The Complete Hobbit & The Lord Of The Rings Film Music Collection
Howard Shore
The Complete Hobbit & The Lord Of The Rings Film Music Collection (2015)
The City of Prague Philharmonic Orchestra
Silva Screen Records SILCD1483
2 CD - 32 brani, durata 2h e 28’

Titanico è dire poco. Il tributo che la City of Prague Philharmonic Orchestra ha dedicato all’esalogia cinematografica tolkieniana lascia inchiodati sulla poltrona. Il doppio album uscito per la Silva Screen è infatti un concentrato di artigianalità, di sinfonismo vibrante e di ossequiosa dedizione al monumento scolpito da Howard Shore.
Le pagine e pagine dei temi del film, che cominciano con il primo capitolo dello Hobbit (Un viaggio inaspettato) e terminano con Il ritorno del re del Signore degli Anelli, sono state raccolte e selezionate con grande cura. Inevitabilmente, in questo genere di operazioni, la sfida principale da affrontare è quella di dare continuità all’ascolto, o meglio di dare il senso di una “sinfonia” compiuta e non di una semplice carrellata di brani. Una sfida che, con risultati non proprio brillantissimi, aveva tentato lo stesso Shore alcuni anni orsono con la sua “Sinfonia” tratta dalla trilogia del Signore degli Anelli. Sinfonia che, non sappiamo per quali motivi, ha concesso uno spazio smisurato alle canzoni dei titoli di coda, lasciando a margine parecchi pezzi forti orchestrali, sebbene bisognosi di essere cuciti assieme e ripensati nell’ottica di un ascolto assoluto. I 32 brani selezionati e prodotti da James Fitzpatrick hanno invece un intento più antologico, anche se la massa sterminata di musica proveniente dai sei film ha imposto anche in questo caso (e non poteva essere diversamente), di lavorare con le forbici alla mano. I semplici appassionati del film vi troveranno tutto l’essenziale, corroborato da una qualità audio ineccepibile. Gli aficionados eruditi avranno invece l’occasione per cogliere le tante sfumature di questa reinterpretazione colta grazie alla vena ispirata de musicisti praghesi, dei solisti vocali in grande spolvero e del coro (a dire il vero un po’ assente, ma che dà il meglio di sé in “ The Prophecy” e che appare in affanno solo in qualche sporadico caso, come nell’epica carica dei Rohirrim, “The Fields of Pelennor”). Unici scollamenti che potrebbero risultare “fastidiosi” riguardano la strumentazione esotica (ad esempio le inimitabili percussioni metalliche del tema di Isengard, che qui sono irriconoscibili) e in generale una certa piattezza delle percussioni nel mix complessivo dell’album. Segnaliamo infine le gradevolissime cover strumentali dei brani degli end titles, in particolare: “Song of the Lonely Mountain”, “May it be” (con un’Enya reinventata al flauto di pan, forse un po’ kitsch a dire il vero, ma dipende dai gusti…), e la bellissima “Into The West” affidata alla calda voce di un violoncello accompagnato dagli archi. Stupenda.