West Side Story
Leonard Bernstein/Stephen Sondheim
West Side Story (Id. – 2021)
Hollywood Records/Universal Music 00050087497224
21 brani – Durata: 79’27”
E così Steven Spielberg lo ha fatto. Ha rischiato girando una nuova versione di quello che resta uno dei musical, teatrali e cinematografici, più amati di tutti i tempi, West Side Story, con le immortali musiche di Leonard Bernstein e i testi di Stephen Sondheim, scritto da Arthur Laurents. La versione cinematografica, diretta da Robert Wise e Jerome Robbins con le coreografie dello stesso Robbins e la sceneggiatura di Ernest Lehman, vinse 10 premi Oscar e fa parte della leggenda di Hollywood. Mettersi sulle sue orme è, per chi scrive, come tentare di rifare Via col Vento. Il risultato è corretto, ma non si sostituirà al classico. C’è stato un notevole aggiornamento dei dialoghi e delle situazioni e, anche se l’ambientazione rimane quella degli anni ’50, l’impressione che se ne ricava è quella di un film di oggi con le musiche e le canzoni classiche.
Ma, restando nell’ambito colonna sonora, l’album, edito dalla Hollywood Records, etichetta della Disney, distribuito in Europa da Universal Music, è un gradevole risultato. Ovviamente, rispetto al leggendario album della colonna sonora edito dalla CBS, qui le voci sono quelle dei cantanti, che non sono doppiati e la cosa è stata rimarcata più volte. Maria è Rachel Zegler, Ansel Elgort è Tony, Mike Faist è Riff e David Alvarez Bernardo. Resta il fatto che si tratta di interpreti bravi, coraggiosi ma che, sullo schermo, non hanno il carisma di Natalie Wood, Russ Tamblyn, George Chakiris e Rita Moreno. Le loro interpretazioni vocali dei brani sono corrette ma, al confronto con le voci cantanti del 1961 (Marni Nixon, Jim Bryant, Tucker Smith e Betty Wand – questi ultimi due doppiavano Tamblyn e la Moreno in un solo numero –) c’è meno enfasi e si ha l’impressione che questa del CD sia una registrazione in studio, quindi “cantata” e non “interpretata”. Il risultato è comunque godibile. Gli arrangiamenti sono di David Newman e l’orchestra è la celeberrima New York Philarmonic, diretta da Gustavo Dudamel, che era proprio l’orchestra del compositore Bernstein, e il lavoro è stato supervisionato da Matt Sullivan con la produzione e supervisione vocale di Jeanine Tesori e la consulenza di e il libretto scritto da John Williams.
21 brani compongono il CD, che dura ben 79 minuti e mezzo. Alla track list classica si aggiunge il brano “La Borinquena” che è l’inno nazionale di Porto Rico, interpretato da Bernardo. Rispetto alla colonna sonora classica, come nel film, cambiano di posto “Cool”, qui eseguita da Tony e Riff al posto di Ice e, cambiamento ancora più evidente e, almeno per me, risparmiabile, la mitica “Somewhere”, nell’originale duetto di Tony e Maria, qui affidato a Rita Moreno, nel nuovo personaggio di Valentina, la vedova del droghiere Doc. Con questo cambiamento, il tema acquista un respiro più ampio e diventa quasi una sorta di “preghiera” contro il razzismo. La conseguenza è che, nel finale, sul corpo morente di Tony, Maria non intona più, appunto, “Somewhere” ma i versi di “Tonight” che qui resta l’unico duetto che i protagonisti hanno insieme. Anche alcuni versi nella strofa di “America” sono cambiati. Anita non canta più che a Porto Rico “Always the hurricanes blowing, always the population growing”, vale a dire che ci sono sempre uragani e le donne figliano come conigli ma che Porto Rico è una “lovely island, with pineapples growing and coffee blossoms blowing”, un’isola adorabile dove crescono gli ananas e si raccoglie il caffè (questi versi sono comunque nella versione originale teatrale del brano, ma li canta il personaggio di Rosalia, a cui Porto Rico piace!).
In conclusione, un disco piacevole da ascoltare ma che, per chi ha negli occhi e nelle orecchie il film originale, resta una “cover” di lusso, pregevole ma non indispensabile.