11 Mag2012
Minnesota Clay
Piero Piccioni
Minnesota Clay (1964)
GDM Music CD Club 7112
34 brani – durata: 71’ 50’’

Se esiste una concezione cinemusicale dello spaghetti western contrapposta a quella prototipica di Ennio Morricone, essa è sicuramente da attribuirsi a Piero Piccioni, un artista che ha preferito guardare al genere attraverso la lente del jazz - sul cui patrimonio peraltro era basata la sua intera formazione - e, in misura minore, del pop, deformando così in chiave più moderna, specie nelle parti affidate alla sezione fiati e all’organo elettrico, le tradizioni americana ed italiana. In virtù di ciò, al musicista torinese va senz’altro riconosciuto il merito di aver sviluppato una cifra espressiva di immediata individuazione: Se incontri Sartana, prega per la tua morte (1968) e La spina dorsale del diavolo (1969) sono, in una rosa non foltissima, i titoli meglio rappresentativi di tale impostazione che, va detto, non ha goduto di molto seguito tra i musicisti attivi nel western all’italiana, sebbene sia da considerarsi quantomeno encomiabile per il tentativo di addentrarsi in un percorso alternativo e, di conseguenza, accidentato.
Primo western interamente girato da Sergio Corbucci, Minnesota Clay non ha quasi nulla da spartire con le prove successive del regista, ad esempio Django (1966), Il grande Silenzio (1968), Vamos a matar compañeros (1969), che lo hanno consacrato quale vera e propria icona del filone insieme a Sergio Leone e Sergio Sollima. Si presenta infatti come un’opera acerba - sensazione acuita se si tiene conto che è contemporanea a Per un pugno di dollari (1964) - e percettibilmente vincolata ai modelli hollywoodiani sia nello sviluppo narrativo (il protagonista, un uomo condannato per un reato che non ha commesso, desidera riabilitarsi agli occhi della giustizia e del mondo, ed è devotissimo alla famiglia) sia sul piano figurativo (splendida la fotografia di José Aguayo Fernandez).
Per il momento ancora lontano dalla definizione del suo personalissimo stile, Piero Piccioni, anch’egli alle prese con il primo western della carriera, ha a sua volta condotto la stesura del commento musicale del film di Corbucci con lo stesso spirito e del resto la presenza nell’organico dell’italo-americano Ralph Ferraro, scritturato come autore delle orchestrazioni, dimostra l’intenzione di confezionare un prodotto ancora derivativo. Nel tema principale dall’ampio respiro e molto “americano” anche nel titolo (“Minnesota sky”) gli sfondi orchestrali di stampo “classico” sono predominanti e colmano i campi lunghi e lunghissimi proprio come nelle pellicole degli anni ’50. Alcune lievi coloriture etniche date dalle chitarre o dall’armonica non ne alterano la sostanza e in generale tutta la partitura, tanto nelle molteplici variazioni spesso supportate dalle trombe quanto in un secondo tema pregno di concitazione drammatica (“Side winder”) nonché in alcuni passaggi quasi da peplum (“Jackie”, “Six gun”, “River bed”), obbedisce ai medesimi principi.
Riesumati e restaurati i nastri originali depositati presso gli archivi della CAM, la GDM Music ripropone Minnesota Clay superando le precedenti uscite in CD o LP grazie all’aggiunta di un discreto numero di inediti, perlopiù riproposizioni lievemente modificate dei brani conosciuti (da notare la versione del leitmotiv per oboe, flauto e chitarra classica corrispondente alla traccia 23) e musica da saloon. Un giusto riconoscimento per un western importante dal punto di vista storico e fondamentale per comprendere l’evoluzione del sound di Piero Piccioni.