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27 Lug2026

The Odyssey

Scritto da Dimitri Riccio. Pubblicato in Cinema

cover the odysseyLudwig Göransson
Odissea (The Odyssey, 2026)
Backlot Music
23 brani – Durata: 1h 58”

Con la tronfia grazia che lo contraddistingue da sempre il mediocre geniaccio Christopher Nolan si degna di scendere dal suo Olimpo per ammannirci l’ennesima vuota pagina della sua inesistente poetica chiassosa. Stupisce assistere all’esondazione fuori controllo dell’entusiasmo adolescenziale che l’Odissea di questo mestierante abbia provocato in giro per il mondo, anche da parte di intellettuali di fama conclamata sia chiaro, non solo da parte della solita curva da stadio che grazie al disastro dei nostri tempi (Internet, i Social...) può regalarci l’imprescindibile giudizio (probabilmente scritto con l’aiuto della D.I., la Deficent Intelligence) sulla pellicola mangiando una carbonara instagrammata urbi et orbi a corollario del profondo e credibilissimo giudizio estetico/intellettuale del primate.  Atterrisce leggere diversi critici paludati gridare al capolavoro assoluto e paragonare spudoratamente e senza vergogna alcuna questo piccolo nulla della storia del cinema a Kubrick. Poi uno pensa che Trump (a cui tra parentesi Nolan somiglia in maniera preoccupante, in una versione più magra) è stato eletto due volte Presidente degli USA e allora capisce: tutto torna, tutto si tiene.

E quindi ecco un fiorire infinito e splendidamente postmoderno di espertoni dell’Odissea e di filologia greca che a menadito ci spiegano la metis, la hybris, l’alfa e l’omega, la deità, cosa avremmo dovuto capire e non abbiamo capito (e cioè che il mai così pessimo Matt Damon, soffrendo di sindrome post traumatica da stress, ha il patentino per vagare guardando sempre a terra con un’unica espressione dall’inizio alla fine del film, quando forse il vero motivo è che gli è mancato un regista che gli dicesse cosa fare...), ma nessuno ci spiega per esempio a cosa sia servita l’inutile spacconata dell’Imax? Nolan non ha un minimo di gusto nel piazzare la mdp (non l’ha mai avuto), non ha un briciolo di palato nel costruire un’inquadratura, nel comporre la fotografia. Quindi tutto quello che in una sala non Imax non vediamo è un po' di cielo in più, un po' di mare in più, qualche albero in più e basta, non essendoci null’altro che quello per l’intera durata del film. L’Imax per fotografare una barchetta in mezzo al mare? O da usare come una steadycam per le caotiche battaglie? Ma per piacere. Alcune sequenze poi (Calypso? Athena?) sembrano spot di Dolce e Gabbana tanto sono plastiche, finte come i ritocchini della Theron.

E arriviamo al punto: il mostruoso sound design che permea la pellicola e martella lo spettatore come un rave party assordante, i colpi delle spade e i rumori dei corpo a corpo (mi hanno ricordato gli sganassoni di Bud Spencer e Terence Hill in certi momenti...). Chiaramente per gli esegeti nolaniani tutto ciò è voluto, essendo la Storia nel caos totale, alla fine di un’Era. Rumori assordanti e sgradevoli che sono consci e inconsci, forse nella testa di Ulisse, forse i commenti urlati degli dei che coprono con questi ultrabassi i misfatti degli uomini che hanno voltato loro le spalle contravvenendo alla legge di Zeus. Figuriamoci. Parte integrante del sound design mefitico del film è il rumore di fondo creato dall’altro sopravvalutatissimo figuro della produzione: Göransson. Parlo di sound design anche in questo caso perché chiaramente di musica non vi è traccia nel film. Tutto è chiaramente rumore indistinto, voci che si lamentano, strumenti riesumati dall’Antica Grecia con cui fare abbozzi elementari di melodia (ma il Bello non esiste più, c’è solo Kaos e guerra, dai!) e attenzione non è nemmeno Industrial Music eh, quella ha una vera dignità, questa roba qua scritta dal nostro svedese non è musica concreta o musica colta, è solo post-zimmerismo d’accatto. Quindi come ci hanno spiegato per bene regista e musicista, all’epoca di Ulisse l’orchestra non esisteva e infatti non c’è, i sintetizzatori evidentemente invece Zeus li aveva già fatti materializzare agli Achei.

Insomma questa pellicola è un evento di massa costruito come un grande incantesimo fin dall’inizio della sua concezione: la colonna sonora è solo un tassello in più di una furbissima, vuota e inutile operazione commerciale che ha capito molto bene le regole di ingaggio dello zeitgeist contemporaneo: non c’è nulla di artistico in questo prodotto, come sempre nei film di Nolan, tanto meno nel reparto musicale, compartimento nel quale il regista inglese ha sempre eccelso per totale sordità e incompetenza. I suoi film sono dei contenitori vuoti in cui chiunque mette dentro ciò che vuole. Noi abbiamo voluto metterci dentro ciò che avete appena letto. Spiace che così tanta mediocrità sia salutata con tanto entusiasmo, ma ripeto, viviamo in uno dei momenti della storia umana più bassi e ignobili (la “grande” e “illuminante” metafora con la quale il geniale Nolan vuole pungolarci, destarci!), e ci stanno eccome quindi i tre Oscar presi da Göransson mentre Herrmann e Goldsmith sono morti con una sola statuetta… d’altronde quello dove stiamo è un pianeta in cui il premio per la Pace viene dato nel nome di uno che ha inventato la dinamite, un’arma per uccidere... E quindi alziamo i calici all’ennesimo capolavoro totale del nuovo e migliore Kubrick, certi che purtroppo, senza un intervento di qualche dio greco, ne subiremo altri.

P.S. Noterà il lettore più astuto che per elevarmi al livello dell’oggetto del contendere anch’io ho rinunciato alla mia metis e mi sono abbandonato al caos e rotolato nei volutabri come un Procio qualsiasi. Rinnegando la legge di Zeus!

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Daniela Bocconi

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