03 Mag2011
Everybody’s fine
Dario Marianelli
Stanno tutti bene (Everybody’s fine, 2009)
Colosseum VSD (CVS) 6999.2
12 brani – Durata: 34’01”
In un simile contesto, l’impiego dell’elettronica in funzione di evidente “disturbo” e destabilizzazione drammatica (“Some nightmares”) assolve ad un proprio preciso e pertinente compito, mentre la piega dei fatti – sempre più seria e triste per questo padre ingannato dai propri figli – viene accompagnata dal compositore senza il minimo eccesso di patetismo ma all’insegna di un rigoroso contrappunto fra le parti orchestrali, in cui gli archi e il clarinetto modulano evoluzioni su un’intelaiatura armonica fissa (“Why did you all lie to me?”). Il Marianelli che conosciamo meglio, il musicista concentrato e malinconico di Espiazione e Orgoglio e pregiudizio, affiora con più evidenza in “A hospital visit”, brano lento per archi e pianoforte dove si sono ormai smarriti gli spensierati frammenti leitmotivici dell’inizio: che tornano invece, a testimoniare forse una ritrovata serenità, nel lungo e frastagliato “David’s painting”, dove le cellule del tema principale, ripartite fra archi, piano e legni, si susseguono quasi interrompendosi a vicenda, per lasciare infine spazio allo struggente lirismo del clarinetto, sempre raddoppiato dagli archi, in una ricapitolazione che non può congedarsi senza ritrovare il moto, positivo e affermativo, della chitarra con cui il viaggio è iniziato. La saldatura, dove tutti gli elementi s‘incrociano e si decantano a vicenda, è il conclusivo “Christmas together”, finale sicuramente consolatorio del film ma occasione per Marianelli di riproporre soprattutto il leitmotiv in una versione per clarinetto, archi e pianoforte di sobria commozione.
Da segnalare, all’interno di tutto questo, il “Robert’s rehearsal”, brano di musica di livello “interno” dove si esibisce appunto il figlio di Frank, millantato direttore d’orchestra, in realtà modesto timpanista; si tratta di una sorta di ouverture classica, scritta secondo gli schemi di un sinfonismo ottocentesco schumanniano e attribuita al nom de plume di tale Karl Maria Neumayer sotto il quale non è difficile immaginare lo stesso Marianelli alle prese con il virtuosistico e sempre arduo esercizio di “mimare” una musica d’epoca, al cui interno della quale però affiorano comunque una strumentazione (si ascoltino gli interventi puntati dei legni) e soprattutto un eloquio melodico sostanzialmente contemporanei e molto affini a quella che ormai abbiamo imparato a riconoscere come la sua personalità.