13 Dic2012
La musica nel cinema e nella televisione
A cura di Roberto Giuliani
La musica nel cinema e nella televisione (2011)
Pagg. 375, € 27.Guerini Studio
http://www.guerini.it/
I saggi raccolti nel volume, che fa parte della collana “Musica nel ‘900 italiano” della Società Italiana di Musicologia, e che viene presentato in questi giorni a Roma, riguardano e circoscrivono la scelta di campo al panorama italiano: un limite volontario e oggettivo che impedisce alla materia di dilatarsi in inutili enciclopedismi e consente di mettere a fuoco il ruolo protagonistico di alcuni registi nell’utilizzo dei materiali musicali (da Antonioni a Visconti a Pasolini a Fellini), e soprattutto il rapporto – spesso non facile – tra la musica cinematografica ed alcuni compositori di spicco dell’avanguardia storica italiana come Luigi Nono, Giacomo Manzoni, Bruno Maderna, Luciano Berio; oltre, naturalmente, ad esplorare ulteriormente i percorsi di compositori più specializzati quali Morricone, Rota, Piovani, Piersanti, sino a Carlo Crivelli (agli ultimi tre è dedicato un prezioso e minuzioso saggio di Calabretto).
Gli interventi raccolti nel volume a firma di Giuliani stesso, Miceli, Calabretto, Marco Alunno, Renata Scognamiglio, Beatrice Birardi, Nicola Bondanese, Assunta Cavallari e Agnese Roda (denominatore comune ai quali è il gravitare in una sfera musicologica, non filmologica, di studi) coprono aree specifiche di interesse, spesso rivelando dettagli, pratiche e metodologie sconosciute anche ai più meticolosi e pazienti appassionati: si pensi al saggio di Miceli sulla musica colta nel periodo muto e nel fascismo, o a quello della Birardi sulla musica del documentario nel primo ‘900 e, specialmente, a quello di Giuliani sulla musica televisiva dal Nazionale a Raitre, con la silloge di Agnese Roda sulle rarità audiovisive di Fuori orario, autentico e ragionato catalogo di rarities che si ricollegano più in generale ad un filone di ricerca del tutto nuovo, quello dei rapporti tra musica e piccolo schermo.
Il panorama complessivo che ne esce ottiene principalmente lo scopo di stimolare chiunque sia interessato alla materia verso un ulteriore approfondimento e altre, più capillari indagini settoriali, fornendo nel contempo alcune basi imprescindibili di metodo, di materiali, di impostazione storico-metodologica. La convinzione di fondo, che dovrebbe divenire una battaglia collettiva per quanto di difficilissima sostenibilità, è quella ben espressa nella controcopertina e che non sembra necessitare di ulteriori commenti: «una maggiore presenza qualificata della musica non può che migliorare il quadro della diffusione della cultura attraverso i mass media».