato da uno scioglimento prevedibile, come si è già detto, assume un ruolo profetico ed è ai giorni nostri in qualche modo attuale.
La tensione è messa in piedi da bravissimi attori e da un Crichton in formissima in veste di regista e sceneggiatore, ma lo scrittore di "Jurassic Park" deve sicuramente ringraziare moltissimo anche il compositore Jerry Goldsmith. La prima ora del film è assolutamente priva di musica. Questo silenzio musicale frequente nelle colonne sonore del maestro e parte integrante della colonna sonora secondo l'autore stesso (per lui il silenzio infatti faceva parte del commento sonoro, quasi fosse parte della musica strumentale), inquieta paradossalmente lo spettatore grazie ad una sensazione di senervante tranquillità. Successivamente la colonna sonora fa irruzione nel film; inzialmente Goldsmith accompagna in maniera quasi nascosta il film, ma poi il maestro rivela tutta la schizzofrenia della partitura attraverso l' uso dell' atonalità che definisce bene l'inquietudine del film. La sezione degli ottoni mi pare sia del tutto assente, lasciando spazio agli archi e ai pianoforti in commenti iperveloci e imprevidibili. Viene anche operato un modesto uso di percussioni ed elettronica che in qualche punto sembrano imitare i suoni dei freddi attrezzi chirurgici. C'è solo un pezzo rilassante in tutta la colonna sonora, ed è il tema d'amore; un pezzo pop solo di transizione, infatti non ha un ruolo fondamentale nel commento sonoro del film.
E' una partitura complessa, martellante (naturalmente non in senso Zimmeriano

) e sicuramente snervante, capace di sottolineare tutti gli aspetti messi in luce da Crichton.
Volendo dare un voto al film, credo che dal mio punto di vista un 8/10 sia più che adeguato.