Ci ha lasciato Gian Franco Giacomo Reverberi

foto gian franco reverberi

Addio Gian Franco Reverberi

Ci ha lasciato Gian Franco Giacomo Reverberi (Genova, 12 dicembre 1934 – Genova, 8 gennaio 2024) compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra, produttore discografico, talent scout, prolifico autore di canzoni, fratello maggiore di Gian Piero Reverberi ed esponente di spicco della c.d. Scuola Genovese.
Nato a Genova il 12 dicembre 1934, all’interno del “Museo di Storia Naturale Giacomo Doria” (dove il nonno paterno lavorava come custode e falegname), nel Dopoguerra si trasferì con la famiglia in corso Torino n. 58, in un piccolo appartamento che - come ormai ampiamente noto - diventò velocemente polo aggregativo di giovanissimi aspiranti musicisti, che vivevano quasi tutti nel quartiere della Foce: Giorgio Calabrese (autore dei testi, che diventerà collaboratore delle sue prime canzoni), Luigi Tenco, Gino Paoli, Fabrizio De André, Bruno Lauzi ed altri animarono quotidianamente le “jam session” a casa Reverberi, ed il legame creatosi in quei giorni sarebbe durato a lungo, sia dal punto di vista umano che professionale.

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Riassumiamo, dunque, alcuni punti importanti del percorso artistico di Gian Franco Reverberi che, dopo aver studiato privatamente pianoforte con la maestra Mezzo-Ricci, si appassionò alla fisarmonica (strumento con cui si esibì in una serie di spettacoli musicali per “bambini prodigio”) e soprattutto al vibrafono regalatogli dal padre, che diventò il suo strumento principale e gli portò i primi ingaggi stabili (nel ‘50 il suo primo contratto per esibirsi a Napoli durante le vacanze estive, e l’anno successivo, a soli sedici anni nell’orchestra di Nello Segurini al Lido di Genova). Nei primi anni ‘50 Gian Franco e suo fratello minore Gian Piero (nato nel ‘39, anch’egli pianista) erano dunque i residenti dell’appartamento che ospitava le “session” musicali di questo composito gruppo di artisti genovesi, nonché i principali musicisti, ma di lì a poco, fra il ‘53 ed il ‘54, mentre prestava servizio militare a Fano, Gian Franco formò un quartetto con altri commilitoni (tra i quali il livornese Piero Ciampi che diventò suo amico fraterno) e successivamente, assegnato al reggimento di Milano, nel ‘55 entrò in contatto con la scena dei musicisti milanesi e cominciò a suonare il vibrafono in un trio jazz con Giorgio Gaber (chitarra) e Giorgio Buratti (contrabbasso), esibendosi nelle “cantine”; quasi contemporaneamente, insieme allo stesso Gaber e ad Enzo Jannacci, Paolo “Pallino” Tomelleri, Nando De Luca e Luigi Tenco (che li raggiungeva da Genova per provare tutti i fine settimana) costituì uno dei primi gruppi italiani di rock’n’roll che per un periodo accompagnò stabilmente il cantante Adriano Celentano (fresco di esordio con i suoi “Rock Boys” al Palaghiaccio di Milano nel maggio ‘57). Dopo il servizio militare, Gian Franco si imbarcò come vibrafonista dell’orchestra di bordo sull’Olimpia (la nave che partiva dal porto di Genova rotta New York, navigava per due mesi nei Caraibi e per altri due mesi toccava quattro continenti nella c.d. “crociera dei miliardari”) e fece poi una brevissima esperienza come rappresentante per un’azienda di macchine per lavaggio a secco, ma non faceva per lui: mollò tutto e nel ‘58 tornò a Milano per lavorare seriamente nella musica. Insieme a Jannacci, Tomelleri, De Luca e Tenco, nel ‘57 formò I Cavalieri, gruppo che incideva per la Dischi Ricordi, ma che, grazie alle capacità strumentali dei membri, fungeva anche da “backing band” per altri artisti dell’etichetta (Giorgio Gaber, I Due Corsari con lo stesso Jannacci, Gino Paoli, Brunetta, Luigi Tenco); I Cavalieri si esibivano regolarmente anche nei locali notturni di Roma, in un mix musicale di rock’n’roll, rhumba, cha cha cha e lenti ballabili (nel ‘59 comparvero anche nel film La notte brava di Mauro Bolognini, cantando “Arrivederci” nella scena del night club), ma il vero intento di Reverberi era già quello di fare il compositore. Così, grazie anche all’amicizia con Giulio Repetti “Mogol”, venne assunto alla Radio Record Ricordi, prima come addetto alle edizioni musicali, poi come direttore discografico, ed a soli 23 anni come vicedirettore artistico (ed allo stesso tempo ingegnere del suono, assistente musicale, direttore d’orchestra, arrangiatore, turnista e talent scout!). Nei primi anni ‘60, dopo l'uscita di Nanni Ricordi dalla casa discografica che portava il suo nome, Reverberi diventò direttore artistico della casa discografica CGD con Franco Crepax, nominato direttore, continuando instancabilmente a produrre artisti e dischi, mentre nel ‘66 nacque una nuova esperienza come produttore indipendente, grazie a un’idea di Gino Paoli, che nel frattempo già incideva con la RCA Italiana: venne creata la sublabel ARC ed il primo disco prodotto dalla coppia Paoli/Reverberi fu “1999” di Lucio Dalla, che nello stesso anno partecipò al Festival di Sanremo, con “Pafff... bum!”, una canzone composta per lui da Reverberi e Sergio Bardotti, estratta dall’album ed incisa nello stesso anno come singolo da Dalla ed anche dagli Yardbirds!

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Insomma, tra la fine degli anni ‘50 ed i primi anni ‘70 Reverberi ha scritto, arrangiato, suonato, diretto e prodotto - spesso in coppia coi parolieri Giorgio Calabrese, Sergio Bardotti, etc., altre volte col fratello Gian Piero - canzoni interpretate da Giorgio Gaber & la Sua Rolling Crew, I Due Corsari (Gaber & Jannacci), Riccardo Rauchi e il suo complesso feat. Sergio Endrigo, Adriano Celentano, Gino Paoli, Ornella Vanoni, Mina, Joe Sentieri, Piero Ciampi, Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Fabrizio De Andrè, Bobby Solo, Michele, Ricky Gianco e Nicola Di Bari, aiutandoli ad ottenere la loro affermazione artistica, assecondato da Nanni Ricordi e Franco Crepax (direttore e vicedirettore della Ricordi/CGD); fra il ‘70 ed il ‘72 Reverberi ha diretto l’orchestra del Festival di Sanremo per Nicola Di Bari (nel ‘70 con il brano “La prima cosa bella”, che pur non vincendo si rivelò il più venduto dell’anno, e nel ‘71/’72 con “Il cuore è uno zingaro” e “I giorni dell’arcobaleno” che vinsero il Festival) e, come manager, arrangiatore, compositore, musicista o direttore d’orchestra, ha svolto tournée in Europa, Giappone, Australia e Sud America (Argentina, soprattutto), accompagnando anche Luigi Tenco, Lucio Dalla e Nicola Di Bari. Da ricordare inoltre la sua ulteriore collaborazione con l’amico Giorgio Calabrese, sempre nei primi anni ‘60, per una serie di canzoni in lingua genovese (interpretate e rese note da Natalino Otto e da Bruno Lauzi - tra le quali si ricordano “O Frigideiro”, “A Bertoela”, “Madaenn-a”, “Ario” e “Bossa figgeu”) entrate a far parte della cultura musicale e linguistica genovese).

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Venendo adesso alla parte che più ci riguarda come rivista, va sottolineato che oltre alle canzoni ed ai grandi successi di musica leggera, Gian Franco Reverberi ha composto diverse colonne sonore per film (quasi sempre con la partecipazione del fratello Gian Piero) e partecipato a diversi dischi di sonorizzazione/sincronizzazione nel mercato parallelo della “library music”.
Avendo già collaborato ad alcune produzioni internazionali (si pensi alle colonne sonore per The Adventures of Robinson Crusoe del ‘64, Don Quijote von der Mancha e The Dirty Game (La Guerra Segreta) del ‘65, in tandem col compositore Robert Mellin) e firmato le prime partiture originali per alcuni film di genere - il western Una Colt in pugno al Diavolo di Sergio Bergonzelli, il musicarello L’Immensità (La ragazza del Paip’s) di P.V. Oscar de Fina, il poliziesco Una Iena in Cassaforte di Cesare Canevari, tutti del ‘67 - fu appunto Gian Piero ad introdurlo al mondo della musica applicata, inizialmente inserendo brani e versioni strumentali di canzoni scritte da Gian Franco, poi co-firmando quasi tutti i successivi lavori, alternandosi anche nel ruolo di direttore d’orchestra, a volte non accreditati; Gianfranco Reverberi firmò da solo le colonne sonore dei musicarelli di Ettore Maria Fizzarotti (Soldati e capelloni con i Motowns di Dougie Meakin e Stasera mi butto con Rocky Roberts del ‘67, Chimera con Gianni Morandi e Roberto Carlos del ‘68), oltre a quelle di alcuni cult movies degli anni ‘70 (Torino Nera di Carlo Lizzani e Delirio Caldo di Renato Polselli, entrambi del ‘72, Rivelazioni di uno psichiatra sul mondo perverso del sesso, sempre di Polselli del ‘73, con musica di Umberto Cannone e alcuni brani realizzati da Reverberi e Romolo Forlai, Il romanzo di un giovane povero di Cesare Canevari del ‘74, Brillantina Rock, La Poliziotta della Squadra del Buon costume e Gay Salomè, girati da M. Massimo Tarantini fra il ‘79 e l’80).
Nel ‘68, inoltre, Gian Franco Reverberi scrisse gli arrangiamenti e fu direttore d’orchestra con la partecipazione del coro dei Cantori Moderni di Alessandroni per la colonna sonora composta da Giovanni Fusco per Il sesso degli angeli di Ugo Liberatore; ma furono soprattutto gli score firmati col fratello Gian Piero, realizzati fra la fine degli anni ‘60 e la metà degli anni’70, a lasciare il segno: quello per il western di Ferdinando Baldi Preparati la bara! del ‘68 (diventata successivamente un best seller quando nel 2006 il duo statunitense Gnarls Barkley - formato dal producer Danger Mouse e dal cantante Cee Lo Green - utilizzò un ampio sample del brano “Nel cimitero di Tucson” tratto dalla colonna sonora originale dei Fratelli Reverberi per il loro singolo “Crazy”, vincendo diversi Grammy), o quello per il sexploitation Le malizie di Venere (Devil in the flesh) del ‘69, diretto da Massimo Dallamano (col quale Reverberi aveva collaborato l’anno prima scrivendo gli arrangiamenti e dirigendo l’orchestra in studio nella colonna sonora composta ancora da Giovanni Fusco per La morte non ha sesso); o ancora lo score per la mini serie TV RAI del ‘69 La filibusta con la regia di Beppe Recchia, o quello per la commedia musicale La ragazza del prete col suo pupillo Nicola Di Bari, diretta nel ‘70 da Domenico Paolella, o la musica sperimentale e psichedelica per il delirante Riti, Magie Nere E Segrete Orge Nel Trecento, diretto ancora da Polselli nel ‘71 (realizzato dai Reverberi con la partecipazione di Romolo Forlai e Max Catalano sotto l’egida South African Combo), o quello per la mini serie TV RAI Nel mondo di Alice del ‘74. Sempre insieme al fratello Gian Piero (che oltre con De Andrè e Battisti, in quel periodo stava lavorando con Le Orme), nel ‘70-’71 Gian Franco partecipò come compositore con lo pseudonimo Ninety (insieme a Stefano Torossi, Sandro Brugnolini, Max Catalano, tutti non accreditati) alla realizzazione di alcuni lavori incredibili del catalogo italiano di sonorizzazione: i dischi di The Underground Set, The Psycheground Group ed Hot Underground Group, su etichette come Radio Records, Lupus e Tickle, erano suonati da un “super gruppo” di musicisti provenienti soprattutto dai Nuova Idea (Paolo Siani, Giorgio Usai, Claudio Ghiglino, Enrico Casagni, Giorgio Guglieri, Marco Zoccheddu, Antonio Gabelli), coadiuvati e diretti in studio da Gian Piero Reverberi e Vince Tempera: un catalogo modernissimo di brani rock, funk, jazz e sperimentali che nascevano come background music per servizi televisivi, spot radiofonici, pubblicità e sincronizzazioni varie, e che negli anni è diventato un holy grail per i collezionisti, ristampato in diverse occasioni.

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Nel novembre 2017 Reverberi ha pubblicato la biografia “La testa nel secchio: Tenco, Paoli, Lauzi, Ciampi, Dalla; Le mie figiuate (ragazzate) in compagnia dei cantautori” (Iacobelli Editore), in cui ha aperto il cassetto dei ricordi e raccontato episodi inediti, aneddoti e curiosità della stagione d’oro della musica d’autore a Genova, mentre nel 2022 ha partecipato al documentario La nuova scuola genovese di Claudio Cabona in cui ha dialogato con il produttore Demo, raccontando quel filo rosso che lega il rap ligure alla grande scuola della canzone d’autore. Restano la sua musica, le sue canzoni - più di millecinquecento quelle depositate in Siae a suo nome - e quelle degli artisti che Gian Franco ha letteralmente scoperto ed instradato alla musica. Un repertorio importante della musica italiana che è nostro compito scoprire, studiare, custodire e diffondere.

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