Il flauto magico di Piazza Vittorio

cover il flauto magico orchestra piazza vittorioOrchestra di Piazza Vittorio
Il flauto magico di Piazza Vittorio (2019)
Vagabundos/Goodfellas VG-003
32 brani – Durata: 62’45”



Per chi ancora non conoscesse chi sia l’Orchestra di Piazza Vittorio, questa è nata nel 2002 in un rione di Roma, grazie ad un’associazione culturale e artistica di nome Apollo 11. Una vera e propria Orchestra formata da musicisti di differenti etnie che, come viene riportato su Wikipedia: “rappresenta una realtà unica: è la prima e sola orchestra nata con l’autotassazione di alcuni cittadini che ha creato posti di lavoro e relativi permessi di soggiorno per eccellenti musicisti provenienti da tutto il mondo e promuove la ricerca e l’integrazione di repertori musicali diversi e spesso sconosciuti al grande pubblico, costituendo anche un mezzo di recupero e di riscatto per artisti stranieri che vivono a Roma talvolta in condizioni di emarginazione culturale e sociale”. Un’idea maturata da uno dei componenti della Piccola Orchestra Avion Travel, Mario Tronco, e dal documentarista Agostino Ferrente. Molteplici gli spettacoli in giro per il mondo, ed uno di questi, Il flauto magico secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio, diviene una pellicola musical, diretta da Tronco con Gianfranco Cabiddu lo scorso anno, riscontrando un buon successo di pubblico in sala e ottime critiche, tra cui nel 2020 il rilevante David di Donatello per il miglior musicista. Dopo questa vittoria e dato che l’Orchestra di Piazza Vittorio ha festeggiato i 18 anni di attività, è andata alle stampe l’11 settembre scorso la colonna sonora del ‘primo film musicale multietnico della storia del cinema’, così come enunciato dal comunicato stampa promozionale del CD.
Prendete, come avrete già ben compreso, Il flauto magico di Wolfgang Amadeus Mozart del 1791 e frullatelo in salsa puramente multirazziale con gioviale ed ingenua irriverenza e tantissima indiavolata fantasia di note, ottenendo un Hellzapoppin’ di irresistibile attrazione uditiva e visiva; in più comprendente canzoni cantate in otto lingue diverse (italiano, francese, portoghese, spagnolo, arabo, wolof, inglese e tedesco), il tutto rielaborato e arrangiato con ingegno e profonda padronanza della materia sonora dal regista Tronco, il compositore Leandro Piccioni ed alcuni musicisti dell’Orchestra stessa. Mescolando le celeberrime arie di Mozart in 32 brani – performance ottimale di 14 membri della compagine multietnica oltre al supporto straordinario dell’Orchestra “Gruppo Pessoa” e del Quartetto Pessoa – con destrezza e allegria esecutivo-interpretativa, ci si trova dinnanzi ad interventi rock (“Tamino e il drago”), barocchismi sovraesposti (“Le tre dame”), reggae (“Papageno”), gasato funky-folk arabo (“Selma”), pop-rock lirico esuberante con innaffiate sirtaki (“Regina della notte uno + due” con l’impetuosa Petra Magoni), cantilene popolane (“Il fischio di Tamino”), world music spensierata (“Conselho”), ritmi africaneggianti rap (“Yanimo”), pop frenetico simil Khaled (“Inti”), country soft canzonatorio (“Pamina e Papageno”), ambient music stilosa e sgorgante classicismo in stile Rondò Veneziano (“Aria di Pamina”, “Aria di Sarastro due” con l’aggiunta della voce rauca di Fabrizio Bentivoglio), palpitante e avvincente pop arabo (“Monostato”), bossa nova (“Um Grande Amor”) e il jazz etnico tribale antico (“Finale allegro”). Le adeguate musiche originali – nove in tutto – del summenzionato Piccioni (score per le fiction Assunta Spina, Rebecca la prima moglie, ed il film Lascia perdere Johnny), sono perfettamente celate tra le trame dello spartito mozartiano o singolarmente in bella presenza nella loro genuina ‘anima’ popolare o classicheggiante, omaggiante il compositore austriaco e tutta la tradizione delle colonne sonore per commedie e farse teatrali scritte da Carlo Rustichelli, Fiorenzo Carpi o Nicola Piovani, nonché una facciata morriconiana che di tanto in tanto si fa vivida e presente, d’altronde Piccioni ha collaborato per tanto tempo, anche in concerto, con il Maestro romano che ci ha lasciato di recente: ad esempio la tensione burlesca di “Stanza della regina”, la classica “Il medaglione”, l’ondeggiante minuetto mozartiano di “Il flauto e la Kora magica”, l’adagio etnico funereo di “Il sacerdote” e “Canone” (anche co-scritto con Tronco e Raul Scebba) in cui un tema dagli epici crescendo fa la sua comparsa a gran voce, la filastrocca dolcemente sfottente di “La La La La”, la quasi disneyana, inizialmente, “Musica nel parco” e l’irriverente stornello di “Finalino morale”.

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