Bernard Herrmann at 20th Century Fox

cover_bernard_herrmann_20thfox.jpgBernard Herrmann
Bernard Herrmann at 20th Century Fox (2011)
Varèse Sarabande CD Club VCL 1211 1128
14 Cd – Booklet a colori 108 pagg. – testi di Robert Townson, Julie Kirgo, Steven C. Smith – tiratura limitata a 1000 copie
Cd 1: La porta proibita (Jane Eyre, 1943) – 31 brani + 1 bonus track – durata: 67’09”
Cd 2: Anna e il re del Siam (Anna and the King of Siam, 1946) – 47 brani + 4 bonus tracks – durata: 64’40”
Cd 3: Il fantasma e la signora Muir (The Ghost and Mrs.Muir, 1941) – 40 brani + 7 bonus tracks – durata: 66’32”
Cd 4: Ultimatum alla Terra (The day the Earth stood still, 1951) – 16 brani + 6 bonus tracks – durata: 60’14”
Cd 5: Operazione Cicero (Five fingers, 1952) – 19 brani; Nelle tenebre della metropoli (Hangover Square, 1945) – 7 brani – durata: 55’05”
Cd 6: Le nevi del Kilimangiaro (The snows of Kilimanjaro, 1952) – 29 brani + 1 bonus track – durata: 52’21”
Cd 7: Un cappello pieno di pioggia (A hatful of rain, 1957) – 16 brani + 2 bonus tracks; Tempeste sul Congo (White Witch Doctor, 1953) – 28 brani + 1 bonus track - durata: 75’36”
Cd 8: Tempeste sotto i mari (Beneath the 12-mile reef, 1953) – 30 brani – durata: 55’48”
Cd 9: Sinuhe l’egiziano (The Egyptian, 1954) – 26 brani + 2 bonus tracks – durata: 51’41”
Cd 10: Prigioniero della miniera (Garden of evil, 1954) – 36 brani + 2 bonus tracks – durata: 62’14”
Cd 11: La carica dei Khyber (King of the Khyber rifles, 1953) – 24 brani; Innamorati in blue jeans (Blue denim, 1959) – 14 brani – durata: 72’58”
Cd 12: Il principe degli attori (Prince of players, 1955) – 29 brani; L’uomo dal vestito grigio (The man in the gray flannel suit, 1956) – 21 brani + 1 bonus track – durata: 76’24”
Cd 13: Viaggio al centro della Terra (Journey to the center of the Earth, 1959) – 34 brani + 2 bonus tracks – durata: 72’33”
Cd 14: Tenera è la notte (Tender is the night, 1962) – 25 brani + 3 bonus tracks – durata: 51’47”

 

L’anno herrmanniano si è chiuso nel più emozionante e imponente dei modi: con la citazione, integrale e significante, di una delle sue pagine più alte in uno dei film di maggior successo della stagione; e con un’iniziativa discografica senza precedenti per mole, spessore culturale e qualità dei materiali.
 Il film è The Artist di Michel Hazanavicius, il brillante e funambolico esercizio di omaggio al “muto” nel sottofinale del quale, inserita un po’ furbescamente nella rigogliosa partitura originale di Ludovic Bource (vincitore del Golden Globe per la migliore colonna sonora), viene eseguita integralmente la "Love Scene" herrmanniana da Vertigo di Hitchcock, nell’esecuzione particolarmente estenuata e meditata della Royal Philharmonic Orchestra diretta da Elmer Bernstein. Un omaggio nell’omaggio.  L’iniziativa discografica è costituita dal sensazionale cofanetto di 14 cd che la Varèse Sarabande ha sfornato nelle ultime settimane del 2011, in tiratura limitata a 1000 copie, dedicato alle 18 partiture che Herrmann scrisse in vent’anni (dal ’41 di Il fantasma e la signora Muir al ’62 di Tenera è la notte) di sua collaborazione con la 20th Century Fox. Più di quattordici ore di musica recuperate interamente dai master originali, affidante alle cure restaurative di rimissaggio di un esperto del calibro di Mike Matessino, accompagnate da un autentico volume rilegato contenente una ricchissima gallery di foto, sia di Herrmann che dei film, e una serie di testi analitici dei maggiori esperti herrmanniani come il biografo Steven C.Smith, la musicologa Julie Kirgo e Robert Townson, che insieme a Nick Redman ha prodotto l’intero cofanetto.
Si tratta di una montagna, anzi di una catena montuosa di materiali immensi, recuperati nella propria forma originaria per la prima volta in modo così omogeneo e compatto e tecnicamente restaurati con metodologie quasi miracolistiche: in alcuni casi sono addirittura materiali di studio, comprendenti alcuni bonus di prove orchestrali e di sedute di registrazione in cui udiamo la voce stessa del maestro, pacata ma implacabile, al lavoro con l’orchestra. Accanto a scores già noti e più volte stampati, come Il fantasma e la signora Muir o Le nevi del Kilimangiaro (cito volutamente due vertici assoluti del lirismo, dell’estenuato e visionario romanticismo herrmaniano a cavallo tra gli anni ’40 e ’50), o a brani che hanno circolato molto limitatamente e molto raramente, come il luciferino, delirante “Concerto Macabre” pianistico da Nelle tenebre della metropoli, appaiono infatti partiture inedite e/o sconosciute anche agli herrmanniani più devoti, come quelle per il dramma sentimentale giovanilistico Innamorati in blue jeans, o il droga-drama Un cappello pieno di pioggia, o gli esotici Tempeste sul Congo e Tempeste sotto i mari, o ancora un melò letterario come Tenera è la notte (noto sinora più che altro per il celebre hit di Sammy Fain)…
 Se il fattore unificante è l’egida Fox sotto cui questi capolavori videro la luce, tra l’altro proprio nel ventennio in cui musical director della major era il grande e lungimirante Alfred Newman (che – com’è noto – in occasione di Sinuhe l’egiziano si trovò a lavorare a quattro mani con il collega, dietro ordine del produttore Zanuck), sorprende incredibilmente la varietà dei generi affrontati e la caleidoscopica, sbalorditiva ecletticità stilistica con cui Herrmann plasmava la propria ispirazione e la propria concezione orchestrale alle diverse circostanze; si trattò infatti di un ventennio di enormi ispirazioni e di grandi pulsioni sperimentali (che non abbandonarono mai il compositore), iniziato pochi anni dopo il fulminante esordio di Quarto potere e proseguito lungo tutti gli anni ’40, con vette di complessità e di intensità espressive irraggiungibili, e per tutti i ’50, dove prevalse una inesausta ricerca sulla materia sonora e sull’esplorazione delle risorse timbriche – anche attraverso una lunga perlustrazione nel genere fantasy e fantascientifico – per approdare ai primi anni ’60 (dunque sovrapponendosi al periodo-Hitchcock) ad una padronanza e decantazione dei mezzi tecnici che non conoscevano rivali. Il tutto parallelamente al lavoro che Herrmann portava avanti come compositore “assoluto”, in particolare per la propria, grandiosa opera lirica, “Wuthering Heights”, dal romanzo di Emily Brontë.
  Di fronte ad una mole simile di materiali, che il superbo restauro di Matessino ci restituisce in una qualità sfavillante (visti gli anni di registrazione) e con una completezza capillare, l’ascoltatore herrmanniano “doc” è tentato di precipitarsi sui titoli già noti e precedentemente editi, come Jane Eyre (che però appare qui per la prima volta integralmente, in tutta la propria brahmsiana, gotica tragicità) o Il fantasma e la signora Muir o persino Nelle tenebre della metropoli (ma il leggendario Concerto Macabre, pièce pianistica demoniaca di un virtuosismo sinistro, fra Rachmaninov e Bartok, è qui finalmente contestualizzato dal ricchissimo materiale sonoro allucinatorio che lo circonda). Invece la curiosità deve spingere altrove, sui titoli che vedono la luce per la prima volta in questa veste: si schiudono così forzieri musicali di inaudita bellezza e potenza espressiva, come gli scores per Il prigioniero della miniera, teso e drammaticissimo, immerso in un climax tra il western e la tragedia, con soluzioni strumentali e ritmiche anticipatorie di alcuni tratti hitchcockiani; o Un cappello pieno di pioggia, affresco psicologico fortemente sbalzato, dai temi amplissimi e incombenti, trasudante angoscia e male di vivere; oppure il lieve, ma solare e appassionato romanticismo giovanilista di Innamorati in blue jeans, reso con una freschezza schubertiana e con un’intensità che non poteva non risentire del contemporaneo score di Vertigo (dal quale appaiono citazioni esplicite) prefigurando anche il successivo Marnie, o ancora l’esotismo riflettuto, calibrato, composto di Anna e il re del Siam, nel quale lo studio sui materiali non è mai sterile filologia o citazionismo ma rivisitazione e riassorbimento personale di spunti eterodossi.
 Il fattore unificante costituito dalla presenza ferrea di Herrmann in sede di concertazione e direzione (in qualche caso con i supporti dello staff Fox, in particolare i Newman Brothers, Alfred e Lionel) concorre all’impressione di una poetica fortemente unitaria malgrado l’ampio arco di tempo e la diversità delle committenze. Inesausta, si accennava, l’ansia di sperimentare soluzioni nuove, soprattutto ove le occasioni ne offrissero il destro: si vedano Tempeste sul Congo e Tempeste sotto i mari, due film d’avventura, di terra e di mare, per i quali Herrmann escogitò e dispiegò forze strumentali senza confini, come le nove arpe che si esibiscono in glissandi separati nel secondo, o l’esercito di percussioni, timpani tamburi e fiati caratteristici (il cosiddetto “serpentone”) per il primo. Non era mero esibizionismo, come si evince bene nelle partiture di argomento più fantastico: in Viaggio al centro della Terra l’inquietudine del paesaggio sonoro possiede qualcosa di veramente tellurico, e l’apparente impressionismo descrittivo di alcuni passaggi corrisponde sempre ad altrettante straordinarie invenzioni di architettura musicale. Sbalorditivo l’integrale – con tanto di cinque preziosissimi bonus tracks più uno molto lungo di prove tecniche - di Ultimatum alla Terra, tipicissimo score sci-fi anni ’50, con l’eliminazione di archi e legni sostituiti da quattro pianoforti, quattro arpe, organo Hammond e a canne, vibrafono, celesta e due Teremin, ovvero lo strumento che tra gli anni ’40 e ’50 definiva per antonomasia qualunque situazione extra o sovrannaturale: uno score che Herrmann usò a fini prettamente laboratoriali, sperimentatorii, piazzandosi di almeno venticinque anni in anticipo sulle successive conquiste di altri compositori.
 Del tutto rivelatrici, poi, partiture come Il principe degli attori, che svela il mai sopito amore di Herrmann per la musica di scena teatrale, sin dai tempi della sua collaborazione con il Mercury Theatre di Orson Welles, o L’uomo dal vestito grigio, che appartiene a quel lato della poetica herrmanniana capace, con una sintesi estrema di mezzi strumentali e di soluzioni melodiche “corte” ma penetranti, di scavare nella psicologia borghese come un impietoso bisturi sonoro. E se Operazione Cicero, peraltro già nota – come altre, lo dicevamo – per un suo restauro a cura della Marco Polo in abbinamento con Le nevi del Kilimangiaro suo esotismo minaccioso e pulsante, La carica dei Khyber svela l’Herrmann iperdinamico e furiosamente adrenalinico, strumentalmente incontenibile e inimitabilmente rigoglioso anche nelle movenze esoticheggianti; così come il complessissimo Sinuhe l’Egiziano – in cui la divisione del lavoro fra Herrmann e Newman è nettamente percepibile – si conferma partitura sui generis nel settore “peplum”, e Tenera è la notte, a parte lo struggente hit di Sammy Fain e Paul Francis Webster, consegna e sigilla il cofanetto all’insegna di un sentimentalismo crepuscolare e perdente, desolato e sobriamente disperato, in uno dei più meravigliosi trattamenti per archi che l’orchestrazione herrmanniana abbia mai creato.
 Vale la pena di inoltrarsi in questo sontuoso, stordente percorso con l’ausilio del vero e proprio volume rilegato e allegato, nel quale, introduzione di Townson a parte e accompagnati da un materiale iconografico straordinario, Steven C.Smith e Julie Kirgo illustrano nei dettagli la genesi, i problemi e le caratteristiche di ciascuna partitura configurando così una vera e propria guida all’ascolto, anche di scores che credevamo di conoscere già a fondo.
 In realtà questa monumentale operazione di editoria discografica culturale non conclude solo, e quanto degnamente, il centenario herrmanniano, ma si pone di qui in avanti come punto fermo per qualunque altro studio su questo compositore, colmando lacune e incitando a proseguirne l’approfondimento (a quando un’analoga iniziativa sullo Herrmann post-hitchcockiano, autori come Scorsese, De Palma e Truffaut a parte?), nella convinzione che non siamo solo davanti ad un “guerriero nella causa della propria arte”, come ebbe a definirlo il collega David Raksin, ma – se servisse ribadirlo - ad un incomparabile e vulcanico genio nella storia della musica del Novecento.

 

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