Ci ha lasciato Maurizio Majorana, membro degli storici Marc 4

Addio Maurizio Majorana
Ci ha lasciato Maurizio Majorana (Bologna, 22 settembre 1938 – Roma, 22 novembre 2023), contrabbassista, bassista, autore ed arrangiatore, fondamentale in Italia per lo sviluppo della musica jazz ed applicata.
Con una madre insegnante di pianoforte e fisarmonica (tra i suoi allievi il bimbo Lucio Dalla), Maurizio cresce a contatto con la musica tanto che, giovanissimo, nonostante segua già ragioneria, si iscrive anche al corso di violoncello al Conservatorio di Bologna. A 14 anni abbandona però gli studi musicali, per diplomarsi a scuola (ciò che farà di lui, secondo le sue stesse parole, “un ragioniere amante del jazz”); continua comunque a studiare e suonare a casa, ma passa dal violoncello al contrabbasso e comincia ad appassionarsi al jazz, un sound che a Bologna, negli anni ‘50, era già parecchio diffuso.
Il destino volle che un musicista straordinario come Amedeo Tommasi (1935-2021) abitasse di fronte casa sua e lo coinvolgesse da subito nel giro dei “jazz cats”, radunati intorno ad alcuni locali dove si poteva suonare ed a storici luoghi di ritrovo come il “Disclub” di Alberto Alberti e Cicci Foresti, o la cantina del Dott. Francesco Lo Bianco (il dentista che ricostruì i denti a Chet Baker nei primi anni Sessanta!); Majorana cominciò così a suonare in varie formazioni jazz, inizialmente di stampo più “traditional”, come la Doctor Chick Dixieland Orchestra di Pupi Avati, con uno stile molto pulito e preciso (specie se paragonato ad altri contrabbassisti del periodo), che gli derivava dal suo iniziale approccio al violoncello; con la D.C.D.O., nel 1958, partecipa al “Festival Jazz dell’Emilia” ed al primo “Bologna Jazz Festival”.
Nel 1959 una prima svolta: Amedeo Tommasi (sempre lui) lo coinvolge prima come bassista per la stagione estiva de “La Bussola” a Viareggio (come noto, il locale più “cool” in quel momento, con Peppino Di Capri e i suoi Rockers al secondo piano, la Seconda Roman New Orleans Jazz Band di Carlo Loffredo, che suonava ogni sera al Bussolotto, e frequenti cameo sul palco di guest del calibro di Chet Baker o Romano Mussolini), inoltre lo assolda in pianta stabile nel suo trio (col batterista Mario Camassa) per partecipare a Roma alla prima “Coppa del Jazz”, manifestazione musicale e programma radiofonico ideato da Piero Vivarelli, trasmesso dagli studi RAI di Via Asiago 10, sull’allora Secondo Programma, in cui, pur esordienti, si classificarono terzi nella categoria “jazz moderno”.
E’ in queste occasioni, fra Viareggio, Roma e altre date in giro per l’Italia col Tommasi Trio, che Majorana si fa le ossa come musicista ed ha occasione di entrare in contatto con una serie di musicisti coi quali creerà, nel tempo, stabili sodalizi artistici ed umani: da Peppino De Luca e Roberto Podio, a Pietro Saraceni e Mario Cantini, i quali lo convincono a trasferirsi in pianta stabile a Roma per lavorare come musicista.
Nel 1960 Majorana entra, dunque, nella Seconda Roman New Orleans Jazz Band degli amici Peppino De Luca, Mario Cantini, Pietro Saraceni e Roberto Podio, tenendo una serie di concerti, registrando diversi brani per la RCA Italiana, e rimanendo in formazione fino al ‘62; milita poi per breve tempo nel trio della pianista Dora Musumeci, ma ha necessità di lavorare in maniera più continuativa con la musica: deve entrare nel circuito dei session men.
Tra il ‘62 ed il ‘63 registra alcune sessioni per la RCA Victor, sempre coinvolto dall’amico Amedeo Tommasi nello splendido album “Thomas-Jaspar Quintet”, e nella compilation “40 Anni di Jazz in Italia” curata da Adriano Mazzoletti per la Ricordi; poi con i sodali Podio & Cantini, su musica composta da Santucci e Scoppa (provenienti dalla Modern Jazz Gang di Sandro Brugnolini) nell’album “Poeti Moderni Americani”, con letture di Giancarlo Sbragia su testi di O’Hara e Ginsberg. Nel ‘63 Majorana si unisce brevemente anche al quartetto di Nunzio Rotondo (con Roberto Podio ed un giovane Franco D’Andrea) per una serie di concerti, compresa una nuova esibizione radiofonica all’auditorium RAI di Via Asiago 10, ma soprattutto entra a far parte del giro dei musicisti degli studi della RCA Italiana (in cui l’amico Mario Cantini aveva fatto strada) e dell’Orchestra della Rai, in cui rimarrà per tanti anni, suonando sotto la direzione di Maestri del calibro di Lelio Luttazzi, Piero Umiliani, Franco Pisano, Aldo Buonocore, Mario Bertolazzi, Ennio Morricone, Pino Calvi, Fiorenzo Carpi, Piero Piccioni, Enrico Simonetti e Gianni Ferrio, ed accompagnando - in show televisivi e dal vivo - cantanti come Mina, Helen Merrill e Jula de Palma.
Grazie a queste nuove connessioni, fra il ‘64 ed il ‘65, Majorana suona sui dischi del chitarrista Franco Cerri (“Franco Cerri”, Columbia, 1964) e del flautista Gino Marinacci (“Arpa in jazz”, Campi Editore Recording, 1965), ma l’ennesima svolta arriva grazie ad una telefonata da parte di alcuni amici, musicisti nell’orchestra di Armando Trovajoli: gli spiegano che il contrabbassista “titolare” Berto Pisano (che aveva fatto parte anche della “Grande Orchestra di Musica Leggera della RAI”, fondata e diretta dal ‘56 fino al ‘60 proprio da Trovajoli) aveva cominciato una parallela carriera di compositore per il cinema ed avrebbe saltato diversi turni. Per Majorana che già aveva sostenuto alcuni turni per la registrazione di colonne sonore - come il Fellini di 8 e ½ di Nino Rota, diretta da Carlo Savina, o Gli Arcangeli di Sandro Brugnolini, in cui suona il contrabbasso - e che aveva appena acquistato (tra i primissimi in Italia) un basso elettrico, fu una ghiotta occasione di incrementare la propria attività di turnista e farsi notare; così avvenne che, a partire da Sette uomini d’oro e Ciao, Rudy!, Majorana si ritrovasse a suonare per ogni colonna sonora composta da Trovajoli, e sempre in compagnia di una serie di turnisti e solisti “fissi”, che non mancavano una registrazione! Tra questi l’amico batterista Roberto Podio, ma anche il chitarrista, autore e compositore Carlo Pes (cagliaritano trasferitosi a Roma, già pioniere in Italia della chitarra jazz, prima nei gruppi di Bruno Martino ed Enrico Simonetti, poi nel Sestetto Nunzio Rotondo Dell’Hot Club Di Roma) ed il vibrafonista/pianista/organista e compositore Antonello Vannucchi (gentile e geniale toscano trasferitosi a Roma, dopo l’esperienza importante con il Quartetto di Lucca, insieme a Giovanni Tommaso).

Nel ‘66, mentre registrano, turno dopo turno, le colonne sonore per film come L’Arcidiavolo, Operazione San Gennaro, Fumo di Londra e Professionisti per un massacro, tra i quattro si crea una particolare alchimia musicale, un “interplay” eccezionale che tutti notano: nascono ufficialmente i Marc 4, dall’acrostico dei nomi dei 4 fondatori (Maurizio Majorana, Antonello Vannucchi, Roberto Podio e Carlo Pes), tutti musicisti dell’Orchestra della Rai, appunto. A loro, in occasione di alcune incisioni, si aggiungevano (o sostituivano) lo stesso Armando Trovajoli, Angelo Baroncini o Bruno Battisti D’Amario alle chitarre, Peppino De Luca o Marcello Rosa al trombone, Alessandro Alessandroni al sitar, Livio Cerveglieri e Al Corvini ai fiati, ed altre special guest. Nati come gruppo di studio, per via della loro notevole abilità tecnica come musicisti, i Marc 4 cominciano così a collaborare con tutti i più prestigiosi compositori di colonne sonore dell’epoca.
Nel ‘67 Majorana partecipa alle registrazioni del disco “Chitarra Sessantasette” di Enrico Ciacci (altro virtuoso della chitarra elettrica, al servizio anche della musica applicata), mentre fra il ‘68 e il 69 avviene l’esplosione definitiva del progetto Marc 4: il quartetto, da una parte continua ad essere l’ossatura portante delle migliori colonne sonore realizzate in Italia in quel momento (si pensi a Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? e Il Commissario Pepe di Armando Trovajoli, Svezia, Inferno e Paradiso, Angeli bianchi, angeli neri e La Legge dei gangsters di Piero Umiliani, o Il Dio chiamato Dorian di Peppino De Luca), dall’altra, parallelamente, il gruppo - notato dallo staff dirigenziale degli editori musicali della Sermi Film - inizia a produrre materiale proprio, incidendo alcuni 33 giri per diversi etichette del c.d. circuito della library music (dischi di sonorizzazione/sincronizzazione, destinati ad un mercato interno di addetti ai lavori, selezionati dalla Discoteca di Stato della RAI per essere utilizzati come musica di sottofondo per cinegiornali, reportage, documentari, programmi radiofonici, etc.): nascono così, negli studi romani della FonoLux, i dischi della SR Records - “I Solisti di Armando Trovajoli” Vol. 1 & 2 e “Shopping in Carnaby Street” - divenuti nel tempo oggetti di culto per i collezionisti di vinile, proprio in quanto prodotti in pochissime copie. Nel ‘69 registrano anche, assente solo Carlo Pes, come Complesso “The Iron Stars” (con Majorana, Podio, Vannucchi, Coppotelli, Molino e Goldani) un raro album dal titolo “Il Complesso Iron Stars presenta” (Radio Records, 1969) per le edizioni musicali Minstrel.
Visto l’immediato utilizzo di questi brani nel circuito radiofonico, televisivo e cinematografico, la band decide di aprire la propria etichetta - la Nelson Records - con annesse edizioni musicali - Scogliera Edizioni Musicali - e sotto etichetta - la Contape, con la quale producono, fra il ‘67 e l’82, dischi di Annamaria Rosati, Gianni Ferrio, Minnie Minoprio, Marcello De Rosa, Franco Califano, Fausto Papetti, Lelio Luttazzi, etc.
Si apre così per il quartetto anche la carriera di compositori, oltre che quella di esecutori, visto che finalmente questi brani sono firmati dal gruppo (spesso sotto pseudonimo - Praiar per Pes, Nuan per Vannucchi - causa contratto con la RAI che impediva loro di usare il proprio cognome), con la partecipazione (ai tempi non accreditata) di uno straordinario giro di amici come Giuseppe “Peppino” De Luca, Paolo Renosto (Lesiman), Stefano Torossi (Fotriafa), Romolo Grano (Santany), Sandro Brugnolini (Narassa), Domenico Dell’Aera (Plakoti), Massimo Catalano, Edmondo Rossi, Angelo Baroncini, Nanni Civitenga (Tivis), Daniele Cestana (Dumpty), ed altri, che hanno composto diversi brani e partecipato alle session di questi dischi di sonorizzazione.
Dal ‘70 al ‘76 Majorana lavora tantissimo in studio con I Marc 4, continuando a registrare colonne sonore per il cinema e la televisione (tra le altre Il debito coniugale e L’uomo dagli occhi di ghiaccio di Peppino De Luca, Sangue di sbirro di Alessandro Alessandroni, La morte accarezza a mezzanotte di Gianni Ferrio, La ragazza dalla pelle di luna di Umiliani, per il cinema, e Zoo folle di Giuliano Sorgini, Serata al Gatto Nero, etc., per la TV), così come quasi tutti i dischi realizzati da Piero Umiliani (anche sotto pseudonimo) sulle etichette Liuto e Omicron (comparendo in alcuni di questi come Mark 4) ed una quindicina di album di sonorizzazione su Nelson Records (quasi tutti intitolati solo “Marc 4”, tutti con la stessa identica grafica di copertina e solo di colore diverso, seguendo l’intuizione che ebbe il batterista Roberto Podio); registrano inoltre una manciata di altri LP su sub-labels come Silver Music / Silvermen (sempre legate al gruppo editoriale Scogliera) ed i nuovi dischi di Gino Marinacci, “Idea” (RCA Original Cast, 1971) e “Atom Flower” (Roman Record Company, 1972).
Alcuni brani eseguiti dai Marc 4 vengono pubblicati anche come 45 giri ed utilizzati come sigle televisive: si pensi a “Mooke/Simona” (CAM, 1969), composti da Pes e De Luca per la trasmissione Controfatica di Bruno Modugno, o ai due brani, composti sempre da De Luca, “Tema di Nino/Romanza popolare” (Dischi Ricordi, 1974), che nel 1974 furono la sigla della serie televisiva Dedicato a un medico di Flavio Nicolini e Gianni Serra, o ancora a “Sketch/Dove và l’America?” (Dischi Ricordi, 1975), composte da De Luca & Pes, e da Lelio Luttazzi, rispettivamente sigla del programma Prima Visione (1974) e dell’omonima inchiesta televisiva di Fulvio Colombo del 1975.
Majorana, data la sua assodata qualità come strumentista, lavora anche con musicisti di musica leggera: degne di nota le sue collaborazioni con Fabrizio De André, per il quale suona il basso (alternandosi con Tonino Ferrelli) nell’album “Non al denaro, non all’amore, né al cielo” (Produttori Associati, 1971), al quale partecipano una serie di session men straordinari, provenienti in larga parte proprio dal circuito della musica applicata, come il violinista Dino Asciolla, la soprano Edda Dell'’rso, il co-autore ed arrangiatore delle musiche Nicola Piovani, i chitarristi Silvano Chimenti e Bruno Battisti D’amario, il violoncellista classico d’origine russa Massimo Amfiteatrof, il batterista Enzo Restuccia, il maestro beneventano Italo Cammarota, ed il polistrumentista Vittorio De Scalzi, membro fondatore dei New Trolls; con il folk-prog trio Franchi-Giorgetti-Talamo nel disco “Il Vento Ha Cantato Per Ore Tra I Rami Dei Versi D’Amore” (Produttori Associati, 1972), sempre in compagnia di Restuccia e Piovani, e con Massimo Ranieri nel disco “Meditazione” (CBS, 1976), ancora con Restuccia, Chimenti, Coppotelli e l’orchestra Unione Musicisti di Roma diretta dal grande Eumir Deodato.
Al principio degli anni ‘80 Majorana incide gli ultimi dischi di sonorizzazione con i Marc 4 (“Soft Music” ed “Happy Music 2” su Fonit Cetra/ Usignolo, 1980) e collabora inoltre con Silvano Chimenti, Daniele Cestana e Gegè Munari sui dischi a nome “Age Group” (“Jazz Blues Music” ed “Happy Music 3”, su Fonit Cetra / Usignolo, 1980) e su “Immagini 1” (Easy Records, 1980) degli “Epicarpus Duo” che, a dispetto del nome, sono un ensemble formato da Majorana, Restuccia, Civitenga, Piana, Cooper e Sullivan.
Fra la fine degli anni ‘80 e i ‘90 Majorana rileva lo storico studio Telecinesound, in via Muggia a Roma, costruito nel ‘67 dal Maestro Bruno Canfora, e comincia l’attività di produttore musicale, continuando a registrare grande musica per sonorizzazione e vari progetti musicali, partecipando occasionalmente ad alcune session, come quella organizzata dal compositore e produttore Daniele Luppi al principio degli anni 2000 per il disco “An Italian story” (Rhino Records, 2003), insieme a Vannucchi, Podio, Chimenti, Alessandroni, Luciano Ciccaglioni e Dario Rosciglione in un passionale ultimo tributo al grande suono italiano della Golden Age.
Majorana è stato un pilastro della musica Italiana, ed il suo stile ha influenzato almeno due generazioni di musicisti. La sua musica è per sempre. Ciao Maurizio....