La musica per film: “libertà”, “felicità” e “passione” – Intervista esclusiva a Pivio e Aldo De Scalzi
La musica per film: “libertà”, “felicità” e “passione” – Intervista esclusiva a Pivio e Aldo De Scalzi
Colonne Sonore: Hamam, il bagno turco (Ferzan Ozpetek, 1997)
Pivio e Aldo De Scalzi: L’inizio della nostra avventura nel mondo delle colonne sonore ! Circa un anno prima della realizzazione della colonna sonora di Hamam, Aldo e io avevamo fatto uscire un CD dal titolo “Deposizione” a nome del gruppo Trancendental (in realtà sempre noi due), una sorta di viaggio prog-psichedelico con forti influenze dell’area musicale mediterranea che va dalla Turchia al Maghreb. Per caso questo CD era arrivato alle orecchie di Marco Risi e Francesca D’Aloja (rispettivamente produttore e attrice protagonista de Il bagno turco). Dopo alcuni mesi da quell’incontro fortuito, ricevo una telefonata in cui mi si chiedeva di incontrare Ferzan Ozpetek per un’eventuale collaborazione cinematografica. La cosa mi stupì non poco anche perché all’epoca lavoravo a Madrid come ingegnere elettronico al giornale El Pais e la musica era per me sostanzialmente un hobby (Aldo invece ha sempre fatto il musicista, fin dagli inizi degli anni ’70). La cosa più eclatante è che l’incontro si sarebbe svolto direttamente a casa di Ferzan, che scopro essere esattamente di fronte all’appartamento dove abitavo allora … E’ stato un incontro folgorante, con una missione da folli: realizzare una colonna sonora (cosa che non avremmo mai pensato di poter affrontare) in 12 giorni per poter permettere di rientrare nei tempi utili a presentare il film per il festival di Venezia. Pur non avendo la più pallida idea di come approcciare una colonna sonora, in effetti in 12 giorni abbiamo realizzato quanto avevo discusso con Ferzan. Il film in realtà non venne scelto per il festival di Venezia, e probabilmente questa è stata la sua fortuna: dopo molti mesi, siamo alla primavera del 1997, ricevo un’ulteriore telefonata da Ferzan che mi annuncia che il film è stato scelto per la “Quinzaine des realisateurs” a Cannes !!! All’epoca stavo continuando a fare la spola tra Roma e Madrid per continuare la mia collaborazione con El Pais, ma mi sono detto: “Quand’è che rifarò la colonna sonora di un film e soprattutto quand’è che potrò essere presente nuovamente a Cannes con un film in concorso ?”. Quindi, dopo essermi consultato con Aldo, decido di prendere un paio di giorni di ferie per poter partecipare alla prima di Hamam. E qui tutte le certezze sulla mia vita accumulate in anni di “onorata” carriera di ingegnere sono definitivamente saltate. Quando mi sono ritrovato sul palco di Cannes con tutta quella gente che applaudiva ho provato un’emozione che ancora oggi faccio fatica a descrivere. Insomma il risultato è che durante il viaggio aereo di ritorno a Madrid ho scritto la lettera di dimissioni irrevocabili e, soprattutto, istantanee. Il film poi ha girato il mondo e noi ci siamo ritrovati a vendere circa 300.000 copie del CD (che risulta ancora essere a nome del gruppo Trancendental).
CS: Viola bacia tutti (Giovanni Veronesi, 1998)
PA: Dopo l’esperienza fatta col primo film di Ferzan Ozpetek, Aldo ed io ci aspettavamo di essere coinvolti in qualche altro progetto in cui mettere a frutto il marchio di conoscitori di musica “etnica” (almeno questa era l’idea che molti dell’ambiente cinematografico si erano fatti di noi all’epoca); invece i primi progetti nei quali siamo stati coinvolti sono stati Le faremo tanto male, una commedia con la regia di Pino Quartullo per la cui colonna sonora abbiamo realizzato gospel e ragtime (?!?) e Viola bacia tutti con la regia di Giovanni Veronesi che all’epoca aveva sbancato i botteghini con le sceneggiature per Pieraccioni. Questo film segna anche il nostro incontro con la montatrice Cecilia Zanuso, moglie di Enzo Monteleone, due punti di riferimento nelle nostre successive avventure cinematografiche. Con Giovanni Veronesi abbiamo subito trovato un’ottima intesa e per l’occasione abbiamo preparato i temi principali del film, molto indie-rock, ancor prima che questo venisse girato, basandoci solo sulla lettura della sceneggiatura e delle indicazioni del regista (in futuro adotteremo quest’approccio metodologico solo raramente, in realtà il più delle volte siamo intervenuti su un film solo a montaggio quasi terminato, avendo quindi l’opportunità di coglierne i ritmi interni e potendo valutare le nostre scelte sonore anche alla luce del “suono” del film). Molto spesso associo Viola bacia tutti a una clamorosa “toppa” di Mario Giusti nel suo libro “Stracult”: recensendo il film successivo di Giovanni Veronesi, Il mio west, mi sono visto appioppare un commento tutt’altro che lusinghiero sulla realizzazione della colonna sonora. Peccato però che non l’avessimo scritta noi !!! (Tra l’altro il succitato Giusti, nonostante le mie sollecitazioni, non ha mai corretto la recensione nelle successive fortunate edizioni del libro …).
CS: I giardini dell'Eden (Alessandro D'Alatri, 1998)
PA: Dopo la colonna sonora molto oscura e jazzy de L’odore della notte di Claudio Caligari, con I giardini dell’Eden di Alessandro D’Alatri torniamo alla scrittura di un commento musicale pieno di riferimenti “etnici”. In realtà l’iniziale approccio di Alessandro D’Alatri doveva essere sensibilmente più pop, avendo contattato in prima battuta Lorenzo Jovanotti. La collaborazione si era poi conclusa con la sola partecipazione di Lorenzo e del suo bassista Saturnino in veste di attori nel film. Qui iniziamo ad allargare anche l’organico con cui tuttora realizziamo le nostre colonne sonore, introducendo per la prima volta partiture per un quartetto d’archi. I giardini dell’Eden peraltro segna anche la nostra prima volta in concorso al festival di Venezia; nell’occasione avevamo anche altri due film (il già citato L’odore della notte nella sezione Settimana della critica e La seconda moglie di Ugo Chiti nella sezione Controcampo per il quale avevamo pensato ad una partitura molto “balcanica”). Dal punto di vista tecnico questo è anche il primo film per il quale abbiamo affrontato un missaggio in 5.1 (in realtà partendo da un missaggio stereo). Si trattava quasi di un prototipo e quindi non avevamo ancora esperienza in merito e purtroppo si sente, soprattutto nella versione home video.
CS: Ormai è fatta (Enzo Monteleone, 1999)
PA: Ormai è fatta segna l’inizio di una lunga collaborazione col regista Enzo Monteleone ed è anche il primo film per il quale otteniamo una candidatura al David. Avevamo già in precedenza affrontato una colonna sonora con influenze sonore balcaniche, ma in questo caso abbiamo tentato un’ulteriore integrazione con atmosfere rockabilly creando così una miscela esplosiva. Se possiamo riconoscere a noi stessi una prerogativa, potremmo dire che questa sta proprio nel cercare “pervicacemente” soluzioni sonore possibilmente non scontate, sempre di comune accordo con i vari registi che restano il nostro costante punto di riferimento. In effetti, non contenti di aver ipotizzato questo mix di fanfare e chitarre slide, nonostante il film sia ambientato tra Bologna e Torino, per i titoli di coda abbiamo pure recuperato uno dei temi principali trasformandolo in una canzone in genovese, la lingua della nostra città, che cantiamo noi stessi. Questa è una soluzione che spesso abbiamo adottato nel tempo.
CS: Harem Suare (Ferzan Ozpetek, 1999)
PA: Harem suare è il nostro primo film in cui siamo impegnati nella scrittura di una partitura quasi completamente orchestrale (una cinquantina di elementi). Già dalle prime immagini, la musica è caratterizzata dalle note dell’ultima aria della Traviata, per l’occasione parzialmente riorchestrata e con un testo che nella sua ultima parte risulta inedito e scritto da noi stessi. Sappiamo che suona eretico ma la richiesta specifica di Ferzan Ozpetek si basava sul fatto che il sultano Abdulhamit II (il film racconta il periodo della sua caduta) amava l’opera italiana ma mal sopportava i finali tristi. Ecco perché nella nostra versione Violetta riacquista le forze e non muore (!!!). Il film partecipa al festival di Cannes nella sezione “Un certain regard”. Solo a mix finito eravamo riusciti a coinvolgere Antonella Ruggiero per una versione cantata in turco del tema principale (con testo scritto da Ozpetek stesso) e la nostra speranza era quella di poter riaprire le sessioni di mix per un eventuale pick-up (si intende per pick-up un ritocco del suono finale del film, che spesso viene adottato quando ci si accorge durante le visioni di controllo di un possibile errore sul suono – sempre possibile vista la mole di informazioni sonore che arrivano al momento finale del missaggio: dialogo in presa diretta, doppiaggi, ambienti di presa diretta e aggiunti, effetti speciali, musiche originali e di repertorio). Purtroppo il brano non arriverà mai sul film ed è possibile ascoltarlo solo sul CD della colonna sonora quale bonus track.
CS: Distretto di polizia - 11 stagioni (registi vari, 2000 - 2011)
PA: Con Distretto di polizia arriviamo alla televisione e alla lunga serialità (in effetti quest’avventura si è conclusa solo recentemente con l’undicesima serie). Ricordo che ci era stato richiesto di realizzare qualche provino per verificare la fattibilità o meno del progetto. Ci era stato detto che la produzione si aspettava qualcosa di epico ed orchestrale (fino ad allora la stessa produzione aveva quasi sempre collaborato col Maestro per antonomasia Ennio Morricone). Essendo ben lungi da noi l’idea di voler emulare tale mostro sacro, decidemmo di prendere una strada molto più personale, dimenticando le indicazioni avute e proponendo qualcosa che non saprei definire ma che aveva richiami alle chitarre prog anni ’70, archi suonati all’”indiana” con continui glissati e groove di batteria trip-hop. Tale provino diventerà (esattamente come lo avevamo realizzato) la sigla della serie. Fino alla quarta serie abbiamo seguito scena per scena tutti gli episodi con approccio “cinematografico”: ogni momento musicale veniva elaborato ex-novo (pur partendo da una serie di temi principali che necessariamente dovevano ritornare nel corso delle singole puntate per creare una sorta di fidelizzazione ed aumentare la riconoscibilità del progetto); dalla quinta serie abbiamo iniziato ad affrontare le varie puntate pensando più in termini di “libreria musicale”, cioè realizzando di volta in volta alcuni temi principali in varie versioni (che si sono accumulati nel tempo) e demandando alla figura di un consulente musicale la scelta e il montaggio dei vari brani, di fatto adottando uno schema produttivo più “industriale”.
CS: Casomai (Alessandro D'Alatri, 2002)
PA: Casomai si caratterizza per un approccio musicale generale fatto di suoni latino-americani e ritmi caraibici, ma per noi diventa l’occasione per scrivere il tema della “Danza sul ghiaccio armonico” (che probabilmente è anche il motivo della nostra seconda candidatura al David). Questo brano nasce dall’intuizione di Alessandro D’Alatri che ci ha spinto a scrivere un brano che potesse suonare come un inno matrimoniale (e in effetti ancora oggi sono molti quelli che ci chiedono la partitura del brano, nella sua versione per organo liturgico, per farlo suonare in occasione della loro cerimonia nuziale (!!!)) ma che potesse trasformarsi in una danza mediorientale che permettesse la coreografia di una coppia di danzatori sul ghiaccio, a simboleggiare le difficoltà della vita di coppia costretta a muoversi con tutte le cautele possibili su un terreno assai scivoloso.
CS: El Alamein - la linea del fuoco (Enzo Monteleone, 2002)
PA: El Alamein è uno dei film che ci hanno più coinvolti emotivamente. La lavorazione, dal nostro punto di vista, è durata molti mesi: di fatto scrivevamo i vari temi in forma prototipale man mano che il film veniva girato, sulla base dei giornalieri che arrivavano con flusso costante dal Marocco (location scelta per il film). In realtà c’era stato un primo passo di avvicinamento al progetto finale con la realizzazione, sempre ad opera di Enzo Monteleone, di un documentario molto toccante sui reduci sopravvissuti alla battaglia di El Alamein ed ancora vivi. Molte delle testimonianze raccolte sarebbero state in qualche modo inglobate nel film. A differenza delle nostre altre esperienze con grandi orchestre, abbiamo registrato i vari brani a Praga con l’orchestra nazionale Ceca sotto la direzione di Ezio Bosso (compositore tra gli altri per Salvatores e Tavarelli). Dopo le sessioni di registrazione dell’orchestra abbiamo ulteriormente aggiunto percussioni e plettri maghrebini e ci siamo avvalsi per alcuni brani dei vocalizzi di Noureddine Fatty. Tutto il materiale finale è stato utilizzato nel film tranne il momento della battaglia centrale: in questo caso è stata missata la versione preparata con strumenti campionati, evidentemente per la sua “fredda asetticità” che avrebbe in qualche modo ulteriormente rafforzato il delirio agghiacciante del combattimento (sul CD ufficiale della colonna sonora che continua a essere ristampato ancora oggi con una certa frequenza sono presenti entrambe le versioni).
CS: Per sempre (Alessandro di Robilant, 2003)
PA: Per sempre rappresenta il nostro primo approccio ufficiale col tango e le milonghe, ovviamente riviste dal nostro punto di vista (cioè da parte di un musicista come Aldo, che è nato musicalmente con il prog, e da me, figlio del punk). Stranamente il risultato finale è sopravvissuto all’opera originale al punto che alcuni dei brani del film sono costantemente suonati in molte milonghe italiane (fenomeno per altro in crescita su tutto il nostro territorio).
CS: L'ispettore Coliandro (vari episodi) (Manetti Bros., 2004 - 2009)
PA: L’incontro con i Manetti Bros. è stato l’occasione per allargare ulteriormente i nostri orizzonti musicali. Con loro ad oggi abbiamo realizzato 17 film TV (cioè i 14 episodi de L’ispettore Coliandro, che tuttavia vanno considerati come opere singole, ognuna con una propria struttura musicale, e 3 film della prima serie di Crimini), un medio-metraggio (Il caso Carretta, firmato solo da Pivio), un film horror, tuttora inedito, Cavie e 3 film per le sale cinematografiche (Piano 17, L’arrivo di Wang e L’ombra dell’orco, quest’ultimo in 3D prossimamente nelle sale e a firma solo di Pivio). Per il pilota de L’ispettore Coliandro (Il giorno del lupo), dopo un breve periodo di scrittura di quelli che sarebbero diventati i temi principali di tutta la serie, ci siamo chiusi allo Studio G (studio storico di Genova, ora dismesso, che ha visto la nascita dei New Trolls, fondati da Vittorio De Scalzi, fratello di Aldo che peraltro abbiamo coinvolto come cantante in un paio di canzoni e anche come flautista). Abbiamo quindi chiamato alcuni nostri amici musicisti genovesi e, mantenendo la struttura inizialmente scritta ci siamo lasciati andare a lunghe jam session con largo utilizzo di strumenti vintage, ai quali abbiamo poi aggiunto in post-produzione le sessioni di fiati e archi in puro stile blaxploitation, come fortemente richiesto dai due registi. Nel corso delle quattro serie abbiamo poi sempre riorganizzato il materiale di quelle sessioni, aggiungendo di volta in volta elementi che caratterizzassero ulteriormente le singole puntate (hip-hop, musica simil-cinese, musica africana, techno, heavy-metal, jazz, persino canti gregoriani …). Insomma un’infinita palestra sonora.
CS: Piano 17 (Manetti Bros, 2006)
PA: Piano 17 è in qualche modo l’ideale prosecuzione dell’esperienza musicale fatta con le prime due serie de L’ispettore Coliandro (tra l’altro vi ritroviamo molti degli attori), ma ricordiamo questo film non tanto per l’ennesima nomination ai Nastri d’argento (siamo a quota sette, mai vinto …), quanto per la nostra partecipazione in qualità di attori (Aldo sarà presente in questa veste anche in Giorni e nuvole di Silvio Soldini e Pivio in un episodio de L’ispettore Coliandro)! Nel film siamo due ascensoristi che finiranno sgozzati … Una giusta fine, potremmo aggiungere …
CS: 7 km da Gerusalemme (Claudio Malaponti, 2006)
PA: 7 Km da Gerusalemme merita una segnalazione per l’anomalia con cui è stata concepita la sua colonna sonora; in effetti si tratta, a parte alcuni temi al pianoforte pensati espressamente per la pellicola, di una riutilizzazione del materiale realizzato per il film I giardini dell’Eden di Alessandro D’Alatri, con alcune ulteriori rielaborazioni per ney solo (un flauto turco) per ottenere un miglior risultato sulle scene.
CS: Il mercante di pietre (Renzo Martinelli, 2006)
PA: Con Renzo Martinelli abbiamo collaborato per tre progetti filmici (Il mercante di pietre, Carnera e Barbarossa). Quello che abbiamo sempre apprezzato di Renzo è la sua attitudine “manageriale” che lo porta a pensare a film che, almeno sulla carta, possano uscire dai confini nazionali. Per la musica de Il mercante di pietre abbiamo adottato una scrittura orchestrale molto rigorosa, quasi sempre sottolineata da un ritmo ossessivo eseguito all’unisono da una marimba e da un koto che segnano l’inesorabile procedere della storia verso la sua tragica fine. Per i titoli di coda abbiamo invece rielaborato il tema principale del film in forma di canzone con l’interpretazione dell’eccellente voce di Yasemin Sannino con la quale da quel momento inizieremo uno stabile sodalizio artistico.
CS: La mano de Dios (Marco Risi, 2007)
PA: La mano de Dios segna il ritorno ad una collaborazione artistica con quello che era stato il produttore del nostro primo film Hamam. Abbiamo volutamente evitato riferimenti territoriali alle principali location del film (Buenos Aires e Napoli), tracciando un percorso sonoro spesso “solenne” ma anche disperato, come è la figura del calciatore protagonista del film di Marco Risi. Abbiamo anche potuto verificare nuove modalità produttive consentite dalla rete durante la realizzazione della canzone “Hand of God”, magistralmente interpretata da Lee Rogers (suo è il testo): in effetti non ci siamo mai incontrati di persona ed abbiamo lavorato in tempo reale ognuno nel proprio studio (lui a Londra, noi a Genova) ma pensiamo che il risultato finale non risenta minimamente della distanza fisica.
CS: Complici del silenzio (Stefano Incerti, 2008)
PA: Con Complici del silenzio ci siamo trovati di fronte a un “bel dramma”: il regista Stefano Incerti ci aveva coinvolti a montaggio praticamente concluso e con una colonna guida (ovvero realizzata con musiche di repertorio provenienti da altre opere) perfettamente funzionante su scena. Non era la prima volta che ci si imbatteva in un film da musicare dovendo trovare soluzioni che sostituissero e vincessero l’affezione di chi (regista e montatore) si era abituato a vivere le emozioni del film con tracce sonore di grande qualità. Stavolta avremmo dovuto fare i conti, in particolare, con un brano struggente di Riuychi Sakamoto “Bibo no aozora” che alle nostre orecchie suonava come il vero motivo dell’Oscar a Gustavo Santaolalla per le musiche di Babel (ma ripeto, questa è la nostra opinione …). Sarà forse per puro spirito di competizione, ma alla fine abbiamo trovato una soluzione distantissima dalla musica inizialmente montata ma piena ugualmente di un grandissimo pathos che fortunatamente ha convinto tutti. Tra l’altro, con questo film abbiamo ulteriormente consolidato l’idea di diventare “editori” di noi stessi, mantenendo così il totale controllo produttivo ed editoriale delle nostre musiche (almeno dove fosse possibile farlo). Sembra essere questo un fatto marginale, in realtà quasi sempre il compositore di “musica applicata” è costretto a cedere parte dei diritti della sua opera a terze parti (gli editori) che, a fronte del pagamento dei costi di scrittura e realizzazione, diventano i gestori del patrimonio artistico dell’artista stesso. Purtroppo questa subordinazione rischia, ormai troppo spesso, di relegare ed associare l’opera alla sola vita del film per il quale viene composta quando invece potrebbe mantenere un propria autonomia (come invece succedeva fino agli ’70 quando si era in presenza di editori “illuminati” … Ovviamente non possiamo e non vogliamo accomunare figure editoriali molto diverse tra loro; in effetti c’è ancora oggi chi traduce in passione la propria professione … ma tant’è che sono sempre meno). Quella che era nata come una risposta alternativa alle tipiche logiche produttive si sta peraltro trasformando in una vera e propria attività parallela alla nostra più tipica implicazione compositiva al punto che ad oggi abbiamo editato una trentina di film e stiamo iniziando a coinvolgere anche artisti amici nella nostra avventura editoriale.
CS: Si può fare (Giulio Manfredonia, 2008)
PA: Con Giulio Manfredonia abbiamo spesso collaborato, sia in prima persona, come per il suo film d’esordio Se fossi in te e per Si può fare, sia come compositori aggiunti (per E’ già ieri e Qualunquemente). Con le musiche di Si può fare otteniamo la nostra terza nomination al David di Donatello e abbiamo vinto parecchi premi. Per raccontare la storia dei “folli” protagonisti abbiamo fatto ricorso alla gioia e al ritmo delle fanfare di stampo balcanico, già adottate in altri nostri precedenti lavori con in più la dolenza di alcune ballate fortemente ispirate ai canti dell’interno dell’Albania.
CS: Moana (miniserie) (Alfredo Peyretti, 2009)
PA: Prima occasione per collaborare con l’emittente SKY. Molti anni prima avevamo avuto l’opportunità di lavorare col regista Alfredo Peyretti per il suo Fuga con Marlene ma non se era fatto niente. La sensazione ricevuta, anche grazie all’influenza del regista e del suo montatore Osvaldo Bargero, è stata fin da subito di una maggiore libertà di movimento, musicalmente parlando, rispetto a quella ottenibile in produzioni per le altre emittenti presenti sul territorio nazionale. Questo ci ha permesso di realizzare una colonna sonora molto acida e torbida, con chitarre e fiati spesso al confine del free-jazz, una sorta di ideale connubio con il nostro iniziale approccio alla musica prog e punk.
CS: L'arrivo di Wang (Manetti Bros., 2011)
PA: L’arrivo di Wang, ritorno alla fantascienza in Italia dopo anni di totale assenza di questo genere, ha avuto una lavorazione molto lunga. E’ stato necessario un continuo feedback con le immagini, durato circa un anno, man mano che i numerosi effetti speciali arrivavano a compimento. In effetti la prima struttura musicale era stata preparata quando il film presentava ancora la figura dell’alieno del film interpretato da un attore cinese in tutina verde. Una volta cancellato dalla scena e sostituito con l’extraterrestre (totalmente virtuale, disegnato frame by frame) potevamo riadattare l’idea musicale iniziale in funzione delle espressioni e dei movimenti di Wang, che fino a quel momento potevamo solo ipotizzare. Il film ha avuto un buon riscontro di critica al festival di Venezia ed ora è pronto a sbarcare in Inghilterra dove verrà distribuito durante l’estate prossima. Purtroppo in Italia ha risentito di una distribuzione quasi inesistente. Peccato perché avrebbe meritato miglior sorte.
CS: La peggiore settimana della mia vita (Alessandro Genovesi, 2011)
PA: La peggiore settimana della mia vita è ad oggi il nostro miglior risultato al botteghino (10 milioni di incasso in sala). Con Alessandro Genovesi abbiamo trovato subito una grande intesa; la sua idea, risultata poi vincente, era quella di recuperare le atmosfere jazzy alla Django Reinhardt, con una formazione ristretta (spazzole, contrabbasso, chitarra, violino, clarinetto (o sax tenore) e pianoforte). Largo spazio alle improvvisazioni “pilotate”, soprattutto di clarinetto e chitarra. In questo film è nato anche un accenno della collaborazione artistica con Andrea Mingardi che è proseguita in maniera più concreta col successivo (ed ancora in fase di montaggio) Il peggiore Natale della mia vita, sempre per la regia di Alessandro Genovesi che uscirà nelle sale il prossimo inverno.
CS: Walter Chiari (miniserie) (Enzo Monteleone, 2012)
PA: Raccontare tutte le vicende, positive e no, legate alla realizzazione della colonna sonora di Walter Chiari, andato in onda recentemente su RAI 1 con grande successo, richiederebbe come minimo lo spazio di un “instant book” (ultimamente di gran moda). Cercheremo di riassumerle … Dopo un’iniziale analisi delle necessità di musiche “su scena” fatta con Enzo Monteleone, non potendo contare su alcun materiale di repertorio, abbiamo dapprima realizzato tutte le musiche d’epoca della prima puntata, passando da atmosfere anni ’40 fino ad arrivare agli anni ’70, cercando di essere il più verosimili possibile perché questi brani avrebbero dovuto suonare proprio come brani d’epoca (per la seconda puntata, legata alla fase finale della vita di Walter Chiari si è potuti fortunatamente attingere ad un minimo di repertorio storicamente plausibile). Dopo che le riprese sono terminate abbiamo quindi iniziato a lavorare sul commento originale vero e proprio e qui ci siamo dovuti “scontrare” con presunte necessità espressive della rete ammiraglia, concilianti verso un vasto pubblico tendenzialmente non più giovane, contrapposte alle idee nostre e del regista, meno vincolate a stilemi predefiniti. Abbiamo così realizzato completamente due soluzioni distinte, una più “tradizionale” e l’altra più “moderna”, entrambe con la stessa orchestra (il che almeno garantiva un minimo di uniformità sonora). Alla fine, salvo un paio di scene, ha prevalso la proposta più “moderna” con un prepotente tema centrale che ritorna nelle fasi fondamentali della storia. Purtroppo la colonna sonora non è ancora disponibile su CD (e chissà se mai lo sarà).
CS: Quali sono i vostri compositori italiani e stranieri preferiti di musica per film?
PA: In effetti, essendo entrambi molto curiosi e grandi ascoltatori, la lista potrebbe essere infinita e molto varia per stili, periodi storici e quant’altro. Volendo dare una risposta che riassuma i gusti di entrambi, potremmo dire che per ciò che riguarda l’Italia, a parte gli inevitabili Ennio Morricone (come si potrebbe ignorarlo?), Armando Trovajoli, Nino Rota, e i successivi Franco Piersanti e Carlo Crivelli, tutta la nuova generazione (da Andrea Guerra a Paolo Buonvino, a Teho Teardo, a Giuliano Taviani) meriterebbe maggiore attenzione da parte dei mass media. E qui dovrebbe partire “il pippone” sulle doverose rivendicazioni che la nostra categoria sta, con grande difficoltà, attuando da qualche tempo a questa parte, ma lo evitiamo, rimandandolo eventualmente a un’occasione dedicata. Se ci spostiamo all’estero, rimanendo tra i contemporanei (o quasi) i nostri favori vanno sicuramente a personaggi come Ryuichi Sakamoto (preso in blocco!), Hans Zimmer (ma lo sapevate che ha militato a lungo alla fine degli anni ’70 – inizio anni ’80 col gruppo Krisma di Maurizio Arcieri e Cristina Moser?), Danny Elfman (un altro che proviene dal pop …), Gabriel Yared (fantastiche le musiche di Betty Blue e Il paziente inglese), Mychael Danna (non c’è che l’imbarazzo della scelta nella sua enorme filmografia), Terence Branchard (le sue collaborazioni con Spike Lee sono un must!) e Trent Reznor (essere riuscito a portare su schermo le atmosfere dei suoi Nine Inch Nails ha quasi dell’incredibile). Ma la lista sarebbe ancora lunghissima …
CS: Cosa significa per voi “musica per immagini”?
PA: La prima parola che ci viene in mente è “libertà”. Sembra paradossale ma i vincoli imposti dalla necessità di interagire con le immagini ci permette in realtà di concepire ogni volta mondi sonori sempre diversi, soluzioni ritmiche e armoniche altrimenti impensabili. Nel corso della nostra, tutto sommato recente, carriera (in effetti il nostro primo film è Hamam del 1997 e ad oggi tra film, film tv, miniserie e serie abbiamo all’attivo un centinaio di titoli) abbiamo potuto spaziare, senza troppi scrupoli, tra atmosfere “etniche”, musica per orchestre grandi e piccole, jazz, techno, heavy-metal, prog, tango, indie-rock, gospel, rag-time, minimal, bossa nova e tutte le possibili combinazioni tra queste forme musicali così diverse tra loro. E tutto questo mantenendo comunque un nostro stile personale. In quale altro dei mondi sarebbe potuto essere possibile un simile miracolo? Io, Pivio, sono cresciuto vedendo fin da piccolo una quantità impressionante di film (mio padre appena poteva mi portava al cinema e all’epoca, cioè inizio degli anni sessanta, era possibile vedere con un unico biglietto due film completamente diversi …). Adoravo immergermi nel buio della sala e lasciarmi rapire dalle storie, dalle immagini e dai suoni che uscivano dallo schermo. Sapere di poter contribuire ora a quegli universi non può che rendermi una persona felice. Ecco, direi che a libertà posso anche aggiungere le parole “felicità” e “passione”, una passione che fortunatamente continua ogni giorno ad alimentarsi di nuove esperienze.
Sito ufficiale di Pivio & Aldo De Scalzi:
http://www.pivioealdodescalzi.com/
Sono presenti ampie sezioni dedicate a news, discografia, filmografia, download gratuito di brani.
Pagina di Pivio & Aldo De Scalzi su Facebook:
http://www.facebook.com/pages/Pivio-Aldo-De-Scalzi/110883005598
http://www.imdb.com/name/nm0211506/
http://www.imdb.com/name/nm0006707/