Rosso volante
Fabrizio Mancinelli
Rosso volante (2026)
Rai Com
33 brani – Durata: 60’00”

Diretto da Alessandro Angelini, Rosso Volante vede Giorgio Pasotti nei panni di Eugenio Monti, firmando anche soggetto e sceneggiatura con Silvia Napolitano e Valerio Bariletti. Nel cast anche Andrea Pennacchi, Denise Tantucci, Maurizio Donadoni, Stefano Scandaletti, Michela Martini e Alessandro Bressanello, a completare il racconto umano e sportivo del campione. La trama si focalizza sulle Olimpiadi Invernali di Innsbruck del 1964 in cui Eugenio Monti (Pasotti) è a un passo dall’oro dopo una gara straordinaria, ma un imprevisto cambia tutto. Con un gesto di nobile fair play aiuta il rivale britannico Tony Nash, rinunciando di fatto alla vittoria e consegnando all’Italia “solo” il bronzo, ma entrando ugualmente nella storia dello Sport. Fabrizio Mancinelli realizza lo score che sa farsi Epica e Romanticismo in più di un’occasione, elementi che calzano alla perfezione al racconto filmico, andato in onda su Rai Uno, alternando pagine sinfoniche ad altre più minimali dal grande afflato emozionale. “Il rosso volante” include il leitmotiv portante di tutta la score, che ritorna variato più volte: una melodia carica di enfasi emotiva, con un cello che ne tratteggia linee sospese enfaticamente epiche, espresse a pieno ritmo dal cavalcare degli archi nella seconda metà, in cui divengono inno di gloria sportiva e di purezza d’animo competitiva. “Brera e Monti” dà agli archi, al piano e ai synth l’incarico di sospensione astratta emotivamente densa di richiami nostalgico-riflessivi. “Non preoccuparti, Sergio” affida agli archi una corsa furente, subito spezzata da timbri atmosferici rarefatti, colmi di rievocazioni anche in questo caso dai tratti nostalgici. “Un inusuale primo incontro” assegna al piano solo, su tappeto d’archi, il compito di abbozzare un nuovo tema sentimentalmente sospeso. “Attesa e preparazione” è insistente e furente nel suo crescendo per archi spezzato all’improvviso, che viene come ripreso nel susseguente brano “La discesa di Innsbruck” in cui il tema principale può divenire inno ritmicamente epico e parecchio luminoso nel suo incedere leggendario. “Una sconfitta molto amara” disegna armonie decisamente fosche, con leggeri e alternati tratteggi degli archi e della sezione ritmica in un’affannosa corsa verso la vittoria oramai lontana. “Eugenio, solo con i suoi pensieri” è un pezzo per piano e violoncello, su tappeto d’archi e synth, con accenni riverberati di chitarra elettrica e violino solista, di estrema tristezza meditativa. “Non più un eroe” è un pezzo sotteso di puro raccordo. “Il Trofeo de Coubertin” possiede un’aura di angelica armonia sospensiva alla Thomas Newman. “Incubi in ospedale” è un sottile intreccio di archi, effetti synth, elementi percussivi dati dai tasti del piano, smorzati da un adagio per archi, piano ed arpa dai toni dolorosissimi. “A cuore aperto con la mamma” incarica ancora una volta gli archi di esprimere melanconia in un adagio, anche qui, ricolmo di mestizia. “Eugenio rassicura la mamma” gioca su sottigliezze timbriche per piano e synth, molto accorate, e verso la metà della traccia un sentore di aggraziata vitalità prende il sopravvento grazie ad archi lievi. “Il signor Leonida” prende la seconda parte del pezzo precedente, spingendo delicatamente e brillantemente gli archi in levare. “La dottoressa Linda” e “Leonida e le sue passioni” sono pagine delicate e di puro commento. “Linda visita Eugenio” presenta un nuovo leitmotiv dagli amorevoli sensi per piano, romanticamente garbato, su labili archi tenui. Svolazzanti e vibranti si configurano gli archi in “In moto con Linda”. “Una diagnosi difficile da accettare” firma un’addolorata e sconsolante, quasi senza via di uscita, linea sottile d’archi e piano, il quale decanta il tema. “In montagna” respira di pianismo, archi rarefatti e ‘lontani’, in cui si fa largo delicatamente il violino solista richiamante echi di ricordi nostalgici ma pur sempre sereni, con un cambio di registro sul finale, decisamente più speranzoso: uno dei brani più febbrili e belli di tutta la OST. “Sergio va a trovare Eugenio” ruota intorno ad un piano ed archi ondivaghi e descriventi decisioni coraggiose, sempre sulla linea del commento dolcemente sulle retrovie, con soli di violoncello assai distinguibili e determinati. “Eugenio decide di tornare” è esempio di pagina sinfonica aerea e rischiarante, con il tema che assume orientaleggianti nuance alla Joe Hisaishi. “Barba e moto” è sospettosamente teso e guardingo, anche quando si palesano ritmiche crescenti. “Eugenio va da Sergio” ha il respiro orchestrale di una rivalsa che si desiderava ardentemente. “Le olimpiadi di Grenoble” inizia lento per poi divenire un gioioso e gentile inno solenne, giocato in forma di pseudo marcia tuttavia frenata e poi sospesa in uno spazio astratto in cui convive Amore e Rispetto per la Vita e per la Gara; la seconda metà diviene una vera e propria corsa contro il tempo, tra ritmiche accelerate e archi in levare. “Prima prova con Romoletto” e “Bob a due” sono due tracce concitate che mischiano chitarra elettrica, ritmi martellanti e archi delineanti il tema epico. “Non mi è mai piaciuto il dottor Roberto” vede sempre gli archi, piano e xilofono intrecciarsi dapprima con ironia diffidente per poi spegnersi e dilatarsi in un movimento leggero e pensieroso. “La discesa di Grenoble” è esaltante, dando al cello il protagonistico ruolo di accelerante emotivo tematico, con contraltare degli archi rigogliosi e inneggianti, su percussioni cavalleresche: un gran pezzo epicizzante. Quanto è dolcemente commovente e amorevole “Linda e Eugenio”! “Miss Dolomiti” è un valzer per archi pizzicati in cui primeggia violino solo e cello solo in contrappunto. “Incubi ricorrenti” risulta tremebondo all’inizio per poi deflagrare in un crescendo epico. L’epica di questa colonna sonora esplode con “Prove in autodromo”, brano finale che pigia sul pedale della glorificazione sportiva a tutto tondo.