L’anima in pace
Massimiliano Lazzaretti
L’anima in pace (2024)
Flipper srl
10 brani – Durata: 20’24”
Un’anima musicale delicatamente e prevalentemente pianistica disegna il pentagramma di questa colonna sonora di Massimiliano Lazzaretti (Il traduttore, I Love My Mum, Illuminate), dal marcato melodismo alla Georges Delerue e Philip Glass. La seconda regia di Ciro Formisano, L’anima in pace, vede Donatella Finocchiaro, Livia Antonelli, Daniela Poggi e Lorenzo Adorni intrecciare le loro esistenze durante la pandemia del 2020. Questa storia oscillante tra dramma e commedia ha vinto il premio “Miglior Film” al Villammare Filmmme Festival, al Fano Film Festival e al Foggia Film Festival e si è vista aggiudicare il premio “Miglior Attrice Protagonista” a Livia Antonelli al Napoli Film Festival, in aggiunta ha rappresentato il nostro Bel Paese all’International Film Festival of India, il Festival Asiatico più rilevante al mondo.
Lazzaretti, che da sempre si conferma essere un autore incline ad un certo tematismo espressivo e non solo funzionale al filmico, in questa score, tra interventi del piano, archi, organo e arpa, riesce a cogliere ogni piglio emozionale narrato sia unicamente sottinteso con una grazia liturgica celestiale che sa arrivare dritto al cuore dell’ascoltatore (“Il giorno della sentenza” con quei chiaroscuri per arpa e archi che sanno stridere e straziare o l’organo fumoso e penoso reiterante di “Mi fidavo di lui”). Il tema principale descritto con un tematismo intensamente accorato in “L’anima in pace” o “Dora e Andrea” grida all’anima con il pianoforte e fisarmonica che vocalizzano mesti su archi e arpa, sottolineanti profonda melanconia: un leitmotiv che alla Delerue sa fortemente commuovere però sa farsi anche amare, cosicché da non poterne più fare a meno, inducendo l’uditore a volerlo sentire di continuo. Il piano torna in “Arcobaleno” con un tema sospiroso, con il controcanto della fisarmonica stagliante intimismo ad ogni nota, aprendosi dolorosamente a certe cellule sospese alla Thomas Newman. “Un mare di difficoltà” riprende il tema portante con il piano tondeggiante nelle forme significative, assistito da un violino solista lancinante e dagli archi tutti in un tappeto aereo. “Dora spaccia” affida agli archi un’eterea cantilenante e valzeristica melodia tragica (glassiana nell’andamento circolare perpetuante), che spiace quando giunge al termine, a causa della sua forte carica ipnotizzante. “Sentirsi soli” profuma di drammaturgia nymaniana ad ogni suo progredire armonico tra archi, piano e fisarmonica in un desolante abbraccio. “Sono un genio” rivitalizza quel sentire turbatamente affranto dei brani precedenti, con una melodia danzante pianistica alla Delerue, purtroppo assai breve. Conclude l’album digitale “Vorrei avervi qui” con un adagio pianistico chopiniano nell’esecuzione, che a metà vede arpa, archi e fisarmonica tessere le lodi di una rinascita spirituale e fisica promettente gioia di vivere: delizioso.