Mafioso
Piero Piccioni
Mafioso (1962)
Camille 3000 CAM3K-012-MAF
27 brani – Durata: 59’31”
Delle tante colonne sonore che Piero Piccioni ha scritto per le pellicole interpretate, ed in altri casi perfino dirette, da quel mattatore dolceamaro di Alberto Sordi, quella composta per Mafioso dal compositore torinese di nascita ma romano di adozione (Torino, 6 dicembre 1921 – Roma, 23 luglio 2004) per il carissimo e ammiratissimo amico attore e regista romano Doc (Roma, 15 giugno 1920 – Roma, 24 febbraio 2003) si può ritenere, senza smentite, la più tragicamente matura e grottesca maschera musicale di un connubio tra i Due che qui raggiunse vette ragguardevoli e straordinarie, ovvero un capolavoro cine-musicale.
Film del 1962 in b/n diretto da Alberto Lattuada su perfetta sceneggiatura di Rafael Azcona, Marco Ferreri, Agenore Incrocci e Furio Scarpelli, da un soggetto di Bruno Caruso – che fu candidato ai Nastri d’Argento insieme all’interpretazione di Sordi – considerato da Martin Scorsese uno dei suoi gangster movies preferiti e omaggiato anche da Giuseppe Tornatore nel suo Baaria. Pellicola che narra del ritorno nella sua terra natia del meticoloso emigrato siciliano Antonio Badalamenti (Sordi), che lavora da molti anni in un’industria milanese, il quale viene incaricato da un dirigente americano della ditta di consegnare un piccolo pacco regalo, mentre si reca in vacanza in Sicilia con la sua famiglia, al notabile e compaesano Don Vincenzo. Scoprirà l’ingenuo Antonio che quel pacchettino misterioso contiene una sentenza di morte che il mafioso siculo Don Vincenzo, da parte della confraternita mafiosa americana, deve far attuare. La vita di Antonio Badalamenti da quel momento in poi cambierà drasticamente nei modi più inaspettati. Ritratto spietatamente nitido sulla malavita e la questione d’onore mafiosa siciliana, di cui Sordi è una maschera meravigliosamente bizzarra come la Sicilia che viene ritratta che sembra volersi emancipare dai luoghi comuni su di essa ma che ancora ne viene fagocitata in maniera dolorosa e tristemente, ancora oggi, reale. Le musiche di Piccioni, in uno stereo rimasterizzato alla perfezione che rende l’ascolto un’esperienza sublime ad ogni successivo sentire, sono un succedersi di brani, che mescolano con accuratezza e perizia di selezione, ed alcuni di essi che tornano in versioni alternative in chiusura del CD, ballabili (“Motorbike Surf”, “Shoe Shine Samba”, “Mambo”, “Calamo”, la celebre “Whispering” composta da J. Schonberger), liturgie ecclesiastiche (“Madrigale”), pagine tensive e tetre (“Incubi oscuri”, “Il delitto”, “Fantasmi nella mente”), interventi jazz sfrenati (“Americana”) a momenti, solari, allegri e tradizionalmente mediterranei soprattutto per l’uso del marranzano (“Famiglia felice”, “Ritorno in Sicilia”). Tuttavia il vero perno della OST è il tema principale che apre con “Titoli” l’album e che raffigura la tragicità degli eventi che cambierà radicalmente l’esistenza del protagonista Badalamenti/Sordi: un valzer stravagante, che nel suo procedere diviene una specie di sarabanda folle in cui su una linea melodica di abbagliante bellezza romantica si dipanano interventi dei fiati e degli ottoni intralcianti e dissonanti, a presagire che la vita di un uomo comune verrà capovolta, piombando vero l’oscurità nella quale la sua anima sarà divisa nettamente in due (ascoltare le magnificentissime tracce “Viaggio nel passato”, “Mafioso”, “Mafioso finale”, “Mafioso bis” per carpirne l’intensità significante sonora). Un tema che verrà riusato da Piccioni nel film del sodale Sordi, regista e interprete, Nestore, l’ultima corsa del 1994 quando il protagonista deambulerà triste e disperato nel mattatoio romano alla ricerca del suo cavallo che di lì a poco verrà ucciso, animale che lo ha accompagnato per una vita nel suo lavoro di vetturino per le vie della Capitale. Un leitmotiv che rende giustizia alla genialità di scrittura piccioniana e che l’avvicina a pagine altrettanto memorabili composte da Miklós Rózsa e Bernard Herrmann nella Golden Age Hollywoodiana.