Tommaso Troncon: tra Jazz e Cinema

Tommaso Troncon: tra Jazz e Cinema – Intervista esclusiva
Venire a contatto con un grande jazzista e progettista sonoro quale Tommaso Troncon, che ha avuto il privilegio enorme di stare a stretto contatto con nomi titolati del ‘Jazz’ di ieri e di oggi – ‘Jazz’ anima fondante della vita artistica e privata di questo talento tutto italiano che vive tra il nostro Bel Paese e gli USA – come Airto Moreira, Joe La Barbera, Enrico Rava e Rosario Giuliani, è una di quelle occasioni d’oro per un giornalista di musica, come il sottoscritto, che si ritiene, forse esageratamente, un onnivoro di differenti generi musicali, anche se il cuore, in primis, si direziona verso la musica applicata alle immagini, pur tuttavia ammirando da molti anni a questa parte il jazz e tutte le sue derivazioni. Il Jazz sin dagli esordi è stato, sia in primo che in secondo piano, una forma sonora originata, vissuta, violentata, amata, coccolata, rigettata e rivoluta più e più volte nella Settima Arte e nella sua controparte uditiva, l’Ottava Arte.
Il Jazz ha spopolato nelle colonne sonore degli anni gloriosi del Cinema in maniera superba, perché superbi erano i compositori che sapevano scriverne melodie e improvvisazioni per film di diverso genere, su tutti i polizieschi noir; ed anche odiernamente, quando si vuole infondere ad una pellicola o serie televisiva un’impronta ancora più autoriale e pregna di significati che sembrano celarsi dietro un’improvvisazione virtuosa e complicata che non li fa trasparire subito, ma che in verità sono lo specchio dell’anima narrativa e visuale del racconto cinematico e seriale più delle immagini stesse. Il sassofonista Troncon, di cui è di prossima uscita un nuovo album di composizioni originali, realizzato assieme ai musicisti Gianpaolo Rinaldi all’organo Hammond e Max Trabucco alla batteria, ambedue personalità artistiche mature e di spicco nel panorama nazionale, con le quali il Nostro ha trovato una connessione ed intesa particolari sin dall’inizio del progetto messo in piedi due anni fa: uno spettacolare doppio talento al servizio di una personalità compositiva vincente. Difatti sono previsti dei futuri concerti in Italia presso l’Associazione culturale Chez Donella di Treviso, e durante il Ferrara Jazz Club, e nella prossima edizione di Umbria Jazz.

Non pago di ciò, Troncon uscirà a breve anche con il disco “Portraits” del quintetto di Giovanni Perin, in cui il suo celebre sax esegue parecchi assoli caratterizzati dal quel suono unico che solo il suo strumento d’elezione possiede. Dovete sapere che il bocchino costruito da Troncon, grazie alla sua spassionata ed enorme competenza nella lavorazione tecnica e scientifico/acustica sulla sua fabbricazione artigianale per i sax, è unico al mondo. Gli ha dato dei frutti entusiasmanti nel campo non solo jazzistico, facendo sì che i suoi bocchini TT Mouthpieces, realizzati a mano a Treviso, dopo anni di sviluppo e ricerca insaziabile del suono perfetto per sax, lo portassero ad essere annoverato tra i pionieri di questa tecnica di fusione della stampa 3D nella costruzione dei bocchini e il primo al mondo ad aver usato il metallo Palladio come finitura galvanica per questi strumenti a scopi funzionali ed estetici.


Si è aggiudicato perfino il Premio Chicco Bettinardi nel 2018, suonando e presentando il suo primo modello in stampa 3D per sax tenore costruito, descritto dai giurati e critici del riconoscimento “come sassofonista straordinario dalla tecnica formidabile e dal suono unico e ricercato oltre come compositore di pezzi jazz intriganti”. Tra gli artisti leggendari di fama mondiale che suonano i suoi TT Mouthpieces vi sono Pharoah Sanders (sassofonista nero americano che ha suonato e registrato nei gruppi di John Coltrane degli anni ‘60 come gli Ascension), Igor Butman, il più famoso sassofonista russo vivente nella storia e braccio destro di Putin, incaricato nella gestione dei concerti di Jazz in Russia, i famosissimi sassofonisti americani Joel Frahm, Lew Tabackin, etc. etc. Tommaso Troncon, che suona il Sax Tenore, Sax Soprano, Contralto e clarinetto basso, si è esibito in concerti importanti in Europa ed in America insieme alle succitate leggende del jazz Moreira, La Barbera e le star italiane Rava e Giuliani, nelle città di Los Angeles, Torino e al festival Jazz sul lago d’Iseo. Nella seguente chiacchierata abbiamo discusso dell’importanza del Jazz nella Film Music e del suo rapporto con alcune storiche colonne sonore, oltre alla situazione attuale italica dell’apporto dei compositori sulle immagini.

Colonne Sonore: Quale colonna sonora jazz nella Storia del Cinema è tra le tue preferite?
Tommaso Troncon: Tra le molte, sicuramente mi ha colpito quella del film Round Midnight - A mezzanotte circa del 1986 diretto da Bertrand Tavernier, firmata dal celeberrimo pianista del quintetto di Miles Davis, Herbie Hancock, aggiudicatasi anche l’Oscar come miglior colonna sonora nel 1987, ma che in realtà ha come protagonista in primis la leggenda del jazz Dexter Gordon al sax, e altre star come John Mclaughlin e Billy Higgins che eseguono nel film dei brani standard non necessariamente associati ad Herbie Hancock, come “Body and Soul” e dei brani di Thelonious Monk.
CS: Quale brano o autore jazz vedresti all’interno di una colonna sonora?
TT: Il parallelo tra musica e film risulta vincente quando la musica è particolarmente descrittiva e associabile a stati emotivi o quando ovviamente nasce già finalizzata per una scena cinematografica o teatrale.
La compositrice jazz americana Maria Schneider, con la sua orchestra jazz, riesce a descrivere “paesaggi sonori” la cui musica sarebbe interessante sentire in qualche film. Tra gli autori, già presenti da tempo e strausati nel settore cinematico, vedo sicuramente perfetto il poliedrico George Gershwin, con la sua identità ibrida tra il jazz e la musica classica. Egli è già noto come autore della colonna sonora dell’opera musicale Porgy and Bess nonché della famosa “Rapsodia in Blue”, già animata nel film Fantasia 2000 e utilizzata in una moltitudine di altre pellicole.
E’ molto adatta anche la musica di Jan Garbarek, uno straordinario sassofonista di cui sono sempre stato grande ammiratore, per la sua concezione musicale e la sua capacità di descrivere ampi spazi e paesaggi con il suo suono struggente ed estremamente espressivo. Infatti la sua musica è già presente nel film Kippur di Amos Gitai del 2000.
CS: Quali sono le tue influenze?
TT: Tra le mie principali influenze musicali con le quali ho potuto suonare assieme, sicuramente c’è al primo posto il mio maestro di sax Steve Grossman (sassofonista di Miles Davis), che fin da subito ha riconosciuto il mio talento; i miei mentori Joe La Barbera (batterista del trio del celeberrimo pianista Bill Evans) con la quale si è instaurata una magica intesa musicale, e il noto contrabbassista Greg Cohen (produzioni con Tom Waits e Woody Allen); il mio maestro di sax durante i miei studi al Jazz Institut di Berlino, Peter Weniger che ha collaborato con i più importanti musicisti nel panorama jazz mondiale, come David Friedman, Billy Cobham e Mike Stern. Oltre a molti altri sassofonisti come Bob Berg, John Coltrane, Joe Henderson e a musicisti e compositori classici quali Chopin, Wagner, Puccini, Schubert, Bach e Palestrina; e molti altri, oltre ai miei colleghi con cui collaboro passionalmente dando tutto me stesso.

CS: Il tuo concetto di identità musicale?
TT: La mia personalità musicale e compositiva è spesso associata ad una pittoresca descrizione di viaggi ed esperienze emotive canalizzate attraverso l’idioma jazzistico ma anche slegato da schemi e risoluzioni tradizionali. Io vedo in generale la musica con una visione a 360 gradi ma sempre con grande rispetto e sottolineando l’importanza dello studio profondo delle tradizioni, per poter sostenere uno spessore stilistico. Inoltre, in questa epoca di contaminazioni, vista l’enorme eredità musicale che abbiamo e la vastità di stili musicali nel mondo ai quali ora si può avere accesso immediatamente, si rischia facilmente di perdere l’idea stilistica centrale e mancare di approfondimento specifico, ma allo stesso tempo è una grande opportunità per creare un linguaggio ed uno stile nuovo al passo coi tempi.
CS: Il tuo pensiero sulla funzione della musica nel cinema italiano d’oggi?
TT: Non c’è dubbio che il livello formativo dei compositori che si dedicano alla musica per il cinema si sta elevando anche in Italia: un film di qualità ha bisogno di musica di qualità. Purtroppo non tutti i registi hanno sempre un’attenzione a mio parer adeguata per la musica, ricorrendo a colonne sonore o sonorizzazioni che i computer moderni possono offrire anche a poco prezzo. La musica jazz si presta meno rispetto ad altri generi ad “alchimie” elaborate con il sound designer, ma questo può essere un elemento di qualità, perché il jazz mantiene sempre una forte identità di genere che può dare un proprio elemento artistico in più.
Un ringraziamento speciale a Renato Marengo per avermi messo in contatto con Tommaso Troncon per questa preziosa intervista e al sassofonista per questa spassionata chiacchierata