Welcome to Marwen
Alan Silvestri
Benvenuti a Marwen (Welcome to Marwen, 2018)
Intrada INT 7151
21 brani – Durata: 57’22”
Il legame tra Zemeckis e Silvestri è certamente tra i più prolifici, ingegnosi e duraturi sodalizi della storia del cinema. Non c’è film del regista americano senza le musiche del compositore di origini piemontesi. In passato abbiamo già analizzato questo binomio (Alan Silvestri – Robert Zemeckis, storia di un sodalizio oltre i generi) che periodicamente si arricchisce di nuovi capitoli. Un recupero doveroso è lo score di Benvenuti a Marwen, penultimo lavoro di questo sodalizio che indubbiamente costituisce una tappa fortunata di questa storia che ha raggiunto vette artistiche molto alte. La partitura del lungometraggio del 2018 è caratterizzata da una pluralità di temi e sonorità che la rendono tra le colonne sonore più stratificate e interessanti di Silvestri. Il primo brano “Welcome To Marwen” è il classico pezzo di presentazione del tema principale; un leitmotiv caratterizzato dall’uso degli archi che, come nella migliore tradizione silvestriana, riescono a trasporre in musica la classica spensieratezza zemeckisiana, a dimostrazione dell’incredibile comunione di intenti che i due artisti condividono. Inoltre, già in questi primi minuti rintracciamo motivi militareschi che saranno ulteriormente approfonditi nel successivo “You Are Saved”.
Silvestri ha saputo commutare in musica una duplicità di visioni che, nel film, è da individuare nella scomposizione percettiva del protagonista che vive tra realtà e immaginazione. Creare una tale duplicità in musica significa stratificare la partitura con tessiture strumentali diverse ma tra loro complementari. Non è un caso che, oltre al tema già presentato e che possiamo ascrivere al protagonista, nel brano “Finally, Got It Right”, ascoltiamo una seconda cellula motivica eseguita dai fiati che si intrecciano con il tema tipicamente militaresco della compagine immaginativa e che nel successivo “New Girl In Town” trova perfetta esposizione. La spensieratezza che sembra trapelare da questa partitura nasconde, in realtà, una notevole complessità che il compositore ha saputo creare alternando il primo tema dal carattere più allegro a un secondo motivo più nostalgico e malinconico. Bifrontismo, dunque, che si trasforma in musica: immaginazione e realtà si scontrano in un duello non solo visivo ma anche musicale. I due cuori pulsanti dello score di Silvestri danno vita a tutto il resto; sembra quasi che questi temi si inseguano e, in certi punti, con straordinaria perizia, si sovrappongano. Pensiamo al brano “Goodnight Girls” in cui confluiscono le varie anime della partitura oppure basti ascoltare “Hate Crime” dove tutta la vena nostalgica viene inframezzata da piccoli sprazzi di spensieratezza puntualmente soffocati; una piena libertà all’aspetto lirico viene celebrata nel pezzo “Beautiful moon” dove la levità e dolcezza della musica viene marcata dall’uso di un pianoforte che rende sognante tutto il tessuto musicale, impreziosito dagli archi che riescono a innalzare la componente emotiva che nei brani successivi, tra cui lo splendido “Crippled fear”, viene oscurata da sonorità lugubri e riecheggianti le atmosfere musicali gotiche care a Silvestri (basti pensare a Van Helsing).
Dal carattere più movimentato sono i pezzi conclusivi di una vicenda che vede contrapposti, ancora una volta, due anime in continua e singolare tenzone tra loro, luce e oscurità, bene e male che, come sempre, si scontrano e che Silvestri ha saputo ricreare in musica attraverso l’uso di motivi e temi tra loro contrapposti ma sempre complementari come sottolineati dai due brani finali, “Marwencol” e “Welcome to Marwen – End credits”, dove la costituente più inquieta si unisce e si fonde con quella più distesa e giocosa. In una sorta di processo dialettico hegeliano, Silvestri ha creato una musica che contiene il momento della presentazione seguito da quello dello scontro per concludere con una sintesi musicale di straordinaria efficacia emotiva.
Welcome to Marwen ancora una volta dimostra il genio di un artista come Alan Silvestri che, probabilmente, meriterebbe più riconoscimenti di quanti la storia del cinema non gli abbia conferito. Questo capitolo del sodalizio Zemeckis-Silvestri è indiscutibilmente tra i più luminosi e ha saputo fondere elementi di un passato comune qui rinnovato e celebrato da una musica viva, mai scontata ma sempre geniale.