Addio Hans Werner Henze
I rapporti tra le avanguardie musicali “ufficiali”, viennesi, darmstadtiane e post-darmstadtiane, con la musica cinematografica non sono mai stati rosei, stante la diffidenza delle prime verso la seconda, vissuta altezzosamente come un ripiego “alimentare” cui ricorrere solo in casi di estrema “autorialità”.
Hans Werner Henze, compositore tedesco decisivo nel Novecento musicale, pilastro di un’avanguardia “critica”, a tratti revisionista, fortemente mediterraneizzata, con un grande amore per il teatro, le forme arcaiche e una dodecafonia “puntillinista” e astrattista, è stato un’eccezione. Perciò lo ricordiamo, alla sua scomparsa avvenuta a 86 anni, come autore di poche ma significative e labirintiche partiture per registi di spicco nel panorama europeo come Alain Resnais, Volker Schlöndorff e Margarethe von Trotta (
Il caso Katharina Blum, 1975), con cui collaborò entusiasticamente spesso per film dall’altissima derivazione letteraria, come
I turbamenti del giovane Törless di Schlöndorff (1966, dal romanzo di Musil) e
Un amore di Swann, dello stesso autore (1984), temerario tentativo di rappresentazione della “Recherche” proustiana per cui Henze si spinse sino a tentare di dar corpo alla celebre “sonata di Vinteuil” in uno stile sospeso tra Franck, Saint-Saëns e profezie weberniane.
Esploratore di sonorità rarefatte, essiccate, prossime al rumore puro, Henze sviluppò un’intesa particolarmente fertile con il genio problematico e ironicamente distaccato di Alain Resnais, dapprima per
Muriel, o il tempo di un ritorno (1963), “partitura colta e sottile, dove alle astratte distillazioni di archi ‘tenuti’ e di grappoli sonori glaciali come stelle fredde fanno riscontro strofe cantate per voce femminile, specie di piccoli
lieder, di struggente effetto” (Comuzio) e poi il meraviglioso
L’amour à mort (1984) con sei strumenti impegnati a solcare uno schermo oscurato con “Illuminazioni”, specie di “fosfeni” zanzottiani, schegge luminose in funzione di stacco puntillinistico.
Musicista intellettuale ma anche espansivo e visionario, nei suoi pochi ma qualificati interventi al cinema Henze ha senza dubbio lasciato un segno – e una lezione, a molti suoi austeri colleghi – fondamentale. Di cui ci restano fortunatamente, grazie ad alcune registrazioni con etichetta Varèse e Milan, anche testimonianze discografiche.