Absolutely…Ennio Morricone I – Original Arrangements and Music for Cello, Flute and Piano

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Absolutely…Ennio Morricone I – Original Arrangements and Music for Cello, Flute and Piano (2022)
Luca Pincini, cello
Gilda Buttà, piano
Paolo Zampini, flute
Da Vinci Classics C00580
19 brani – Durata: 63’03”



Morricone sa perfettamente che la musica legata alle immagini condiziona in maniera determinante la percezione di un film. E sa anche che molto dipende da come il regista userà quella musica. La musica da concerto invece è “musica assoluta”, completamente libera da ogni condizionamento, autonoma nelle forme e nello stile, e alla sperimentazione più ardita. Libertà che le logiche cinematografiche tollerano difficilmente”. Le parole di Giovanni D’Alò, nel libretto di questo CD, sintetizzano la dualità del comporre che il compianto Ennio Morricone ebbe nella sua esistenza dedita alle note – invero più a servizio della Settima Arte e meno scevra da subordinazioni altrui –; dapprima, dietro sua stessa ammissione, determinante la decisione di tenere nettamente separate le note colte (o assolute come dal medesimo definite) da quelle applicate alle immagini, via via, successivamente, a confluire le une nelle altre e viceversa con buona pace di Morricone e del suo elevato intelletto compositivo. Questo album, al suo primo volume (e non vediamo l’ora di ascoltare il secondo), è un ottimo e sincero compendio – perché a suonarlo sono tre musicisti di tutto rispetto che hanno lavorato con Morricone a stretto contatto per svariati anni tra musica per film, concerti e musica assoluta – delle Due Anime compositive del Maestro romano due volte premio Oscar. I noti Luca Pincini al violoncello, Gilda Buttà al pianoforte e Paolo Zampini al flauto, su arrangiamenti originali dello stesso Morricone, ci conducono in un errare intimo, cerebrale, sensoriale e sentitamente accorato di note per il Cinema e Colte con una performance che definire perfetta e penetrante le corde emotive sarebbe sminuente.
“Love Affair, For Piano” dal film Love Affair - Un grande amore (Love Affair, 1994, Glenn Gordon Caron) con Warren Beatty e Annette Bening, apre il CD con un’esecuzione pianistica della Buttà che entra sotto pelle con quella delicatezza di tocco, arrivando perfino ad immaginare la popolare piuma di Forrest Gump che soffice si poggia sulla scarpa da ginnastica del protagonista, suscitandone ricordi affettuosi. E poi il leitmotiv scritto da Ennio è l’essenza dell’Amore senza recinti e frontiere! E che dire del brano successivo? Il tema composto da Morricone per il film Per le antiche scale (Mauro Bolognini, 1975) con Marcello Mastroianni e Barbara Bouchet nel piano della Buttà e nel flauto di Zampini assurge a vette di pura sublimazione intimamente lirica, facendo in chi vi scrive fluire qualche lacrima – è un leitmotiv dei più viscerali e toccanti della scrittura morriconiana, che sonda le sfere umane più nascoste e invalicabili –.
Il tanto abusato e coverizzato “Gabriel’s Oboe” da Mission (Roland Joffé, 1986) con Robert De Niro e Jeremy Irons (candidata agli Oscar per la migliore score), nei soffusi soli di flauto, piano e violoncello (Pincini) si grava di valenze ancora più liturgiche e dolorose, dove, invero, la speranza, intensa come fede nella rinascita dopo il martirio in nome di Dio, è, sì, sotterranea, tuttavia livida e più luminescente che mai.
La “Tornatore Suite” per violoncello e pianoforte ci viene proposta con “Playing Love” da La leggenda del pianista sull’oceano (Giuseppe Tornatore, 1998) con Tim Roth, tema appassionato d’acuta profondità che nel cello, che ne canta la melodia, doppiato dal piano in controcanto, ascende di passaggio in passaggio, di nota in nota verso un’idealizzazione dell’Amore eterno. “Main Theme” da Nuovo Cinema Paradiso (Giuseppe Tornatore, 1988) con Philippe Noiret e Salvatore Cascio ed il susseguente “Love Theme” di Andrea Morricone dalla stessa pellicola, essenzializza questo meraviglioso dialogo tra i due strumenti in una danza (prendendo a prestito Ugo Foscolo) “celeste corrispondenza d’amorosi sensi”, che riesce ulteriormente a farsi ora rimembranza ora passione d’intenti. Il leitmotiv di Malena (Giuseppe Tornatore, 2000) con Monica Bellucci, nomination agli Oscar per la miglior colonna sonora, a mio modesto parere, è una di quelle melodie che solo Ennio sapeva tirare fuori dal cilindro della poetica compositiva esclusiva dei Geni: cantabilmente interiorizzante e manifestamente struggente, che nel piano e nel cello della coppia, nella vita e nel lavoro, Buttà e Pincini, diviene una canzone d’amore che non ha tempo ne appartenenza, una Love Song di Tutti e per Tutti. “Ricordare” di Andrea Morricone e del padre, da Una pura formalità (Giuseppe Tornatore, 1994) con Gérard Depardieu e Roman Polański, da sempre per il sottoscritto è un tema, un recitativo, che fa parecchio male come un perdita che ti strazia sin nell’anima, nondimeno al contempo liberatorio. La performance dei due grandissimi musicisti sa come tirarne fuori tutte le note gravi e tutte le più remote segretezze che ne sono parte centrale melodica, con un tempo metronomico assai spedito che viene a tratti frenato svelandone tutta la profondissima amarezza e solitudine: sublime!
Tutta questa serie di pagine popolari, con motivi di una bellezza infinita, vanno per un momento arrestate per dare posto al pezzo di musica assoluta “Proibito, For 8 Cellos in Overdubbing” del 1973 rivisto nel 2020, dedicato negli anni ’70 agli amici del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, in origine pensato per assolo di tromba da sovrapporsi su un nastro a sedici piste (in caso di registrazione in studio) o per otto trombe dal vivo (come riporta nel libretto D’Alò), qui ripensato per il violoncello di Pincini, il quale nei suoi avanguardistici sperimentalismi ‘scary’, dissonanti, importunanti, spaziali, come al solito in Morricone, precede e diventa materia sonora da studiare e ricalcare dai colleghi a venire; qui rammentante alcune soluzioni caoticamente psicotiche e aeree di sperimentatori di musica elettronica, ambientale, minimale attuale quali il rimpianto Jóhann Jóhannsson e Hildur Guðnadóttir (vedi la sua partitura premio Oscar per Joker).
La suite “4 canzoni, For Piano” racchiude Cane bianco (White Dog, Samuel Fuller, 1982), Stark System (Armenia Balducci, 1980) con Gian Maria Volonté, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Elio Petri, 1970) con Gian Maria Volonté e Florinda Bolkan e Metti, una sera a cena (Giuseppe Patroni Griffi, 1969), portando l’uditore ad una mescolanza di leitmotiv noti e meno famosi, facenti parte della ricchissima e magniloquente gamma tematica morriconinana, che nell’esecuzione pianistica riescono a mantenere la loro magistrale essenzialità espressiva e durevole significanza al di fuori delle immagini. Gilda Buttà transita con la spontaneità avvinta e vera dei virtuosi dalle ruvidità ai mielismi leitmotivici ricostruendo e risaltando ogni modulazione ed espressione ideata dal Maestro romano nel comporli.
“Addio a P.P. Pasolini, For Piano” da Salò o le 120 giornate di Sodoma (Pier Paolo Pasolini, 1975) trova nella Buttà un pianismo concreto, spigolosamente ‘dodecafonico’ come voluto da Morricone nel commentare le atrocità sui giovani uomini e donne da parte di fascisti, SS e quattro Signori, rappresentanti dei poteri della Repubblica Sociale Italiana, nello sconvolgente film pasoliniano (l’ultimo dato che di lì a poco il poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, attore e drammaturgo bolognese di nascita e romano di adozione morì tragicamente).
“La corte notte delle bambole di vetro, For Flute and Piano” dalla pellicola thriller horror La corte notte delle bambole di vetro (Aldo Lado, 1971) nel flautismo sospirante e nel pianismo addolcente cela una tenera trepidazione, dovuta alla storia polanskiana narrata tra angoscia e svelamento, che ci sta anche a ricordare quanti film di varia natura argomentativa ha graziato e nobilitato con la sua musica il nostro compianto Morricone.
“Invenzione, Canone e Ricercare” suddiviso in tre movimenti per pianoforte solista, composto tra il 1952 e il 1956 consta, nella disamina di D’Alò, di “…pagine di musica assoluta che, benché giovanili, mostrano fin dai titoli riferimenti a precise forme della tradizione antica e una chiara predisposizione per i procedimenti contrappuntistici. Emergono anche le influenze di autori come Frescobaldi, Bach e il primo Petrassi, che per Morricone costituiranno sempre un punto di riferimento”.
L’album si conclude con il celeberrimo “Deborah’s Theme” per piano solo da C’era una volta in America (Sergio Leone, 1984), qui suonato con quella onorevole, aggraziata, commossa stima imperitura da colei che è stata accanto al Maestro romano in molti anni, dandogli tutta la sua bravura, la sua passione e il suo incondizionato affetto: questa esecuzione è il più bello, lungo e mai sopito saluto che la Buttà poteva dare al suo Ennio. E Noi con Lei non possiamo fare altro che unirci in questo Addio che è solo un Arrivederci.    

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