Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records – Parte 2

Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records – Parte 2
Ritorna la rubrica ‘Pillole di Note’, ovvero mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che differenziano dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile.
E questo mese rianalizziamo l’etichetta americana La-La Land Records, dividendo però la rubrica in più parti causa la mole di colonne sonore da analizzare (la seconda parte a breve) (https://lalalandrecords.com/):

Hans Zimmer
The Ring (Id. - 2002)
La-La Land Records LLLCD 1609
CD 1: 23 brani – Durata: 56’41”
CD 2: 17 brani – Durata: 41’07”

Score vincitrice dell’ASCAP Film and Television Music Awards e del Fangoria Chainsaw Awards, il primo capitolo con Naomi Watts del remake Made in USA dell’omonimo film horror nipponico del 1998, Ring diretto da Hideo Nakata, per la regia di Gore – Pirati dei Caraibi – Verbinski – con due sequel nel 2015 e 2017, con le musiche di Hans Zimmer con Henning Lohner e Martin Tillman per The Ring 2 e di Matthew Margeson per The Ring 3 – vede il compositore tedesco due volte premio Oscar all’opera su pagine, sì da ‘scary music’ classica, anche e principalmente dalle gradazioni tematiche goldsmithiane e barryane, con rari momenti tipicamente zimmeriani (vedi il brano alla Dark Knight, di ben sei anni più tardi, “Brown Horse Down”). Un certo tematismo funereo e oscuro, una specie di adagio mortuario dal minimalismo marcato nelle sue sottolineature rimandanti ad una nenia infantile (“Funerals Suck / Mother & Child”, “Shoo, Flies! / Um, Why is the Lid Shutting? / Floating”) ricorda quei leitmotiv per pellicole di genere thriller/horror/noir di Goldsmith e Barry anni ’60 – ’70.
L’intera partitura di Zimmer è impostata sull’uso insistente degli archi, del pianoforte, del carillon e di rari interventi dei fiati, dei legni e di ritmica. Tracce compiutamente efficaci sul filmico e su doppio CD: “Page After Page / Montages-R-Us / Ferry Boat To Ride”, “In the Barn”, “Samara’s Song” con la voce di Gina Segall, “End Credits” (si palesa qualche rimando ai Goblin di Suspiria) e gli 11’06” di “The Ring Suite”. Il secondo disco contiene una marea di brani addizionali e perfino non finiti nel film. Musiche aggiuntive di Martin Tillmann, Henning Lohner e James Dooley. Nel libretto una lunga intervista a Verbinski e Zimmer. Finalmente in versione integrale rispetto all’uscita Decca Records del 2005 contenente pochi brani mescolati a quelli del sequel del 2015.
Thomas Newman
Omicidi di provincia (Flesh and Bone - 1993)
La-La Land Records LLLCD 1597
35 brani – Durata: 62’51”

Questo giallo sentimentale con Dennis Quaid e Meg Ryan del 1993 narrante di un bambino che fu testimone del massacro di una famiglia, il quale, molti anni più tardi, si innamora dell’unica sopravvissuta di quel fatidico giorno, possiede le profonde e intense musiche di Thomas Newman. Il quale tra tematismi country folk ammalianti (“Blue Dimes”, “Two Ride Togheter”) struttura lo score con continui saliscendi emotivi, tra luce e oscurità (“Departures” e “Hinge (Main Title)”) dipanando vibrante emozionalità e corrusca tensione spettrale grazie ad un parterre eccezionale di musicisti solisti e alla performance impeccabile della Hollywood Studio Orchestra diretta da Newman stesso, che suona pure il piano e l’autoharp. Il tema portante, quando non in versione folk, ricorda non poco il celeberrimo adagio di Samuel Barber, tanto abusato nelle colonne sonore. Dal brano 23 al 35 una serie di alternate a compendio di una OST che abbisogna di più ascolti per percepirne le fascinose e fascianti angolature creative di un Newman che sa come manipolare gli strumenti, anche più convenzionali, tirandone fuori qualcosa di incredibilmente nuovo e unico. “Everything He Told You (End Title)” nella sua massima espressione country folk profuma di Six Feet Under.

Costas Dafnis
Overwhelm The Sky / Torch (Id. 2019 - 2021)
La-La Land Records LLLCD 1599
21 brani – Durata: 59’58”

Due film in un unico CD: i da noi inediti Overwhelm The Sky e Torch, un dramma il primo, un thriller il secondo. Le musiche di entrambi scritte dal giovanissimo Costas Dafnis, compositore e artista del suono che vive in California, autore di musica da concerto, per il teatro, la danza e i videogiochi, docente di cinema presso il San Francisco Art Institute e tecnologia e composizione al San Francisco Conservatory of Music.
La sua scrittura per Overwhelm The Sky è corposamente orchestrale, ligetiana e bartokiana a tratti (“Nocturnal Wanderings”), con veemenze leitmotiviche quasi mahleriane (“The River”), suonata dalla Young People’s Symphony Orchestra e dal Siroko Duo, con percussioni, pianoforte e ghostplate (uno strumento percussivo suonato con gli archetti del violino) eseguiti dal compositore stesso che è da tenere altamente in considerazione. Richiami a certa musica sperimental-sinfonica del nostro Franco Piersanti (“Faceless Hordes”) e del Jerry Goldsmith di The Omen (“The RV”) o John Williams di Images (“Particular Animal”) o The Cowboys (“Fallen Territory”), rendono questo album di non facile presa uditiva istantanea ma certamente meraviglioso e intrigante ad ogni ascolto successivo. Una stupenda suite orchestrale in tre movimenti chiude il CD facendoci sentire la OST di Torch, con un leitmotiv per piano e archi assai tenue come gocce di pioggia che in autunno sfiorano le foglie degli alberi ingialliti. Un tematismo prokofieviano e raveliano che sa di sublime e non sembra il commento ad un horror.

Dominic Frontiere
The Quinn Martin Collection – Volume 4: 12 O’Clock High (Id. – 1964 / 1967)
La-La Land Records LLLCD 1604
CD 1: 39 brani – Durata: 76’15”
CD 2: 44 brani – Durata: 76’47”

Il comandante di un gruppo di bombardieri della Seconda Guerra Mondiale impugna il ruolo del suo predecessore e cerca di conseguire il massimo delle prestazioni dai suoi soldati. Si scontrerà con Loro, riuscendo strenuamente ad ottenere la loro stima e a vincere in battaglia, ma pagando un caro prezzo. Questa serie TV di guerra degli anni ’60, 12 O’Clock High da noi inedita, è commentata da un grande veterano della Film Music, quel Dominic Frontiere (1931 – 2017) autore di partiture quali I sette ladri (Seven Thieves, H. Hathaway, 1960), L’isola della violenza (Hero’s Island, L. Stevens, 1962), Chisum (Id., A.V. McLaglen, 1970), Una strana coppia di sbirri (Freebie and the Bean, R. Rush, 1974) e i telefilm The Outer Limits (1963 – 64) e Gli invasori (The Invaders, 1967).
Lo score è ricco tematicamente e in due CD racchiude il meglio delle tre stagioni, attraverso leitmotiv eroici (“Main Title”) o sentimentalmente spensierati con intromissioni tensivo-militaresche o nostalgiche (“Gallagher”, “It Was Jonesy / Let’s Go”), swinganti (“The Club / New Bombardier”) o epopee sinfoniche in crescendo (“B-17 On Filed / Transfer”, “Going On Mission / Pilot Gets Shot”, “Savage Walks Away”), facendo risaltare la destrezza compositiva di Frontiere nel saper essere sempre aderente al girato e alla trama di ogni episodio. Nota a margine: l’episodio Pressure Point è stato fonte ispirativa per Steven Spielberg per il suo episodio The Mission nella serie Storie Incredibili con le musiche di John Williams. Una curiosità in più: il tema principale in alcuni arrangiamenti ricorda in modo assurdo il tema della serie Star Trek di Alexander Courage, scritto due anni più tardi rispetto a questa serie bellica.

John Williams
Amistad (Id. – 1997)
La-La Land Records LLLCD 1612
CD 1: 20 brani – Durata: 78’10”
CD 2: 21 brani – Durata: 76’50”

Il legal-drama biografico storico Amistad di Steven Spielberg, approdato al cinema nel 1997, con interpreti del calibro di Matthew McConaughey, Anthony Hopkins e Morgan Freeman, si è aggiudicato molti riconoscimenti e diverse candidature: 4 nomination agli Oscar (Miglior attore non protagonista, Anthony Hopkins, Miglior fotografia, Migliori costumi e Miglior colonna sonora), 1 candidatura ai David di Donatello come miglior film straniero, 4 nomination ai Golden Globe (Miglior film drammatico, Miglior regista, Miglior attore principale, Djimon Hounsou e Miglior attore non protagonista, Anthony Hopkins). Per il suo poeticamente tragico e coralmente intenso score, John Williams, oltre la summenzionata candidatura agli Academy Awards, ha ricevuto la nomination agli Awards Circuit Community Awards, Satellite Awards e Online Film & Television Association, nonché nel 2023 la nomina agli International Film Music Critics Award (IFMCA) come miglior edizione in versione integrale della colonna sonora.
Sicuramente avrebbe meritato molte vittorie, perché il premio Oscar Williams ha composto una partitura – e questa edizione discografica doppio CD ne è la riprova, con i suoi 21 brani rispetto ai 14 del singolo compact del 1997 – che sonda l’anima, come sempre nel loro strepitoso e inscindibile sodalizio, del tocco e della visione regista spielberghiana e della storia cruda e straziante, tracciando dei solchi emozionali profondissimi, brano dopo brano, in chi l’ascolta. E non potrebbe essere altresì con l’utilizzo di un tematismo accorato, a volte crudamente lancinante, a volte liricamente sospeso o rimembrante e nostalgico, altre solennemente giudicante o oscurante, sorretto dalla presenza compatta di parti corali maschili e femminili, vocalizzi solitari, percussioni tribali, una nutritissima compagine orchestrale (Hollywood Studio Symphony), tutti confluenti in un organismo musicale vivo e palpitante che sa perfettamente come descrivere la vicenda narrata: nel 1839, la rivolta dei prigionieri Mende a bordo di una nave spagnola causa una grande controversia negli Stati Uniti quando la medesima imbarcazione viene catturata al largo della costa di Long Island. I tribunali statunitensi devono decidere se questi prigionieri sono schiavi o gente libera.
Come accade spesso in queste edizioni date alle stampa dall’illustre La-La Land Records, la sezione ‘Additional Music’ presenta una sfamante (per i Fan della prima ora di Williams) sequela di versioni alternative che sono (forse) il reale interesse delle partiture complete williamsiane: le 14 tracce vanno a magnificare ancor di più il già gravido carnet tematico dello score, che ha i suoi punti di forza in pezzi quali “Introducing John Quincy Adams”, “Dry Your Tears, Afrika (in tutte le sue varianti) (testo preso dal poema omonimo di Bernard Dadié del 1967 tratto dal libro “West African Verse”), “Cinqué’s Theme”, “Harbor Taverna”, “The Crossing”, “Meeting of the Minds”, “July 4, 1839”, “The Long Road To Justice”, “Discovering the Bibble” e il lungo “Tales of Horror”. Devo ammettere che con questa OST John Williams si è preso la sua sorta di rivincita – ma lo scrivo in maniera per nulla polemica, anzi altamente sarcastica – sull’altrettanto cantabile e bellissima partitura di Quincy Jones & Co. per Il colore viola che, congiuntamente a Il ponte delle spie e Ready Player One (la prima di Thomas Newman e la seconda di Alan Silvestri), non considerando il musical esistente di West Side Story di Leonard Bernstein (per cui Williams ha comunque fatto il consulente), non è stata composta dal Maestro newyorkese per il fedele amico Steven negli oltre 40 anni del loro Cinema insieme.