Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records – Parte 1

logo la la land records new

Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records – Parte 1

La rubrica ‘Pillole di Note’, ovvero recensioni più o meno brevi di alcune colonne sonore sia del passato che del presente, questo mese ritorna ad analizzare l’etichetta americana La-La Land Records, in questa prima parte: https://lalalandrecords.com/

cover the godfather coda the death of michael corleone 35th anniversary

Carmine Coppola/Nino Rota
Il Padrino – Parte III (The Godfather Coda – The Death of Michael Corleone, 1990)
La-La Land Records LLLCD 1683
CD 1: 45 brani – Durata: 70’08”
CD 2: 38 brani – Durata: 53’45”
CD 3: 17 brani – Durata: 54’26”

Carmine Coppola (1910 – 1991), padre del regista Francis Ford, di cui qui trattiamo l’ultimo capitolo della saga de Il Padrino – il capostipite è del 1972, il sequel del 1974, il terzo, di molti anni più tardi, del 1990 – fu direttore d’orchestra, flautista (suonò per Toscanini), arrangiatore e compositore (nel suo carnet Apocalypse Now, Black Stallion, Giardini di pietra, I ragazzi della 56^ strada), è accreditato come autore in solitaria dello score di The Godfather Coda – The Death of Michael Corleone, omettendo però che buona parte del parco tematico filmico è attribuibile al premio Oscar Nino Rota, colui che trattò musicalmente i primi due capitoli della trilogia di Coppola figlio con tale originalità melodrammatica strabiliante, facendo sì che i suoi temi divenissero (in specie quello principiale) iconici nell’immediato (la tromba solista che dilania l’aria, con archi tremolanti e percussioni tensive sullo sfondo, e poi il valzer pigro e beffardo a seguire in “Main Title (Film Version)” che apre il primo CD di questa edizione, è ammirevole).

Quindi sarebbe giusto inserire anche il suo nome nella cover di questo triplo album, ma non per campanilismo bensì per riconoscere ancora una volta la paternità compositiva incredibilmente ispirata del nostro Maestro Giovanni Rota Rinaldi, detto Nino (Milano, 3 dicembre 1911 – Roma, 10 aprile 1979), null’altro – per le recensioni del primo e secondo capitolo de Il Padrino vi invitiamo a leggerle a questo link e a quest’altro, sempre nella versione integrale stampata per la prima volta su etichetta La-La Land Records –.
Esile polemica a parte, questo triplo CD – riportante nel primo la presentazione completa della partitura così come inserita nella pellicola; nel secondo molta musica addizionale e ri-registrazioni di alcune pagine tratte dal caposaldo del 1972; nel terzo l’album originale del 1990 – è una manna dal cielo perché, invero, basterebbe solo il nuovo leitmotiv di Carmine Coppola per dargli il voto massimo che gli stiamo affibbiando: il meraviglioso e toccante “Promise Me You’ll Remember”, anche detto tema d’amore (brano 44), viene spalmato e variato alla bisogna su tutta la score a seconda la scena da commentare; però, ad un ascolto separato dalle immagini, esso risalta maggiormente nella versione cantata dal crooner, seducente e sagacemente romantico, Harry Connick Jr. (traccia 45 nel CD 1 e 12 nel CD 3) (nomination all’Oscar e al Golden Globe per la canzone originale; candidatura al Golden Globe anche per lo score), in quella strumentale denominata “Band Version” e in una alternativa ariosa e quasi solenne in “Café Scene”. 29 le tracce non usate nel film, per lo più di commento, quindi descrittive di momenti sospensivi o tesissimi (vedi “Michael To Rome”). Un bel tema siciliano pastorale si palesa in “Drive To Confession”, con flautino svolazzante. Quattro estratti da Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni chiudono l’album del 1990. Le orchestrazioni di Coppola sono finemente aggraziate, timbricamente pulite e armonicamente eleganti (“Love Theme From The Godfather (The Godfather Part III Version)” è esemplare in tal senso). Un grazie sentito, ancora una volta, a questa etichetta statunitense per averci fatto scoprire le versioni estese e completiste delle colonne sonore di questa celeberrima saga mafiosa ad opera di Francis Ford Coppola.

cover devil in a blue dress

Elmer Bernstein
Il diavolo in blu (Devil In A Blue Dress, 1995)
La-La Land Records LLLCD 1681
29 brani – Durata: 52’31”

Denzel Washington, detective privato afroamericano nella Los Angeles del 1948, si ritrova coinvolto in un caso di omicidio a sfondo politico quando viene assunto da un personaggio poco affidabile per scovare una misteriosa giovane donna bianca (nel cast anche Tom Sizemore e Jennifer Beals). Per la regia di Carl Franklin, Il diavolo in blu, targato 1995, è una sorta di Chinatown di colore nelle atmosfere primarie, con più violenza e tagliente ironia, e una musica originale assai impattante del compianto Elmer Bernstein (I magnifici sette, L’aereo più pazzo del mondo, Ghostbusters, L’età dell’innocenza), che sa fare il suo egregio lavoro di commento tra le pieghe tensive, doppiogiochiste e d’azione della trama. Il compositore americano premio Oscar, scomparso nel 2004 (nato nel 1922), non è nuovo a questa tipologia di noir – in carnet film similari, seppur alcuni con taglio romantico e più sarcastico, quali Rabbia ad Harlem, Rischiose abitudini, Pericolosamente insieme – ed enuclea un tema portante fascinosamente retrò (sullo stile impeccabile e avvolgente del Jerry Goldsmith di Chinatown), con quel suo tipico stilema dondolante tra romanticismo melanconico e irrequietezza sottesa: il leitmotiv, dal sapore melodico di tanta Golden Age Hollywoodiana di cui Bernstein fece grandiosamente parte, in “Theme From Devil In A Blue Dress”, per piano (si alternano Randy Kerber e Michael Lang), archi, tromba, clarinetto e flauti, seduce e rattrista al contempo ma sa subito immergere l’uditore nel noir anni ‘40 e ‘50. “Coretta” affida al clarinetto, piano, archi, fiati e contrabbasso il compito drammaturgico di un sottotema intriso di delicata nostalgia. Altre varianti tematiche o accenni nuovi melodici sono comunque figlie/i del leitmotiv portante: “Daphne and Carter” è un elegiaco adagio amoroso pur tuttavia trattenuto nell’esprimersi al massimo del suo sentimentalismo; “Taking Daphne Home” tocca corde emotive profonde; “The End” e “End Credits” sono la summa emozionale di questa partitura che ci fa dire “quanto ci manchi Elmer Bernstein!” (impeccabile la performance della solida The Hollywood Studio Symphony). Unica pagina con accenti adrenalinici in “Ambassador Hotel/The Letter” che parte indagatrice e tetra per poi lasciare il posto ad un crescendo dei fiati più inseguente; dinamica raddoppiata nell’energico incedere di “Malibu Chase”. Otto i brani di musica addizionale in coda al CD.

cover heavy metal remastered

Elmer Bernstein
Heavy Metal (Id. - 1981)
La-La Land Records LLLCD 1641
CD 1: 23 brani – Durata: 57’43”
CD 2: 12 brani – Durata: 40’38”

Film d’animazione più per adulti e molto poco adatto ai piccini, il pluripremiato e nominato Heavy Metal del 1981 narra di una accecante e ipnotizzante sfera verde che racchiude il male assoluto, perseguitante una giovane ragazza vivente in un bizzarro mondo colmo di nefandezze, erotismo e fantasticherie fuori di testa. La regia del trittico John Bruno, John Halas e Julian Harris vede al timone delle musiche originali Elmer Bernstein in una colonna sonora ancora oggi considerata Cult. Questo doppio CD presenta nel primo album lo score integrale così come figura nel film e nel secondo la partitura originale quando uscì all’epoca della distribuzione della pellicola in sala: rispetto allo score commercializzato negli anni ‘80, la versione attuale completa contiene ben 12 tracce in più. Lo score è avventuroso e terrorizzante nel medesimo tempo in ogni sua parte (“Den and the Queen”, “Castrate Him/Searching For Loc-Nar”, “Flight To Holiday Town”), con qualche intervento più meditativo e romantico (ad esempio il valzer suadente, dai profumi messicani, di “Den Makes Out” con chiosa militaresca e il quieto “Harry”), imperniato di araldico inneggiare proprio nel tema portante che si ode a spizzichi e bocconi in “Grimaldi”, tipica melodia fantasy dai risvolti oscuri (esegue la partitura, sotto la direzione dello stesso Bernstein, The Royal Philharmonic Orchestra), con ottoni pressanti e archi ariosi e tenui, o in “Den and the Green Ball”. La scrittura del compositore premio Oscar (Millie, 1967, George Roy Hill) fa l’occhiolino al suo celeberrimo parco leitmotivico dei western e dei peplum (vedi I magnifici sette e I dieci comandamenti) in cui <<complessi rock coabitano con la Filarmonica di Londra>> così come descritto sbrigativamente da Ermanno Comuzio nel suo dizionario “Musicisti per lo schermo”. Altre pagine interessanti dall’energico respiro avventuroso old fashioned film music sono “Den’s Heroics”, “Captain Sternn” e “Getting Bombed” o il lirismo evocante trame tetre, con clarinetto, violoncello e violino solisti pensosi centrali, con sopraggiungere di arcaicismi tonali oscuri e orchestrazione marciante da parata militare nel funambolico “End of Baby” o il monumentale esplodere orchestrale del tema con enfatico levare di “Taarna Forever”.

cover bound limited edition

Don Davis
Bound – Torbido inganno (Bound, 1996)
La-La Land Records LLLCD 1669
24 brani – Durata: 62’39”

Ermanno Comuzio nel suo dizionario ragionato dei compositori cinematografici dal titolo “Musicisti per lo schermo”, alla voce Don Davis, così descrive lo score del thriller erotico anni ‘90 dei Wachowski (quelli della trilogia storica di Matrix; il quarto è diretto dalla sola Lana Wachowski): <<Robustamente sinfonica – pagine di tipo colto – su basi fornite da sintetizzatori e percussioni martellanti>>. Una partitura sinfo-elettronica in perfetta simbiosi con le immagini che raccontano di Corky (Gina Gershon) che ha un passato da dimenticare e poche certezze, finché nella sua vita irrompe Violet (Jennifer Tilly), la vicina di casa del criminale Caesar. Tra loro nasce un’attrazione irresistibile e insieme concepiscono un piano audace: rubare due milioni di dollari alla mafia. Ma quando il desiderio si mescola al denaro, ogni certezza vacilla. Tra inganni, violenza e pericoli sempre più vicini, Corky e Violet dovranno capire fino a che punto possono fidarsi l’una dell’altra. Questo noir moderno, divenuto un film di culto negli anni, ha una marcia in più nella colonna sonora firmata da Don Davis, da lui stesso orchestrata e diretta, che, come asserisce Comuzio, passa con disinvoltura da un sinfonismo oscuro, dai tratteggi orrorifici, e solenne wagneriano, con incipit alla Čajkovskij (“Hand It To Shelley”, “Thelma and Louise From Hell”) o dal sapore vagamente alla James Newton Howard per pellicole del medesimo tipo (“Ravine Cuisine”, “In utero morituri te salutamus”) a synth arrabbiati e tensivi, sempre con interventi orchestrali e soprattutto pianistici in a solo (“Out of the Closet and Down the Stairs”) o parentesi jazzy alla Badalamenti per Lynch (“Fix My Pipe”) o sudamericani ballabili (“Mambo Mamacita”, parafrasi non dichiarata di “Love in Portofino” cantata da Dalida). Il tango con la medesima melodia del mambo di cui sopra, “Illicit Felicity”, come bonus track, chiude il CD con la performance pianistica esuberante di Jenny Lin.

Stampa