Chiamatemi Francesco
Arturo Cardelùs
Chiamatemi Francesco (2015)
RTI - Distribuzione digitale a cura di Made In etaly
17 brani – Durata: 28’00”

Si sente davvero tutto l'entusiasmo del giovane Arturo Cardelùs alle prese con la sua prima partitura cinematografica importante, già nel meraviglioso tema principale, un tango a la Piazzolla per ovvie circostanze.
Come dichiarato dal compositore spagnolo infatti, il regista Luchetti e il produttore Valsecchi avevano in mente per la pellicola sulla travagliata gioventù nell’Argentina di Videla di Papa Bergoglio, un tema che “rimanesse”, che la gente ricordasse anche all'uscita dal cinema.
Beh, il tema di Bergoglio composto da Cardelùs resta a lungo nella memoria e nel fischio di chi ascolta questa bella partitura, solare, schietta, anche nei suoi angoli più oscuri, come in fondo è giusto che sia dato che il film parla del Papa più schietto e cristallino, “alla buona”, che abbiamo mai visto.
E’ però lo sfondo terribilmente malinconico e autunnale della partitura a colpire, l’aspetto di fascinata predestinazione che accompagnano lo svolgimento della pellicola e della parabola dell’uomo Bergoglio prima che del prete destinato a diventare Papa.
La strumentazione è classicissima (la Budapest Art Orchestra) e la voce solista della chitarra (suonata da Juanito Pascual) dona alla partitura quella giusta nota di colore locale ma anche quell’agrodolce retrogusto che presagisce e ricapitola allo stesso tempo tutti gli eventi narrati dalla pellicola in uno squisito corto circuito narrativo nel quale il racconto si fa tutt’uno con la memoria stessa del medesimo.
E allora comprendiamo meglio la scelta del compositore di non essere mai eccessivamente aggressivo, “hollywoodiano” nel commento, persino nel meraviglioso tema di Videla che non viene narrato come il cattivo per antonomasia, quanto come qualcuno che non è riuscito a “danzare” la sua vita, come si capisce dagli accenni ballabili del suo tema, trascinati, ottusi, senza malinconia che sembrano però volerci dire che anche il dittatore avrebbe potuto avere un’altra vita, se solo avesse ascoltato: la musica, gli uccelli, il vento, il mare, gli altri.
Ambizioso suggerimento quello di Cardelùs che nella terra del Tango trova addirittura una risposta esistenziale al tutto: siamo strettamente correlati su questo pianeta in una grande eterna danza tutti quanti e dobbiamo ballare ognuno a suo modo, col suo ritmo, col suo tempo confrontandoci e aiutandoci, e chi si tira fuori è chi decide di potere fare a meno degli altri e che alla fine perde anche se stesso nel tentativo di fermare tutti, di zittire la musica.
E quando ascolterete gli stupendi, drammaticissimi eppure esultanti “End Credits (Main Theme)” vi renderete conto che questo giovane, promettente compositore ha ragione da vendere.