Intervista esclusiva a Carlo Maria Cordio

La Musica per Immagini non deve modificare il messaggio del film: Intervista esclusiva a Carlo Maria Cordio
Il compositore romano Carlo Maria Cordio, attivo sin dagli anni ’80, periodo pregno di impegni su più fronti musicali, formatosi come pianista e tastierista jazz, si è destreggiato tra i generi cinematici, lavorando a stretto contatto con registi rinomati quali Lucio Fulci, Aristide Massaccesi alias Joe D’Amato, Riccardo Freda, Umberto Lenzi, Dino Risi, Lamberto Bava, Claudio Fragasso e Alfonso Brescia. Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo e farci raccontare cos’ha significato nella sua carriera di autore di Film Music comporre per pellicole di genere tra le più disparate e divenute, alcune di esse, veri e propri cult.

Colonne Sonore: Dalla sua formazione pianistica e tastieristica, e come esecutore in varie tournée europee, anche per Domenico Modugno, come è giunto al mondo delle colonne sonore?
Carlo Maria Cordio: Ho realizzato la mia prima colonna sonora all’età di circa venti anni per un’opera teatrale dal titolo Un fiore nero per Lundigan. Il mio nome fu proposto da un mio insegnante di composizione del Conservatorio che apprezzava la mia creatività anche fuori dei canoni classici. Scrissi alcuni temi per questo lavoro che piacquero al regista (di cui, purtroppo, non ricordo il nome) e li realizzai con l’orchestra, piuttosto piccola invero, ma con un ottimo risultato sonoro. In seguito anche altri autori teatrali mi proposero delle collaborazioni che mi diedero notevoli soddisfazioni. Nel frattempo svolgevo anche l’attività di esecutore in innumerevoli colonne sonore per musicisti come Ennio Morricone, Riz Ortolani, Armando Trovajoli e moltissimi altri nonché come arrangiatore per vari artisti. Ciò mi permise di incontrare molti professionisti anche nel mondo del cinema.
Fui contattato da Aristide Massaccesi che aveva ascoltato alcune mie produzioni musicali e mi propose di riscrivere la colonna sonora di un film che lui aveva co-prodotto, dal titolo Inconscius - Murder Obsession per la regia di Riccardo Freda. Aristide non era soddisfatto delle musiche originali precedenti perché eseguite tutte col solo pianoforte e mi chiese di riscrivere la colonna sonora per l’estero con musiche più diversificate e, soprattutto, con sonorità più adatte all’atmosfera del film: per l’Italia la colonna sonora sarebbe rimasta quella originale con piccoli inserimenti delle mie musiche scritte appositamente. Quando ascoltò il mio lavoro finito fu molto soddisfatto e si gettarono le basi per ulteriori future collaborazioni.
In effetti poco tempo dopo mi propose di scrivere la colonna sonora del film Absurd-Rosso sangue che ebbe un ottimo successo e che tuttora, divenuto un cult, mi tributa molte soddisfazioni.

CS: Nella sua carriera nella musica applicata alle immagini, ha avuto due sodalizi importanti: quello con Luci Fulci e quello con Aristide Massaccesi alias Joe D’amato di cui ci ha parlato poco sopra. Cosa rammenta di questi due registi cult di genere assai apprezzati in tutta Europa e saccheggiati da molti autori oltreoceano?
CMC: Lucio Fulci è stato un regista altamente stimolante, anche in virtù del fatto che egli stesso era musicista. Una persona elegante e molto competente nel suo lavoro.
Comporre le colonne sonore per i suoi film è stata un’esperienza meravigliosa, soprattutto perché aveva le idee chiarissime su ciò che voleva dalla mia musica. Quando mi esponeva le sue esigenze musicali su questa o quella scena, la creazione dei temi era quasi immediata nella mia mente. Dovevo solo andare sulla partitura e scriverla. In effetti non ricordo che abbia mai chiesto di modificare un mio tema musicale, cosa che, normalmente, può accadere tra un musicista ed un regista.
Aristide Massaccesi si affidava molto alla mia sensibilità musicale, lasciandomi molta libertà creativa, ma se non era certo di alcune mie scelte ne parlavamo senza problemi, giungendo sempre alla soluzione ottimale per il film. Di lui ricordo particolarmente l’umorismo che rallegrava sempre anche i momenti in cui la stanchezza, per esempio in fase di montaggio, si faceva sentire.

CS: Ha scritto musiche per molte pellicole di genere horror, action e sci-fi tra gli anni ‘80 e i ‘90, ad esempio Miami Cops di Alfonso Brescia, Terminator 2 di Bruno Mattei, Non aprite quella porta 3, La casa 5 e Troll 2 di Claudio Fragasso, Streghe di Alessandro Capone, Body Puzzle di Lamberto Bava. Cos’ha comportato per Lei spaziare compositivamente tra i generi più disparati e stili registici differenti?
CMC: Spaziare tra generi musicali vari e stili registici diversi è stata una sfida estremamente allettante. Poiché, anche se la mia estrazione musicale è classica e jazzistica, io adoro letteralmente ogni genere, dal pop al rock, dal sudamericano alla techno-house music o il rap e, ovviamente, dalla classica al jazz.
Pertanto grazie alla musica da film ho potuto estendere molto spesso la mia creatività in tutti questi settori con risultati che sono sempre stati apprezzati dai vari registi. E poiché ogni regista ha effettivamente uno stile differente, mi è tornato oltremodo utile il tenermi sempre aggiornato su ogni categoria musicale ascoltando più brani possibile di vari artisti e studiarne le caratteristiche che potessero appagare la mia voglia di crescere, cosa che non ho mai smesso di fare, da bravo divoratore di musica quale sono.

CS: Quali sono stati e lo sono tutt’ora, i suoi punti di riferimento sonori nello scrivere per il grande schermo?
CMC: Quando ci sono le possibilità economiche editoriali io prediligo l’uso della grande orchestra e, quando le scene lo richiedono, l’utilizzo di suoni sintetici e digitali. Oggi le possibilità in questo campo sono veramente innumerevoli ed io, negli anni, posso vantare una notevole conoscenza di strumenti digitali, sintetizzatori e campionatori che utilizzo spesso per le mie produzioni.

CS: Quale considera la partitura filmica della sua carriera? E perchè?
CMC: Quando scrivo musica cerco sempre di esprimere il massimo delle mie possibilità creative ed essendo molto rigoroso e perfezionista, nelle mie composizioni in particolare e nella vita in assoluto, non termino mai una partitura senza esserne totalmente soddisfatto. Tuttavia ci sono due score a cui sono particolarmente affezionato: quella di Troll 2 e quella di Caligola – The Untold Story. La prima per la versatilità musicale che sono riuscito ad esprimere in quel film e la seconda per i vari temi eseguiti da grande orchestra che spaziano dal Love Theme a quello tensivo, da quello epico a quello descrittivo, giocando con i colori dell’orchestra sinfonica.

CS: Ha un rimpianto come compositore di musica per film e se sì quale?
CMC: Non ho alcun rimpianto. Ma adorerei scrivere più temi d’amore (visto che sono un romanticone), magari aggiunti a quelli horror e tensivi, come è avvenuto nel film Non chiamarmi Omar per la regia di Sergio Staino.

CS: Che significato ha la “Musica per Immagini”?
CMC: Per me la “Musica per Immagini” ha un significato molto preciso: significa “Musica al servizio delle immagini”. Ritengo, infatti, che scrivere un concerto per orchestra o un brano per pianoforte, ecc. richieda imperativamente che tale musica debba nascere per essere ascoltata dallo spettatore e debba, quindi, catturare totalmente la sua attenzione. La “Musica per Immagini”, invece, deve unirsi alla scena senza invadere o, peggio, falsare il messaggio che tale scena trasmette, fondendosi con essa come un unico evento. Soltanto così lo spettatore potrà godere ed apprezzare il film senza essere distratto dal commento musicale. Ovviamente ciò non significa che tutta la colonna sonora debba essere anonima: un bel tema può essere proposto nei titoli di testa o in quelli di coda o, ancora, in situazioni descrittive dove il predominare della musica aiuta e non ostacola o modifica il messaggio del film.
