Masters of Horror: Jenifer
Claudio Simonetti
Masters of Horror: Jenifer (Id. – 2005)
Warner Music Italy/Rustblade RBL099LP
Lato A: 12 brani
Lato B: 12 brani

Nel 2005 e nel 2007 sul piccolo schermo approdarono empietà e crudeltà di ogni tipo e originalità, immerse in un bagno di sangue da puro godimento perverso, a cura di, tra i tanti chiamati ad insanguinare visionariamente la TV, grandi Maestri della Suspense, Orrore, Splatter, Thriller e diramazioni varie ed eventuali del Genere e Sottogenere, Dario Argento, Larry Cohen, Joe Dante, John Carpenter, Stuart Gordon, John Landis, Tobe Hooper, Mick Garris, Takashi Miike, Don Coscarelli, etc., su idea del succitato Garris.
La serie prende il titolo, coerentemente, di Masters of Horror e per i 26 episodi messi in cantiere, musicati da illustri detentori della scary music quali, giusto per menzionare i più popolari, Claudio Simonetti, Richard Band, Nicholas Pike, Peter Bernstein, Hummie Mann, Cody Carpenter, Jay Chattaway e Christopher L. Stone, si chiamano attori conosciuti nell’ambito horror ed affini. La serie si aggiudica otto riconoscimenti e sette nomination, perfino un Emmy per la sigla di testa di ogni puntata composta da Edward Shearmur.
Il 33 giri color rosso sangue che trattiamo qui è la prima stampa assoluta in vinile dello score di Claudio Simonetti per uno dei due episodi diretti dal sodale Dario Argento, Jenifer (l’altro è Pelts, sempre musicato dal compositore di Profondo rosso, Suspiria, Opera, Phenomena, Il cartaio), che dapprima era stato pubblicato su CD da Delta Dischi nel 2008 con 24 pezzi da Jenifer e 19 tracce tratte da Pelts (qui potete leggere la recensione dell’album che pubblicammo a suo tempo) – a mio modesto parere le ultime due superbe prove registiche di Argento che sanno ancora oggi, rivedendole, lasciare addosso quel senso di inquietudine e disgusto strisciante, nonché un orrore sotto pelle perenne, che solo i primi film del regista romano possedevano e trasmettevano allo spettatore in sala –.
Le musiche composte, orchestrate e dirette da Simonetti, con archi suonati da Giancarlo Apostoli, Michelangelo Pietroniro, Pierluigi Pietroniro e Maurizio Tarsitani, la voce fanciullesca di Greta Abeni, figlia del compositore Maurizio Abeni, rispecchiano lo stile che ben stimiamo del suo compositore e sono un eccellente connubio con le immagini efferate e truculente della narrazione: Jenifer è una donna di straordinaria bellezza e sensualità, ma segnata da un volto deturpato; al contempo vittima e carnefice, è un’antropofaga insaziabile capace di annullare la volontà dei suoi amanti, soggiogandoli in cambio di piaceri carnali. “Jenifer’s Lullaby” è una nenia tipicamente orrorifica, subito imitabile e cantabile, che fa serpeggiare un senso di fanciullesca pena, quella che emana sin dalla prima visione del suo volto deformato e agghiacciante, la bionda protagonista Jenifer. “Saving Jenifer” è un brano synth di tensione, assai cupo e rarefatto e stiracchiato fino allo sfinimento, con in coda il tema ninnananna angosciante in versione quasi fintamente rasserenante. “At the Police Station”, “Frank Comes Home” and “Memories of Violence” sono tracce dove la paura più insinuante e da incubi ad occhi aperti si fa strada tra sintetismi rimarcati e archi sottesi. “Frank and Jenifer” è il secondo leitmotiv della partitura che traccia il confine labile tra la violenta e a suo modo sexy protagonista ed il suo salvatore, il poliziotto co-protagonista: un tema sempre in forma di nenia ma celante trame oscure solo all’apparenza rese lievi da aeree armonie. Ariose come la nenia ripetuta più dilatata in “Jenifer Goes to Bed”. “Waking in the Night” affida ad un breve coretto campionato un afflato di orrore ancestrale. Stessa sensazione procurata dai successivi brani “The Bite”, il concitato herrmanniano “Jenifer”, il ritmico-compulsivo elettronico techno, con archi stridenti, di “Jenifer Seduces Frank” e il lascivo orgasmo synth-gore di “Making Love” che ha tutt’altro che piacevolezza sensuale nel suo progredire timbrico percussivo-elettronico. “Jenifer Meets Amy” ci ripiomba nella lullaby cariollionistica più classica da film dell’orrore. “Back Home” risulta all’inizio atmosferico coi suoi sintetizzatori enfatici, molto anni Novanta, spezzati sul finale dalla solita nenia e da effetti tetri, tipo quelli che si odono nel lungo bordone cupo a seguire. “At the Circus” è una melodia da giostra ma molto malefica nel suo circolare progredente armonioso. “No More, Jenifer!” affida ai synth e agli archi il compito di rendere il tutto misteriosamente teso. “Inside the Freezer” è suspense pura mentre “Escape from the City”, su linea sintetica prolungata, diviene ritmicamente tribale e concitato, per poi quasi citare il tema del viaggio/fuga di Psycho di Bernard Herrmann nella parte conclusiva. “Frank’s Desperation” è un florilegio synth a descrivere un attimo di quiete prima della tempesta di orride nefandezze finali. “Jenifer Looks Out the Window” ripresenta il tema portante con la vocina fanciullesca angustiante. Un violino solista e il carillon su synth ambient rendono fosco e asfissiante “Frank Spyed by Jenifer”, invece batte ritmicamente cardiaco e assillante “Terror in the Forest”. Chiudono l’LP “Dragged into the Forest”, pagina synth palpitante attesa e resa dei conti, con un crescendo raccapricciante electro-synth, e “Jenifer Medley (End Titles)” che avrebbe la pretesa di acquietare tutto l’orrore perpetrato comunicando l’esatto contrario.