Come, Quando, Perchè

cover_come_quando_perche.jpgArmando Trovajoli
Come, Quando, Perchè (1968)
GDM CD Club 7045
14 brani – Durata: 40’30”

All’interno della sua ultrasessantennale carriera (iniziata nel 1949 collaborando con Goffredo Petrassi alle musiche di Riso amaro di Giuseppe De Santis) il “patriarca” Armando Trovajoli, classe 1917, ha intessuto diversi sodalizi privilegiati, quasi tutti all’interno della cosiddetta commedia all’italiana, termine che ricordo faceva signorilmente infuriare proprio uno dei suoi protagonisti, nonché dei registi cui Trovajoli è stato più fedele (oltre che ad Ettore Scola, Luigi Magni e ad altri): ossia Dino Risi.
 Uno tra questi rapporti privilegiati si stacca dagli altri per la particolarità della figura del regista: Antonio Pietrangeli (1919 – 1968). Purtroppo dimenticato dopo la sua prematura e tragica scomparsa (morì annegato in un incidente proprio durante le riprese di Come, quando, perché che infatti venne terminato da Valerio Zurlini ed uscì postumo), Pietrangeli fu un autore sottile e malinconico, smagato e asciutto, con un tocco particolare per ritratti femminili amari e problematici, ed una capacità straordinaria di indagare nelle psicologie piccolo borghesi dell’Italia del boom senza mai concedersi al facile macchiettiamo o alla risata grassa, ma al contrario tenendosi sempre sul bordo di una riflessione intellettuale lieve quanto lucida, che spesso assumeva apparentemente su di sé i moduli e gli ingredienti della commedia, per poi rivoltarli e trasformarli in acuta osservazione umana e sociale.
 Tra questi ingredienti, la presenza di Trovajoli, musicista raffinatissimo e poliedrico, di radici jazzistiche ma vocazione neoclassica (la breve filmografia di Pietrangeli lo condivide insieme ad un altro pioniere del jazz italiano, anche compositore fisso di Francesco Rosi e Alberto Sordi, ovvero Piero Piccioni), fu senz’altro uno dei principali e più qualificanti. Trovajoli scrisse la musica per gli ultimi film del regista romano: La visita (1963), Il magnifico cornuto (1964), l’episodio Fata Marta da Le fate (1966) e, appunto, Come, quando, perché, amara storia di un triangolo sentimentale adulterino sepolto sotto la cenere delle convenienze, dei timori e del quieto vivere.
 La speciale edizione stereo con cui la GDM fa rivivere un glorioso, vecchio vinile Rca, consente di riascoltare, con un nitore e una presenza di suono eccezionali grazie alla rimasterizzazione dei tracks, una partitura esemplare del Trovajoli per così dire “di mezzo”: quello cioè non dichiaratamente e giocosamente, quasi giullarescamente brillante, jazzistico e scanzonato, ma nemmeno il compositore altrove di una densità tragica, accorata e dolentissima (citeremo solo La ciociara, 1960, Vittorio De Sica, o il lirismo struggente e rigorosamente bachiano di Amore amaro, 1974, Florestano Vancini). La fluente, dolce e notturna vena melodica del maestro è evidente sin dalla prima delle quattro versioni del brano che trae il titolo dal film: un tema carezzevole a salire del flauto, cui risponde, su un lieve stacco di batteria molto Sixties, un neoclassico controtema – il vero leitmotif - delle tastiere lungamente sviluppato dall’Hammond, che nel suo continuo modularsi declina un fraseggio agrodolce assolutamente tipico di Trovajoli. “Presa nella rete” è un piccolo, incantatorio saggio strumentale di sospensione psicologica: l’assolo iniziale e non tonale del flauto, legni, arpa, pianoforte, un accenno leitmotivico pensoso, due accordi indefiniti e vagamente incombenti, l’entrata disciogliente degli archi divisi e una meravigliosa frase dei violini a inserirsi nella cantilena continua, delicatamente ossessiva, del pianoforte, su una figurazione ricorrente a scendere, gravida di incertezza. Un brusco stacco di batteria e pianoforte percosso, una frase cromatica, imperiosa e perorante, degli archi, e poi misteriosi riverberi dei legni connotano “Disperazione di un ricordo” mentre “Onde sulla riva” è la classica pièce “ambientale” da night-club, ma impreziosita da una sofisticazione timbrica unica (Trovajoli fu tra i primi e più lungimiranti nell’utilizzo espressivo delle tastiere). “Paula” ripropone da “Presa nella rete” il climax trasognato e di inquietante leggerezza costruito sul sommesso ostinato pianistico e su divagazioni dei legni di raveliana trasparenza.
 La prima delle tre varianti di “Come, quando, perché”, cioè la #2, differisce dall’originale per la ripartizione strumentale rigorosamente cameristica, così come nella #3 spicca, nella parte centrale, il ruolo della voce femminile all’interno di una ricostruzione della pagina dove la sobrietà della strumentazione trovajoliana appare in tutto il proprio valore espressivo; la #4 invece rovescia la struttura del brano, partendo dall’intenso fraseggio degli archi per introdurre poi il tema affidandolo a note ribattute del piano, violini e voce, in una complessa polifonia dove rifulge il “cantabile” leitmotivico dei materiali melodici, semplici ma penetranti, del musicista. Anche “Onde sulla riva” ha altre due versioni: la #2 è il brano più pop e giovanilistico dell’album, quello dove su un frenetico giro di blues si esibisce il Trovajoli più leggero e moderno (ma attenzione alla implacabile precisione della scrittura, persino nelle scatenate improvvisazioni dell’Hammond), mentre la #3 – il brano più lungo dell’album – ci riporta sapientemente in atmosfere ballabili notturne e sentimentali magistralmente alternate a stacchi più mossi e cambi di passo ritmici.
  “Qualcosa perduta” è inizialmente, di nuovo, una variante di “Presa nella rete”, a sottolineare lo spaesamento interiore della protagonista, e offre una breve ma toccante rilettura del tema principale, enunciato quasi come un’emulsione della memoria; “L’appuntamento” ne riprende la movenza discendente , con a seguire il leitmotif in una suddivisione timbrica dei vari materiali tematici dove si inserisce anche, con breve ma emozionante vibratilità, un violoncello solo. “Il passato ritorna” vive di evocazioni sonore fantasmatiche, in cui legni, archi, arpa e tastiere dialogano e gareggiano in rarefazione creando un clima di spettrale solitudine interiore, mentre “Una notte particolare” ricalca “Presa nella rete”, epicentro strutturale e psicologico  (lo si evince chiaramente) di una partitura che ci restituisce non solo le atmosfere irrequiete e interrogative di un grande regista italiano ma anche tutta la “complessa semplicità” di un compositore inesauribile e prodigiosamente polisemico.

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