I lunghi giorni della vendetta

cover days of vengeanceArmando Trovajoli
I lunghi giorni della vendetta (Days of vengeance) (1967)
Penta Music PTM 002
32 brani - durata: 61'58"

voto4

La grande popolarità acquisita dal western italiano durante gli anni Sessanta induce alcuni registi normalmente dediti al cinema impegnato a cimentarsi in un genere che all’epoca garantiva immediato riscatto dopo un flop ai botteghini. È il caso di Florestano Vancini che dirige una revenge story in cui Giuliano Gemma veste i panni di un uomo ingiustamente condannato ai lavori forzati per l’omicidio del padre. Fugge così di prigione per individuare i veri responsabili del delitto, che si riveleranno essere alcuni trafficanti di schiavi e di armi. Il film ha mietuto pochi consensi presso la critica: sono state giudicate incongrue soprattutto l’ironia e le acrobazie di Gemma in una vicenda che avrebbe dovuto essere cupa e con un protagonista tormentato.

Sul piano cinemusicale l’interesse deriva dal fatto che é l’unico western all’italiana firmato da Armando Trovajoli. Il compositore - uno dei più prolifici ed eclettici del cinema italiano - si attiene alle tipiche soluzioni del genere, smussando però i caratteristici toni grevi con la scrittura elegante che lo ha sempre contraddistinto. Già l’iniziale “Main titles” e la successiva “Il campo di prigionia” dimostrano questo approccio ingentilito: sono entrambe animate da un’intensa e breve performance di tromba deguellizzante sorretta da decisi colpi di tamburo e da una liquida linea di pianoforte. Le scene dinamiche prendono corpo ancora attraverso l’utilizzo della tromba (che riecheggia la melodia portante), della chitarra elettrica solista e di ritmiche a cavalcata: vedi in proposito “La prateria”, “Duello disperato” “Ennio, prendi il fucile”, “Sfida per una vendetta”, “L’agguato”, “Rabbia e amore”, “Inseguendo il sole”, “Deserto infuocato”, queste ultime due arricchite dal contributo dell’oboe. I momenti di sospensione e stasi narrativa di solito sono letti alla luce di alchimie sonore per chitarra acustica ad accordi sgranati, colpi di tambora, brevi interventi di chitarra elettrica su singola nota, occasionali partecipazioni degli archi (“Ombre al tramonto” “L’imboscata”, “L’attesa”, “Dopo il duello”, “I lunghi giorni - Part 2”), della chitarra classica (“Passi nella notte”) o della tromba con sordina (“Fatti il segno della croce”). Trovajoli affida poi ad un’armonica inserita in ambito orchestrale gli sprazzi di romanticismo di “Amore per una squaw”. I frequenti e solari cenni country sono anch’essi richiamati in diversi punti dal binomio chitarra acustica-armonica: “Sole alto”, “Vai, cow-boy, vai” (con solismi di chitarra elettrica), “Sole basso”. Oltre che nel finale del film (“Tutto finisce all’alba”, anche qui con chitarra elettrica), lo stesso tema è utilizzato, forse con voluto effetto stridente, pure nella drammatica scena dell’impiccagione poi sventata (“Un solo colpo”). Non è raro inoltre che frammenti delle suddette tre sezioni siano tra loro giustapposti nello stesso brano, ad esempio in “Dopo il duello - Part 2”, “La prateria II”, “Fantasy”, “I lunghi giorni”, “Muori o vivi”. Per concludere, l’ambientazione di confine trova un controcanto musicale in “Cantina”, evoluzioni per chitarra classica che richiamano, rivisitandoli in stile etnico, i temi noti. L’ultima e più completa edizione discografica, tra l’altro impreziosita dall’inedita minisuite orchestrale “I lunghi giorni della vendetta (original japanese single version)”, è uscita su licenza GDM Music nel 2007 grazie alla label giapponese Verita Note. La londinese Penta Music la ripropone ora in questa fedele ristampa, sempre su licenza, ad un prezzo decisamente più accessibile.

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