Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records parte 1

Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records parte 1
Ritorna la rubrica ‘Pillole di Note’, ovvero mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che differenziano dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile.
E questo mese rianalizziamo l’etichetta americana La-La Land Records (https://lalalandrecords.com/):

Sylvester Levay
Navy Seals – Pagati per morire (Navy Seals, 1990)
La-La Land Records LLLCD 1644
26 brani – Durata: 61’15”
“Training Camp” è la traccia in cui tuona l’esaltante leitmotiv eroico sinfo-elettronico della OST dell’Action Movie, tutto testosterone ed esplosioni, degli anni ’90 Navy Seals – Pagati per morire – ma assai anni Ottanta nello sviluppo visivo-narrativo, sulla falsariga dei film stracult con Chuck Norris (vedi Delta Force o Invasion U.S.A.) – con le musiche del collaudato Sylvester Levay (Cobra, Forza d’urto, Hot Shots!, la musica addizionale per Howard e il destino del mondo e la serie Airwolf). Non a caso ho citato Delta Force con lo score di Alan Silvestri perché qui siamo compositivamente da quelle parti: “High Jumpers” e “Going To Beirut” con un secondo tema che ricorda quello portante del succitato compositore italoamericano di Ritorno al futuro ed anche l’inciso dell’inno di Top Gun di Harold Faltermeyer. Levay dirige la Munich Philharmonic che ben si accorda con gli elementi synth e strumentali solistici dello score parecchio funzionale alle innumerevoli sequenze d’azione del film interpretato da Charlie Sheen, Michael Biehn, Bill Paxton e Joanne Whalley-Kilmer, con la regia del veterano Lewis Teague. Altre tracce rappresentative si ascoltano nella commossa “Funeral”, nell’elegiaca “The Flag” (il leitmotiv principale si fa solenne e contemplativo al contempo) e nel dittico adrenalinico “Da Auto Part I & II”.
John Barry
Charlot (Chaplin, 1992)
La-La Land Records LLLCD 1614
35 brani – Durata: 78’13”
20 candidature e 3 sole vittorie per questa pellicola intensamente bella con un Robert Downey Jr. straordinario, una regia corposa di Richard Attenborough (Ghandi, Grido di libertà, Chorus Line, Viaggio in Inghilterra e il famoso visionario John Hammond in Jurassic Park), attori grandiosi quali Anthony Hopkins, Dan Aykroyd, Kevin Kline, Marisa Tomei, Diane Lane, James Woods, Geraldine Chaplin, Moira Kelly, Penelope Ann Miller, Milla Jovovich e la musica memorabile e meravigliosa di un ispiratissimo John Barry (ottenne la nomination agli Oscar e ai Golden Globe). Il film ricevette tre nomination agli Academy Awards: oltre allo score, miglior scenografia e miglior attore a Downey Jr., il quale però vinse il Bafta per questo ruolo che gli calzava splendidamente a pennello. Infine la partitura in versione integrale giunge alle nostre orecchie affamate di compiutezza, in special modo quando si parla di colonne sonore come questa e di un monumento della Film Music come John Barry, pittore di melodie aperte, rischiaranti, imponenti, affabulatorie e insigni: in questa edizione definitiva si possono udire, oltre al tema portante (“Chaplin – Main Theme”), di un romanticismo che illumina l’anima cine-musicale che era insita in Charlie Chaplin (il pluritematismo barryano ne coglie ogni sfumatura) e che dovrebbe esistere in tutti coloro che non solo guardano un film ma sanno pure (e principalmente) ascoltarlo senza paura di trasalire o piangere, alcune pagine epicamente sontuose (“Charlie Goes To the U.S.”, “I Had No Name”, “Premiere Fanfare”) eseguite abilmente, come tutta la partitura, dalla English Chamber Orchestra diretta da Barry stesso e brani scritti da Chaplin (il popolarissimo e immenso “Smile” – bellissima la versione valzeristica, traccia 29, fusa con il Main Theme barryano –, “Theme From “Limelight””, “Salt Lake City Episode” da City Lights) ed un leitmotiv che sembra chapliniano invero essere tutta farina del sacco del compositore inglese di 007 (“The Roll Dance” e “Funny With A Hose/This Is My Work”), nonché pezzi colmi di agitazione emotiva (“To Salt Lake City”, “Remembering Hetty”, “Joan Barry Trouble/Oona Arrives”). Ahimè ho sempre trovato la versione pop-dance di “Smile” cantata da Robert Downey Jr. abbastanza sviante rispetto allo score di Barry e aggiunta per meri intenti commerciali non so quanto raggiunti alla fine.

Nino Rota
Il Padrino (The Godfather, 1972)
La-La Land Records LLLCD 1610
CD 1: 36 brani – Durata: 1h 06’28”
CD 2: 21 brani – Durata: 1h 53’38”
Se ad oggi conoscete (e possedete) la colonna musicale del nostro titano compositivo Nino Rota per Il padrino nella versione album pubblicata all’epoca, con 12 brani totali, posso benissimo dirvi che questo doppio CD, di poco più di tre ore di ascolto, racchiude ben altro e di realmente unico e raro, non ultimo necessario dal punto di vista storico-discografico-musicologico-analitico (per onor di completezza presenta anche l’Original Soundtrack Album nel secondo CD). Il capolavoro The Godfather di Francis Ford Coppola, sceneggiato con Mario Puzo e interpretato da Marlon Brando, Al Pacino, Robert Duvall e James Caan, ottenne svariati riconoscimenti, tra cui 3 Oscar su 11 candidature (Miglior Film, Miglior attore protagonista Marlon Brando e Miglior sceneggiatura); il nostro Rota fu ovviamente tra i nominati ma non vinse – anche se portò a casa, grazie al suo tema principale tra i più iconici nella Storia del Cinema, un Bafta, un Golden Globe, un Grammy e un Online Film & Television Association – e sapete il perché?
Ma prima di svelarvi qualcosa che in realtà non è così arcana ai cinefili e cultori di colonne sonore, vi enuncio che nella categoria Miglior Partitura Originale, due anni dopo l’uscita del capostipite, vinse Il padrino parte II di Nino Rota (che conquista la statuetta insieme a Carmine Coppola, autore di alcuni brani diegetici come per la prima score). Una vittoria a dir poco amara e risultante come sorta tardiva di scuse dagli Oscar per la discutibilissima esclusione dalle nomination nel 1973 a favore della partitura di John Addison per Gli insospettabili (Sleuth): poi quell’anno vinse Limelight (Luci della ribalta) di Charlie Chaplin, Raymond Rasch e Larry Russell. La Nomination in sostituzione della candidatura della colonna sonora de Il padrino, giudicata ineleggibile dall’Academy a causa di una controversia seguente all’annuncio delle stesse nomination originali: (così come riportato in un nostro vecchio articolo da Maurizio Caschetto) <<l’Academy si accorge (a quanto pare in seguito ad un telegramma anonimo arrivato dall’Italia) che uno dei temi principali della OST – per l’esattezza il celebre tema d’amore, altrimenti noto con il nome “Parla più piano/Speak Softly Love” – fu in realtà composto per il film Fortunella (commedia del 1958 diretta da Eduardo De Filippo). Il Music Branch decide così di ritirare la nomination di Rota e di rifare il ballottaggio, ripescando uno degli altri cinque finalisti; in questo modo viene quindi nominata la partitura di John Addison per Gli insospettabili. L’assurdità della vicenda fu resa ancor più evidente quando, due anni dopo, Rota ottenne la nomination e addirittura la statuetta per la colonna sonora de Il padrino parte II, nella quale riutilizzò il tema incriminato...>>.
Specificato questo caso, tra gli innumerevoli insulsi della storia degli Oscar, lo score di Nino Rota in questa versione integrale viene presentato nel CD 1 in ordine cronologico – noterete che una grande fetta delle tracce prima assenti non sono state usate nel montaggio finale del film (sei) e altre solo in parte (12) – dove a predominare vi è quel leitmotiv malinconicamente straziante e severo, simbolo di una Mafia sconfitta e non esaltata come ritennero molti mafiosi ignoranti e stupidi che l’adottarono come Inno delle loro malefatte sempre più cruente e ignominiose. Rota sottolineò, anche attraverso l’uso del mandolino, della tromba e del violino solista (“End Credits”), con gli archi e fiati tutti a sorreggerne l’epica drammaturgia lirica, invero la povertà d’intenti dei mafiosi e la solitudine funerea incombente (e meritoria) che li attanagliava (esemplari “Main Title (Alternate)” o “Main Title/Corleone Waltz #1”), anche quando il tema trasfigurava in forme ballabili. Tra le novità da sentire i felliniani “Hollywood” e “Las Vegas Strip”, il chapliniano “Christmas/Prelude To Murder”, il circense minaccioso in levare “The Horse’s Head”. Nel secondo CD, dalla traccia 14 alla 21, si odono i brani diegetici scritti da Carmine Coppola (1910 – 1991), padre del regista Francis Ford e autore delle musiche per Apocalypse Now, I ragazzi della 56^ strada, Giardini di pietra, New York Stories (episodio Life Without Zoe).
Harold Faltermeyer/Giorgio Moroder/AA.VV.
Top Gun (ID. - 1986)
La-La Land Records LLLCD 1606
CD 1: 23 brani – Durata: 77’58”
CD 2: 20 brani – Durata: 69’45”
La regia super adrenalinica del compianto Tony Scott, il super machismo fascinoso e provocatorio di Tom Cruise, la sexy bellezza sconvolgente di Kelly McGillis, le musiche ipertrofiche di Harold Faltermeyer e le canzoni super gasate e ultra romantiche di Giorgio Moroder fanno di Top Gun un cult assoluto degli anni Ottanta. Matteo Marino e Simone Stefanini nel loro consigliatissimo libro “Film Pop Anni ‘80” così descrivono la OST di questo film d’azione e di guerra a tutta velocità tra i cieli americani a bordo degli F-14 contro un nemico sconosciuto (possono essere i soliti Vietnam, Unione Sovietica, Corea del Nord e Medio Oriente): <<La colonna sonora di Top Gun supera la pellicola e le sopravvive. Puoi ascoltarla quando ti pare e ti dà energia, ti fa piangere e fa volare, mentre il film magari dopo un rewatch lo lasci lì>>. Effettivamente, anche se non così in modo esagerato come i due autori summenzionati, lo score e le songs di questo film sono ciò che resta (ed è restato) maggiormente impresso nell’immaginario collettivo. Faltermeyer – di cui finalmente dopo la bellezza di 38 anni dall’uscita del film nelle sale possiamo ascoltare nella sua interezza lo score e non due soli pezzi strumentali come nell’album del periodo – scrisse una partitura per soli di chitarra elettrica e ritmiche sintetiche dance-pop di cui il “Top Gun Anthem” ne è massima raffigurazione.
Il CD 1 include tutto lo score, candidato ai Golden Globe, in versione estesa e in ordine cronologico, in cui molti dei pezzi strumentali contengono le melodie divenute canzoni composte dal nostro premio Oscar Giorgio Moroder – la migliore canzone agli Oscar, ASCAP, Golden Globes “Take My Breath Away” dei Berlin (“Dinner At Charlie’s”, “Mav Says Goodbye To Charlie”) (esiste una cover trash di Cristiano Malgioglio dal titolo “Toglimi il respiro”) o “Danger Zone” di Kenny Loggins (“Mav Goes To Fightertown”, “Jester Flying”), altro inno iper pompato del film oltre al tema patriottico principale di Faltermeyer vincitore del Grammy – e di cui assorbiamo ogni singola cellula performativa synth anni ’80 fin nel midollo, con quella chitarra elettrica solista spiccante, sia dinamicamente che nostalgicamente sentimentale da lacrimuccia (“Goose’s Death/Memories”, “Mav Reflects in Goose’s Room/Board of Inquiry/Charlie and Mav in Airport Bar” con un tema nella seconda parte efficacemente selvaggio ed energico). Il CD 2 contiene tutte le canzoni originali e alcune bonus tracks del compositore di Beverly Hills Cop, The Running Man e Tango & Cash.

Ryuichi Sakamoto
Cime tempestose (Wuthering Heights, 1992)
La-La Land Records LLLCD 1623
30 brani – Durata: 76’14”
Il compianto Ryuichi Sakamoto, essendo stato il più musicalmente occidentale tra i compositori orientali della sua generazione e (forse) anche di quella precedente, in questa ennesima trasposizione filmica del celebre romanzo di Emily Brontë – se ne contano almeno una ventina tra Cinema e TV – interpretata da Ralph Fiennes e Juliette Binoche, crea un impianto tardoromantico leitmotivico incentrato su due idee reiterate tra lo struggimento eccessivo e il rimorso estremo – sempre una storia di vendetta d’amore trattasi – con il “Main Title/Haunted House/Ghost” e “Main Title/End Titles” esponente entrambe le peculiarità sovraesposte. Score prettamente sinfonico eseguito rigorosamente dalla Royal Philharmonic Orchestra con coloriture timbriche herrmanniane (“Betrayal”) e incisi anticipatori di un anno delle sospensioni tematiche del Piccolo Buddha di Bernardo Bertolucci. Un melodismo lancinante che negli acuti più intensi ricorda il leitmotiv de Il tè nel deserto (“I Am Heathcliff”), seppur destrutturato. Il decadimento vendicativo senza remissione di peccati del protagonista si avverte nella circolarità ascendente degli archi in “Switching Sides” e negli ottoni brutali su archi in levare, prima di un tremolo allucinogeno perpetuante, in “Elopement/Hallucination”. Intromissioni celtiche in “The Young Catherine” scritta da Davy Spillane e Sakamoto, con in primo piano il flauto a fischietto di origine inglese.

Alan Parker & Björn Isfält
Buon compleanno Mr. Grape (What’s Eating Gilbert Grape, 1993)
La-La Land Records LLLCD 1618
33 brani – Durata: 78’16”
Buon compleanno Mr. Grape è una pellicola drammatica del 1993, plurinominata e premiata, diretta da Lasse Hallström con Johnny Depp, Leonardo DiCaprio (l’attore giovanissimo nel ruolo del fratello malato di mente del protagonista ottenne una nomination agli Oscar e ai Golden Globes) e Juliette Lewis. Piano, synth e chitarra acustica la fanno da padrone nello score che si alterna tra pagine fortemente commoventi (“The Hayfield”, “Mama Walks To Car”, “Arnie Rins Away”, “The Lake”) e alcune folk più vitali e confortanti (“Main Title”, “The Car/Tucker/Goodnight”) scritte da Alan Parker (Lo squalo 3, Alex Rider: Stormbreaker). Presente nel CD anche la partitura non usata di Björn Isfält (1942 – 1997), compositore svedese autore tra l’altro del cult La mia vita a quattro zampe sempre di Hallström: il tema principale, ripetuto molteplici volte, molto simile a quello che poi realizzerà Parker come intuizione folclorica di matrice irlandese, puntando sull’aspetto acustico performativo come se fosse dal vivo, con utilizzo di sintetizzatori, chitarra acustica ed elettrica, mandolino e piano, ha un suo perché (sentite “Main Title” e “The Hayfield”). Alcuni passaggi sia nello score di Parker che in quello rigettato di Isfält appartengono a quelle partiture elettroniche o acustiche degli anni ’80 e dei ’90 di Maurice Jarre, Pat Metheny, Lee Ritenour o Dave Grusin.

Lorne Balfe
Mission: Impossible Dead Reckoning Parte 1 (Mission: Impossible Dead Reckoning Part One, 2023)
La-La Land Records LLLCD 1627
CD 1: 19 brani – Durata: 61’55”
CD 2: 21 brani – Durata: 58’39”
Lorne Balfe in questa seconda stupefacente avventura dell’agente Ethan Hunt, tra le più pericolose e mortali nella sua carriera spionistica, Mission: Impossible Dead Reckoning Parte 1, divisa in due film, ha tirato fuori le unghie e ha messo in piedi un parco impianto tematico, in parte memore del film precedente Mission: Impossible – Fallout (“A Ghost in the Machine”), giocato con ancora più grinta timbrica e materiale performante umano, chiamando ad eseguire questa robusta partitura ben 5 compagini europee, per evidenziare ancor di più la grandeur produttiva della pellicola girata prevalentemente in Europa, tra cui l’Italia con Roma. Una formazione londinese (quella più consistente con sul podio James Brett), una svizzera (Ensemble Top Secret Drum Corps), una italiana (la poderosa Orchestra italiana del Cinema diretta da Ernst Van Tiel, che noi ben conosciamo), una austriaca (la viennese Synchron Stage Orchestra diretta da Gottfried Rabl) e una ungherese (la corposa Budapest Scoring Orchestra diretta da Zoltan Pad), sempre interpolando il tema storico di Lalo Schifrin (ascoltate l’incalzante “Curtain Call”) e un altro suo, altrettanto noto ai fan delle serie originaria, dal titolo “The Plot”, abusato e osannato maggiormente rispetto alle pregresse score dei colleghi di Balfe chiamati a musicare le gesta di Mission: Impossible. Lo score è un profluvio ininterrotto di pagine d’azione al fulmicotone (“This Is Not a Drill”, “The Plot Tickens”, il migliore brano di questa infornata, “Get Out Now”, “You Are Driving”, “Ponte dei Conzafelzi”, “Stop the Train”) e con il tema del villain di turno parecchio nitido e malvagio (“The Phantom”, “He Calls Himself Gabriel”) a strisciare tra le note. Questa volta sono ben nove i compositori addizionali chiamati a supportare il lavoro del compositore inglese. Come bonus track la musica per il teaser trailer nel brano “Libra”.

Lorne Balfe
Mission: Impossible Dead Reckoning Parte 1 – Suites and Themes From The Motion Picture (Mission: Impossible Dead Reckoning Part One, 2023)
La-La Land Records LLLCD 1636
15 brani – Durata: 62’26”
Lorne Balfe ha iniziato il suo percorso compositivo nelle adrenaliniche e iper veloci avventure spionistiche al cardiopalma di Ethan Hunt alias Tom Cruise con Mission: Impossible – Fallout nel 2018, con un discreto risultato, ovviamente usando a più non posso l’iconico tema originale della serie scritto da Lalo Schifrin, di cui nessun compositore per la saga cinematica della ‘spia che corre senza tregua’ ha potuto esimersi dal farne a meno (da Danny Elfman passando per Hans Zimmer, Michael Giacchino, Joe Kraemer fino al succitato Balfe). Il pluripremiato e nominato compositore inglese ha composto e inciso molte ore di musica prima di registrare la colonna sonora definitiva per M:I - Dead Reckoning Part One, e da tutto il materiale musicale sgorga questa compilazione uscita poco tempo dopo il doppio CD recensito poco sopra. Lo stesso Balfe nel libretto afferma <<È fantastico quando possiamo avere un album autonomo per mostrare le suite e i temi del film. È un’esperienza di ascolto completamente nuova per i fan, offrendo allo stesso tempo una visione più profonda dei personaggi e delle emozioni. Queste composizioni sono le basi su cui è stata costruita l’intera partitura>>. Ottimo e necessario complemento alla partitura originale per godere più liberamente del parco tematico, di cui buona parte già sviluppato in Mission: Impossible – Fallout, per i fan della saga di sei film, ad oggi.