La legge della violenza (Tutti o nessuno)/Mafia, una legge che non perdona

cover_legge_mafia.jpgStelvio Cipriani
La legge della violenza (Tutti o nessuno)/Mafia, una legge che non perdona (1969/1980)
GDM Music CD 4311
22 brani (8 + 14) – durata: 51’ 02’’



L’ennesimo CD «two in one» a cura della GDM Music di Gianni e Paolo Dell’Orso comprende due partiture del maestro Stelvio Cipriani diversissime per genere, stile ed epoca: il western all’italiana La legge della violenza (Tutti o nessuno), film basato sul consueto codice della vendetta e delle sue degenerazioni, e il mafia movie, ambientato però a Salerno e di stampo meroliano, Mafia, una legge che non perdona.
In un periodo in cui le produzioni cinematografiche a basso costo abbondavano (anni ’60 e ’70), poteva benissimo capitare che, per ovviare alle ristrettezze di budget, venissero riciclate da film precedenti scene di massa, location ricostruite nei teatri di posa o anche intere colonne sonore per le quali spesso si attingeva alla cosiddetta musica di repertorio depositata presso le case discografiche. Per la prima pellicola in oggetto Cipriani sfrutta infatti un tema da lui ideato per Un uomo, un cavallo, una pistola (1967), ricavandone semplicemente alcune variazioni e ritoccandone qua e là gli arrangiamenti: in “Seq. 1” e “Seq. 5” spicca una tipica tromba solista, nella rallentata “Seq. 3” un organo che prolunga un’introduzione per chitarra distorta. A questo leitmotiv aggiunge un paio di brani da saloon (“Seq. 2” e “Seq. 7”) ed un bell’intermezzo sentimentale dal sapore antico per clavicembalo solo prima (“Seq. 4”), per ensemble con organo elettrico, flauto e tromba in primo piano poi (“Seq. 6”). Ecco così approntato uno spaghetti western convenzionale ma più che dignitoso.
Per il secondo film invece il compositore romano utilizza largamente l’elettronica e le ritmiche disco, dimostrando di essere molto attento alla moda del tempo. Il commento sembra in generale più rivolto ad esacerbare il lato emotivo e melodrammatico della vicenda anziché mettere in luce le ruvidezze del contesto drammatico. Il tema iniziale “Seq. 1”, il più angosciante di tutti con quei bassi pulsanti e quegli accordi grevi di pianoforte e tastiere, viene riproposto soltanto due volte (“Seq. 9” e “Seq. 14”), entrambe con piccole modifiche nei dettagli alfine di aumentarne il carattere ossessivo; di contro una vasta parte del lavoro è occupata dalle variazioni su un tema di sofferta malinconia (“Seq.7”) e da melodie di estrazione popolare - inevitabili in storie incentrate sulla malavita meridionale - rivisitate però in chiave elettronica (“Seq. 4”, “Seq. 5” e “Seq. 10”). Completano il quadro un tema lounge (“Seq. 2”) e un brevissimo rock and roll (“Seq. 3”).
Il disco è in conclusione interpretabile o come una bizzarra combinazione antologica o altrimenti, e più correttamente, come un saggio del polistilismo di Stelvio Cipriani.

Stampa