Pillole di Note: Focus sull’etichetta Silva Screen Records

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Pillole di Note: Focus sull’etichetta Silva Screen Records

Eccoci con la nostra rubrica ‘Pillole di Note’, ovvero mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che si differenziano dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile.

E questo mese rianalizziamo l’etichetta britannica Silva Screen Records (http://www.silvascreen.com/):

cover cliff martinez film music

Cliff Martinez
Cliff Martinez – Music For Film (2026)
Silva Screen Records SILCD1863
16 brani – Durata: 43’40”

A Cliff Martinez (classe 1954) – compositore statunitense con in carnet 17 vittorie e 32 nomination, tra cui i prestigiosi BMI Film & TV Awards, Bafta, Grammy, World Soundtrack Awards e gli International Film Music Critics Award (IFMCA) – interessa prima di tutto nella composizione di una colonna sonora la ricerca del timbro appropriato, non mancando di certo la signorilità del leitmotiv più giusto nella sequenza più idonea. Questi due punti fondamentali in Martinez, sin dagli esordi con il film Sesso, bugie e videotape (Sex, Lies, and Videotape, 1989) di Steven Soderbergh (con il quale il compositore newyorchese di nascita ha stretto un bel sodalizio), invero ancor prima con la serie TV Pee-wee’s Playhouse (1986–1991), sono la fascinazione che ha colto e conquistato i fan della musica applicata alle immagini. Tra le sue score più note e ammirate, quella per il portento filmico di Nicolas Winding Refn, Drive del 2011 con Ryan Gosling protagonista assoluto.
Nessuna delle due partiture per film appena succitate è presente in questa encomiabile raccolta di riesecuzioni da parte della Brussels Philharmonic diretta sempre superlativamente da Dirk Brossé, intitolata appropriatamente “Music for Film” – facente parte di una collana discografica di nuove incisioni di compositori di Film & TV Music da tutte le parti del mondo, premiati e ospitati durante il Film Fest Gent in Belgio all’interno dei rinomati e ultra celebrati riconoscimenti World Soundtrack Awards (che voi lettori oramai conoscete molto bene per quante volte ne abbiamo riportato notizia e recensito, per l’appunto, queste compilazioni) – e contenente uno o più brani estrapolati dalle soundtracks di Solaris, Contagion, Underneath, Delitti e segreti, Solo Dio perdona, À l’origine, Appuntamento a Wicker Park, Espion(s) e La regola del silenzio – The Company You Keep, dove la fascinazione di cui sopra risalta da ogni pentagramma ed esecuzione elegante, sentita e coinvolgente della compagine belga. Ascoltare paesaggi sonori sinfo-elettronici enfatici e spaziali come “Is That What Everyone Wants?” da Solaris o allarmistici e vigorosi quali “Contagion” dal film profetico omonimo (vedi alla parola Covid!), persino liquescenti e fiabeschi come “The Green Head” da Underneath o ancora tematicamente ellenici e ipnotici alla maniera di “Eddie’s Dead” da Delitti e segreti e melanconico tensivo/rarefatti in “I Don’t Know Any Nice People” tratto da Espion(s), sono la motivazione per cui non lasciarsi sfuggire questa interessantissima raccolta di Martinez.

cover philip glass music for film

Philip Glass
Philip Glass – Music For Film (2026)
Silva Screen Records SILCD1868
CD 1: 15 brani – Durata: 50’06”
CD 2: 14 brani – Durata: 52’57”

Philip Glass, considerato l’artefice della musica minimalista – “fondata sulla ripetizione ossessiva di poche cellule ritmiche, allo stesso tempo statica e in continuo movimento” (come delineata dal critico cinemusicale Comuzio) –, candidato tre volte agli Oscar per Kundun,The Hours e Diario di uno scandalo, nativo di Baltimora in USA (classe 1937), con all’attivo più di 200 score tra cinema, serialità, documentari e cortometraggi dal 1968, anno del suo esordio come compositore di musica per immagini (il corto Railroaded), viene così descritto dal compianto, appena menzionato, Ermanno Comuzio, che riporto sempre nelle mie recensioni perché con ragione ammirato fanaticamente e ritenuto uno dei più esperti in Italia da tutti coloro che sono appassionati di soundtracks: <<Elabora un tipo di composizione che fonde insieme la musica colta d’avanguardia, ricorrendo sia agli strumenti tradizionali che all’elettronica, e il jazz-rock. […] Glass compone, secondo un suo metodo che fu definito “additivo”, per le sale da concerto ed il teatro, affermandosi come uno dei più importanti musicisti contemporanei>>.
In questa ricca raccolta (intesa come ricchezza di selezione di temi e pagine rappresentative dello stilema glassiano doc) preparata in occasione del prestigioso riconoscimento alla carriera agli ultimi World Soundtrack Awards proprio a Glass, con rielaborazioni sinfoniche di Dirk Brossé sul podio della Brussels Philharmonic e diversi solisti dal punto di vista vocale e performativo di strumenti etnici e non e le orchestrazioni del suo stesso autore, si possono ascoltare suite o singoli leitmotiv ricavati da The Hours, The Illusionist – L’illusionista, Sapori e dissapori, Hamburger Hill – Collina 937, The Fog of War – La guerra secondo Mcnamara, Secret Window, Stoker, L’agente segreto, Animals in Love, Diario di uno scandalo, Sogni e delitti, Koyaanisqatsi, Naqoyqatsi, The Truman Show, Mishima, Identità violate, Candyman – Terrore dietro lo specchio, Kundun e Rebirth. Si odono e si scorgono, in questo marasma ordinato di Generi cinematici e televisivi affrontati con la solita impeccabile maestria esecutiva dalla compagine belga, sonorità che, seppur immerse in un costante minimalismo che ad ogni modo non perde la sua essenza primaria, rimarcando una qual certa estasi ancestrale nella sua ripetitività sia delicatamente avvolgente sia aggressivamente imperante che volutamente ipnotizzante ed incontrollatamente intensa, sanno essere risultanze emozionali cinestetiche fluttuanti ed epiche (“Intensive Time” da Naqoyqatsi o “November 25: Morning” da Mishima o “Car Chase” da Identità violate), lirico drammaturgiche (“The Hours” dal film omonimo), lievi e armoniose (“The Birth of the Fawn” dalla serie naturalistica documentaria Animals in Love), oscure (“End Credits” da Sogni e delitti) o spiritualmente corpose (“Sand mandala” da Kundun) e pianisticamente nostalgiche (“Truman Sleeps” da The Truman Show che tanto ha influenzato Yann Tiersen de Il favoloso mondo di Amélie) e carillonettistiche (“Helen’s Theme” da Candyman – Terrore dietro lo specchio).
Una compilazione da possedere per addentrarsi nell’universo compositivo di un Autore che ha saputo mutare il corso della Film Music.

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