From Sleep

cover_from_sleep.jpgMax Richter
From Sleep (one-hour version) (2015)
Deutsche Grammophone 0289 479 5257 2 CD DDD GH
7 brani – Durata: 58’34”



Una personale ninna nanna per un mondo frenetico” – secondo le parole dello stesso autore. Una dichiarazione programmatica che non lascia spazio a dubbi: From Sleep vuole essere primariamente un cullante invito a scivolare nel sonno… ma non solo. Nelle note del supporto Richter (Valzer con Bashir, La chiave di Sara) riferisce che il suo lavoro rappresenta anche un esperimento sulla percezione del suono.
E in effetti il suo progetto originario è molto più ambizioso: From Sleep infatti è un estratto di circa 60 minuti dall’album Sleep della durata di 8 ore (disponibile solo nella versione digitale). Dunque, non semplicemente una ninna nanna per addormentarci, ma una vera e propria colonna sonora pensata per tutte le ore del nostro riposo.
Nello sterminato campo di indagine delle neuroscienze esistono studi sulla percezione sub-cosciente relativamente agli stimoli sensoriali. Cosa succede al nostro cervello esposto a questi stimoli durante il sonno? Oltre a tutti gli altri, come risponde e interagisce il nostro sistema nervoso centrale agli eventi sonori quando non siamo nello stato di veglia? Molte questioni sono aperte ed è interessante che una parte di queste indagini possa stimolare la creatività di artisti del calibro di Richter.
Condurre l’ascoltatore a fare esperienza di quanto la musica possa permeare e plasmare i nostri stati di coscienza durante lo ore del riposo è l’intento del compositore britannico. Nel progetto From Sleep l’autore sfrutta abbondantemente il principio di ripetizione tipico del minimalismo: micro cellule motivico-melodiche che si ripetono incessantemente talvolta accompagnate da ampie frasi in contrappunto che concorrono al fondale armonico; oppure ampie e lentissime sequenze armoniche che si svolgono mutevoli e cangianti come la danza delle meduse nell’oceano. Richter non è certo il primo ad aver individuato nella ripetizione uno degli elementi fondamentali attesi più o meno consciamente dall’ascoltatore (ben disposto): l’orecchio infatti tende ad essere rassicurato da eventi sonori periodici (che siano semplici cadenze armoniche o brevi melodie che si muovono per grado congiunto e costruite su un ritmo tranquillo e cullante). Il rischio di questo stile compositivo è dietro l’angolo: l’evidente semplicità e ripetitività di certe formule può generare nell’ascoltatore impreparato il sospetto di un’insufficienza creativa e di una scarsezza di idee. Sta all’abilità e all’originalità del compositore riuscire a comunicare espressione, senso e bellezza anche con pochi, pochissimi elementi. Richter in questo caso sembra voglia ridurre il suono alla sua pura e trasfigurata essenza timbrica liberandolo dall’idea stessa di forma complessa. Eppure non è solo il suadente colore di suoni puri e levigatissimi che rapisce l’ascoltatore, ma anche una delicata e sapiente sensibilità contrappuntistica che caratterizza diversi brani, tra i quali spicca, dominatore incontrastato, "Dream 13", il pezzo più bello di tutto l’album: una semplice sequenza armonica in arpeggio realizzata dal pianoforte mentre maestose arcate di violoncello si levano e inabissano quasi come un calmo moto ondoso. In questo brano Richter lavora sui quattro parametri classici della musica (ritmo, melodia, armonia e timbro)  per dare corpo a ad una musica che “respira”, onirica, circolare nel suo dispiegarsi e talmente avvolgente da non lasciar trasparire alcuna increspatura. Davvero un brano di grande potenza evocativa. Come pure "Dream 8" nel quale spicca il vocalizzo su una nota sola dell’eterea voce di Grace Davidson che accompagna dolcemente lo svolgimento della sequenza armonica di un quartetto d’archi ridotta ad uno stato di purezza essenziale.
Sulla falsariga di quanto scoperto dagli studi sulle fasi del sonno, anche il progetto From Sleep alterna differenti brani cercando idealmente di proporre un itinerario che rispecchi i diversi stadi del riposo. Seguendo l’andamento di queste fasi, i brani si succedono alternando movimenti più mossi ad altri quasi statici. Ovviamente, denominatore comune è il mood morbido dei timbri, la pulsazione tranquilla e lenta, la ripetizione delle brevi cellule motiviche e armoniche prive di qualunque asperità.
Il giudizio generale sull’album è positivo. L’esperimento è riuscito: la musica di Richter accompagna l’ascoltatore come una lunga e avvolgente ninna nanna. La bellezza non manca, anche a partire dalla cura con cui è stata curata la confezione in un sontuoso black & white. L’argentea luna che campeggia sulla copertina e nelle foto del booklet non lascia spazio a dubbi: almeno per un’ora verremo rapiti dalla frenesia di questo mondo impazzito e ci faremo cullare dalla bellezza dei suoni che sembrano provenire da un lontanissimo e personalissimo passato, forse quello che ciascuno di noi, segretamente, custodisce … nel sonno.

Stampa