Dredd
Paul Leonard-Morgan
Dredd – Il giudice dell’apocalisse (Dredd, 2012)
BFD Filmtrax BFD0009
22 brani – Durata: 51’ 25’’

Era ora che Dredd - Il giudice dell’apocalisse arrivasse anche in Italia. Il bel cinefumetto del 2012 firmato dall’inglese Peter Travis, ma secondo i rumors attribuibile perlopiù allo sceneggiatore Alex Garland, ci è giunto sette anni dopo e soltanto in home video. Meritava la sala; ma tant’è… Gustandocelo in tutto il fascino cyberpunk derivato fedelmente dal comic di Pat Mills (soggetto), John Wagner (testi) e Carlos Ezquerra (disegni), dobbiamo dimenticarci – felicemente – del tronfio blockbuster di Danny Cannon con Sylvester Stallone (Dredd – La legge sono io, 1995), e – meno felicemente – della relativa, tellurica score orchestrale di Alan Silvestri: l’approccio cinematografico e musicale del remake è all’insegna di una violenza asciutta e crudissima, davvero alla John Carpenter (aspetto riscontrabile anche nella rejected score di Geoff Barrow e Ben Salisbury), senza il benché minimo intento celebrativo e volto all’esaltazione delle tematiche più controverse della sceneggiatura di Garland – il potere illusoriamente lenitivo della droga, la visione di un mondo brutalmente asettico.
I brani del compositore Paul Leonard-Morgan, che l’anno addietro aveva firmato uno score di specie simile per Limitless di Neil Burger, sono tutti piuttosto corti, di genere techno-industrial e spesso implacabilmente ripetitivi (“Mega City One”, “Mini-Guns”, “The Rise of Ma-Ma”), il che permette alla “macchina sonora” di sottolineare l’azione del film con un’immediatezza che ricorda il duo Beltrami-Manson di Resident Evil. Si è già detto di Carpenter – la musica riporta in un certo senso alla splendida jam session di Fantasmi da Marte –, ma occorre menzionare anche il Vangelis di Blade Runner, soprattutto per quanto riguarda quei momenti lisergici (“It’s All A Deep End”, “Ma-Ma’s Requiem”) che potrebbero benissimo accompagnare la lettura di un romanzo di Philip K. Dick.
Se si vuole intravedere un barlume di intenzione tematica e formale, essa risiede nella comparsa dello stesso motivo in “She’s A Pass”, brano d’apertura, e nel conclusivo “Apocalyptic Wasteland” – con tremoli di chitarra elettrica che sembrano provenire direttamente da Paranoid Android dei Radiohead –, ma sarebbe il caso di una sovrainterpretazione: lo score è in larga parte a-tematico (ironicamente, una delle tracce meno melodiche dell’album è intitolata “Anderson’s Theme”) e perfettamente aderente all’action senza pietà del film. I ritmi a suon di techno sono a volte labilmente scalfiti da incursioni ambient, come in “The Plan” (la cui base viene ripresa in “Lockdown”, seguita da aspre dissonanze industrial); altre volte, come nella successiva “Cornered”, la pulsazione carica di suspense è violentata da intrusioni quasi insopportabili di noise elettronico.
Siamo fatalmente lontani dalle musiche dell’originale, che mostravano le più insondabili risorse del sinfonismo di Silvestri, così come la pellicola di Travis e Garland si distanzia orgogliosamente da qualsiasi politica dello “star system” e del successo programmato a tavolino. La partitura stordisce grazie ai suoi galvanizzanti riff e crescendo terrificanti (“Order In The Chaos”, “Taking Over Peach Trees”), ma riserva largo spazio anche a una vena raffinata, a un gioco di contrasti per cui, ad esempio, alla tonitruante “Judgement Time” segue la rarefatta “Hiding Out” (dove Leonard-Morgan lavora sottotraccia per creare un’atmosfera di tangibile disagio). La migliore battuta del film dà il titolo a un brano tra i più significativi per quanto riguarda lo scarto tra scandite accensioni techno e rumorismo ambient: “You Look Ready”; tutta la partitura, in fin dei conti, pone in luce una sensibilità musicale che sa farsi strada nei luoghi impervi della ripetitività e del rumore. Per questo speriamo di rivedere il nome di Paul Leonard-Morgan prossimamente al cinema – così come quello di Alex Garland –, e in progetti come questo che prendano il posto delle ormai insopportabili baracconate supereroistiche hollywoodiane.