Abigail
Brian Tyler
Abigail (Id. – 2024)
Back Lot Music
25 brani – Durata: 89’00”
Il solitamente bombastico e grossolano Brian Tyler ci ha preso gusto negli ultimi tempi nel musicare il genere horror, con egregi risultati e qualche tema veramente indovinato. Dopo gli ultimi due riusciti Scream V & VI e gli Escape Room, non dimenticando Finché morte non ci separi, torna sul grande schermo con questo divertente feuilleton horror vampiresco. Una sorta di caccia al topo senza tregua, in cui i topi sono una banda di rapitori, scalcagnati da una parte e professionisti dall’altra, alla mercè della ragazzina rapita, l’Abigail del titolo, che si svela essere una furente vampira avida di sangue. Tyler già dall’iniziale e lungo “Abigail Suite” (7’28”) mette le carte in tavola: un leitmotiv in forma di valzer, una ninnananna fanciullescamente soave che cela ben altre sembianze sonore, ovvero una strisciante armonia trasudante malevole intenzioni e arcaiche novecentesche mutevolezze alla Shostakovich in un crescendo al fulmicotone. Nel grandguignolesco prosieguo filmico Tyler contorna l’azione sempre più sfrenata, non solo inserendo qui e là “Il lago dei cigni” di Pëtr Il’ič Čajkovskij, visto che la nostra Abigail è una ballerina, di cluster allertanti, stilettate violente, coro assaltante e strombazzar di ottoni in “Battle of the Centuries”; di progressioni ritmico-sinfoniche alla Zimmer in “A Chance At Redemption”; di celestiali elegie in “Daddy Dearest” con postilla degli archi turbante; di circolari ridondanze dei violini e dell’arpa su note gravi degli ottoni in “Arrival”, dove il tema diventa ancor più un adagio avvenente nelle sue nuance sinfoniche; di serpeggianti archi timorosi pronti ad aggredire non solo l’uditore in “Let’s Not Lose Our Hands”; di picchi spaventevoli improvvisi dai tempi dispari, vero e proprio inseguimento del ‘tutti’ orchestrale in stile Jerry Goldsmith in “Lend Me A Hand”.
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2024