Journey

cover journeyAustin Wintory
Journey (Id. - 2015)
Iam8bit – 8BIT-8002
18 brani - Durata 58’03’’



Per comprendere la portata di quest’opera e catturare l’attenzione del giocatore non avvezzo a videogame metafisici come Journey, è necessario sfoderare fin da subito le armi pesanti: nel 2013 Austin Wintory ottenne una nomination ai Grammy Award nella categoria ‘Best Score Soundtrack For Visual Media’, gareggiando di fianco a pellicole quali Le avventure di Tintin, The Artist, Hugo Cabret, Millennium – Uomini che odiano le donne e Il cavaliere oscuro – Il ritorno.

Produzioni plurimilionarie che dalla loro avevano, tra gli altri, compositori chiamati Hans Zimmer, Howard Shore Trent Reznor e John Williams. Pur tenendo conto che alla fine il premio venne vinto da Reznor e Ross per Millennium, resta l’importanza epocale dell’evento, che finalmente legittimò e riconobbe pari dignità alla musica per le opere videoludiche così come quella per il cinema. Fu Wintory stesso, veterano dei videogame (sue le note di Assassin’s Creed Syndicate, Abzu, ecc.) catapultato inaspettatamente nella dimensione ultraterrena dello stardom, ad affermare che quella nomination in qualche modo sanciva la definitiva evoluzione del mondo dei videogiochi, ormai una forma d’arte tout court, non più ancella della letteratura o di altre forme di storytelling.
The entire point was the game itself”, dichiarò l’autore, e, ascoltando le tracce del suo lavoro, è evidente che il punto focale della partitura fosse proprio l’atmosfera straniante di Journey, in ogni suo singolo pixel, tanto da diventarne parte fondamentale, se non addirittura fondante: è infatti risaputo che gli sviluppatori riprogettarono intere sezioni di questo gioco per meglio adattarle alla composizione di Wintory.
Una volta premuto play, ci si trova nei panni di una figura incappucciata che volteggia come un dervisho attraverso deserti sabbiosi, mari eterei, lande sferzate dal vento, diretta verso una meta visibile all’orizzonte ma intangibile. Al collo una sciarpa di energia che incanta e pare assecondare i movimenti dell’orchestra. “Nascence”, la nascita, l’origine, tanto del viaggio quanto del tema cardine, maestoso nel suo farsi largo con viole e violoncelli capaci di smuovere la sabbia e commuovere. La successiva “The call” è una vera e propria chiamata, una voce interiore, una forza che con il tumulto di timpani ed archi percossi tempestosamente spinge giocatore e ascoltatore a farsi largo nel Mistero, sullo schermo così come nelle casse dello stereo. Il passo ieratico, il tono altisonante ma lieve, le intrusioni degli Elementi che soffiano e sbuffano fanno capolino tra le note, tutto contribuisce ad impreziosire l’esperienza uditiva, mai banale o già sentita. “Threshold” è la soglia, il capitolo in cui la narrazione si eleva e inizia ad oscillare accompagnata da arpe e strumenti pizzicati. La tensione verso l’alto ed il sublime sono il vero canone in Journey, una continua ascesa che ripaga la fatica grazie a soluzioni e sfumature che rifuggono i cliché dei generi, chiamando alla mente la maestria caleidoscopica di Jerry Goldsmith, nume tutelare di Wintory.
L’intero cammino dell’Eroe è costellato di prove e pericoli, e “The road of trials” è la stazione in cui se ne suggella la nobiltà ed il coraggio, con flauti che pennellano con grazia orientaleggiante atmosfere nostalgiche che evocano i paesaggi dipinti da Joe Hisaishi e Ryuichi Sakamoto.
Il viaggio emotivo, tra toccanti incontri fortuiti e tormente nevose, giunge al capolinea con “I was born to this”, un climax prezioso in cui la voce angelicata di Lisbeth Scott allevia le fatiche del giocatore, accogliendolo nell’Empireo, sede dei beati. Non diversamente dal ruolo del coro nella colonna sonora di Abzu, il cromatismo sonoro si tinge di sacro, complice la formazione medievaleggiante e poi celtica della Scott, pianista classica che sbarcò sul pianeta OST grazie ad Hans Zimmer, per poi lavorare in pellicole come Avatar, Shrek, Spiderman, Munich ed Iron Man.
Nel complesso l’opera di Austin Wintory è capace di parlare a più pubblici ed incantarli, fruibile com’è anche da chi non abbia interesse di prendere in mano un joypad.

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