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  • Sergio Miceli – Il padre della critica cine-musicale: una grande eredità
27 Set2019

Sergio Miceli – Il padre della critica cine-musicale: una grande eredità

Scritto da Roberto Calabretto. Pubblicato in Dossier

Musica per film: lascito e ricordi di Sergio Miceli
Introduzione a cura di Massimo Privitera

Il 27 maggio scorso presso la prestigiosa e rinomata “Fondazione Ugo e Olga Levi” di Venezia, nella quale si trova l’importantissima “Biblioteca Gianni Milner”, di stupefacente ricchezza artistico archivistica libraria per contenuti musicologici e non solo, nell’ambito dell’evento di incontro e divulgazione della preziosa opera omnia e della personale collezione del compianto critico e musicologo cine-musicale Sergio Miceli, intitolato, a ben dire, ‘Musica per film: lascito e ricordi di Sergio Miceli’, abbiamo assistito ad una serie di interventi autorevoli giustappunto in suo onore.

Una giornata a lui dedicata con profondo affetto e dedizione da chi gli è stato legato intimamente, amico, collega o semplice divulgatore del suo operato di notevolissimo impatto nella Settima Arte, perché soltanto e seriamente grazie a lui oggi possiamo ritenerci fortunati di possedere un reale giudizio critico e analitico sulla musica applicata alle immagini e le sue derivazioni di differente e molteplice forma. La moglie Rita Pagani Miceli, insieme alla figlia Chiara, hanno presenziato e testimoniato con dovizia di affettuose rimembranze; le medesime rimembranze che hanno inondato di curiosità musicali legate all’Ottava Arte, e di osservazioni appetitose e sincere, il folto pubblico presente, elargite da ospiti illustri quali il critico e musicologo Roberto Calabretto, di cui potete leggerne un prezioso articolo commemorativo di seguito, il compositore di musica per film Franco Piersanti, il compositore e biografo ufficiale di Ennio Morricone, Alessandro De Rosa, e poi Antonio Trudu dell’Università di Cagliari, il compositore Daniele Furlati e Renata Scognamiglio dell’Università La Sapienza di Roma. La biblioteca di Sergio Miceli (1944-2016), così acquisita dalla Fondazione Levi di Venezia, accoglie i testi musicologici e di musica per film appartenuti al suddetto musicologo scomparso nel 2016 a 72 anni, dopo una lunga malattia. Ritenuto all’unisono il fondatore degli studi sulla musica cinematografica in Italia, Miceli ha interamente consacrato la sua attività di investigazione e divulgazione alla produzione di Nino Rota, Ennio Morricone, Franco Piersanti e allo studio delle funzioni della colonna sonora nel cinema di Federico Fellini, Sergio Leone e altri Autori ragguardevoli del cinema italiano e americano. I suoi scritti comprendenti manuali, saggi e analisi sono divenuti un punto di riferimento per gli studi del settore. Miceli ha richiesto espressamente che il suo patrimonio librario, facente parte della sua immensa biblioteca, fosse donato alla Fondazione Levi allo scopo di essere preziosa fonte per studiosi e neofiti della materia cinematico musicale.

Sergio Miceli – Il padre della critica cine-musicale: una grande eredità
A cura di Roberto Calabretto

Infaticabile autore di testi e articoli sulla musica per film, Miceli è stato anche un grandissimo didatta. Docente al Conservatorio e all’Università di Firenze e alla Sapienza di Roma, egli ha organizzato moltissimi convegni di rilevante importanza, a partire da Musica & Cinema svoltosi nel 1990 a Siena presso l'Accademia Chigiana, istituzione che vantava una tradizione filmico-musicale avendo avuto tra i collaboratori Sebastiano Arturo Luciani e poi Angelo Francesco Lavagnino, quest'ultimo come docente di corsi specifici voluti dal conte Chigi.  Non va parimenti dimenticata la sua costante presenza ai seminari dell’Istituto di Ricerca per il Teatro Musicale di Roma, in cui si dibattevano i problemi inerenti ai rapporti fra il teatro d’opera e il cinema, e quella come membro del comitato di redazione di importanti periodici come Music and Moving Image. All’interno della Fondazione Levi era stato coinvolto in alcuni convegni. A lui abbiamo sempre pensato come prezioso punto di riferimento per i progetti che a Venezia stavano nascendo e che ora stanno sviluppandosi e concretizzandosi. La sua improvvisa scomparsa lascia un vuoto incolmabile e, a me, la perdita di un amico di cui conservo bellissimi ricordi.

Personalmente ci piace ricordare Sergio come uno dei padri della musica per film sui cui testi un’intera generazione di studiosi si è formata trovando puntualmente ogni genere di risposta ai tanti quesiti che ripetutamente affioravano soprattutto negli ultimi decenni del secolo scorso. Varrà allora la pena ricordare che, quando le pubblicazioni di Miceli iniziarono a comparire nella musicologia italiana, sortirono l’effetto di una vera e propria folgorazione facendo conoscere una disciplina ai più sconosciuta se non addirittura snobbata o relegata ai margini, quasi fosse una parente povera di cui vergognarsi. Pochi musicologi si erano confrontati con i problemi della musica cinematografica affidando agli studiosi di cinema il compito di recensire maldestramente le musiche di compositori come Nino Rota che sono poi state messe correttamente al vaglio di analisi serie ed accurate solo quando l’Archivio del compositore è approdato alla Fondazione “Giorgio Cini” di Venezia. Fugaci riferimenti alle colonne sonore facevano capolino nelle recensioni di alcune riviste cinematografiche, come Cinema Nuovo in cui spiccavano quelle firmate da Luigi Pestalozza e Roberto Leydi, e raramente di quelle musicologiche che avevano visto lo sporadico coinvolgimento di Massimo Mila, Roman Vlad, Guido Pannain e pochi altri. Prestigiose riviste come Cineforum e Bianco e Nero si contraddistinguevano invece per riflessioni molto sommarie e, talvolta, fuorvianti per cui la musica per film era letteralmente svilita e privata di tutta la sua complessità.

Anche gli stessi strumenti basilari della ricerca musicologica, come i dizionari enciclopedici e i progetti editoriali di settore, confermavano questo stato di cose. In un suo intervento, come sempre contraddistinto da una marcata vis polemica, al primo convegno promosso dalla Fondazione Levi nel 2011 e dedicato alla storiografia della musica per film, Miceli aveva fatto notare al pubblico come la voce Musica per film del celeberrimo DEUMM, Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti diretto da Alberto Basso e pubblicato dalla UTET, fosse stata affidata a Claudio Tempo, ovvero a un giornalista piemontese ma attivo in area genovese al Corriere Mercantile e poi al Secolo XIX. Ma anche l'ambiziosa Storia dell'opera italiana, che annovera un volume intitolato Teorie e tecniche - Immagini e fantasmi in cui gli autori si occupano di certi risvolti sociali del teatro musicale, fino ai calendarietti profumati che i barbieri regalavano ai clienti, era del tutto priva di una sezione dedicata al filmopera. Una lacuna imperdonabile se consideriamo che proprio in Italia, sin a partire dai tempi di Carmine Gallone, era stato un rilevantissimo fenomeno culturale e di costumi di portata anche economica. Una situazione, pertanto, molto pesante e in totale discordanza con quanto accadeva nella musicologia europea che, da tempo, aveva invece avviato una vera e propria rinascita degli studi sulla musica per film.

Sin dal loro primo apparire, i volumi di Miceli – su tutti La musica nel film. Arte e artigianato, a cui seguirono Musica e cinema nella cultura del Novecento  e le importantissime monografie su Ennio Morricone, gli interventi su Nino Rota e gli altri compositori che hanno lavorato nell’industria cinematografica -, hanno letteralmente rivoluzionato questo approccio superficiale. I suoi interventi erano caratterizzati dal rigore metodologico e dall’accuratezza analitica che portavano al raggiungimento di risultati di altissimo livello. Le sue analisi erano di straordinaria precisione: nascevano dal confronto diretto con le partiture musicali e con una mole di documenti impressionante permettendogli di arrivare a risultati che ancor oggi sono dei veri e propri punti di riferimento degli studi del settore. In questo Miceli ha saputo porre la musica dei suoi compositori amati sotto una nuova luce, mentre non ha avuto alcun problema nel manifestare perplessità e pesanti critiche nei confronti dell’operato di coloro, come Ildebrando Pizzetti e Goffredo Petrassi, che sono entrati nell’universo della settima arte senza alcuna consapevolezza. Nel fare questo, egli non temeva di attaccare, spesso con particolare veemenza, anche quelle che a torto erano ritenute le sacre istituzioni della musica cinematografica, come il celebre Komposition für den Film di Adorno, che proprio nel convegno alla Levi del 2013 aveva pesantemente sottoposto ad una critica serrata mettendone in risalto l’imbarazzante inconsistenza. Egli aveva esordito citando le parole con cui Adorno e Eisler avevano aperto l’Introduzione del loro noto volume che, a suo avviso, potrebbero già indurre lo studioso di cinema e di musica per film a interrompere immediatamente la lettura. Qui, infatti, troviamo scritto: «Il cinema non può essere concepito isolatamente, come una forma d’arte autonoma ed a sé stante, ma va invece inteso come il più caratteristico dei mezzi dell’odierna cultura di massa, che si avvale delle tecniche di riproduzione meccanica».  Nel negare aprioristicamente un potenziale artistico alla settima arte, queste parole avevano dato luogo a una serie di conseguenze, a tratti dogmatiche, per cui Adorno e Eisler di fatto dimostravano di ignorare film, registi e compositori cinematografici la cui produzione letteralmente nega quanto i due scrivevano. I pregiudizi sul cinema e la sua musica, pertanto, appartenevano alla musicologia non solo nazionale ma anche internazionale.

Negli studi sulla musica per film, Miceli è ricordato soprattutto per aver ideato la cosiddetta ‘teoria dei livelli’. Il generale risveglio a cui sono andati incontro gli studi sulla musica per film nel corso degli anni '80 è coinciso con il sopraccitato La musica nel film. Arte e artigianato, vero e proprio spartiacque nella cultura italiana. Nonostante sia sostanzialmente imperniato sui compositori d’area colta, un limite che lo stesso Miceli aveva ricordato in più occasioni,  questo testo apre una serie di prospettive teoriche allora foriere di risultati e aperture notevoli. Molte pagine sono dedicate alla figura di Nino Rota e al suo sodalizio con Federico Fellini attorno a cui Miceli aveva potuto elaborare la teoria dei livelli che ha permesso nuove forme di approccio alla musica per film. Se le tradizionali teorie di carattere semiologico, grazie alla loro matrice derivante da un modello linguistico di analisi del testo letterario, avevano portato all’individuazione di due funzioni ben note, diegetica ed extradiegetica (livello interno e livello esterno), quella elaborata da Miceli ha portato all’aggiunta del livello mediato in cui, a suo avviso, risiede il massimo del potenziale interattivo di una colonna sonora con l’immagine filmica.  La teoria dei livelli, allo stesso tempo, ha permesso di affrontare il cinema di Federico Fellini mettendo in risalto le funzioni di primo piano esercitate dalla musica di Rota al suo interno, al punto da divenire un vero e proprio personaggio della narrazione.

Questa teoria, per quanto circoscrivibile all’interno di determinati generi cinematografici e musicali, nella sua semplicità si rivela estremamente funzionale rispetto ai modelli teorici fioriti più o meno in quegli stessi anni. Modelli ben noti a Miceli che li aveva sottoposti ad un rigoroso vaglio critico mettendone in risalto i pregi e le lacune. Basti pensare a Ästhetik der Filmmusik di Zofia Lissa, a Unheard Melodies. Narrative Film Music di Claudia Gorbman, a Cinema e musica. Il racconto per sovrapposizioni di Cristina Cano e Giorgio Cremonini, alla produzione di Michel Chion, Nicolas Cook e Philipp Tagg.  Miceli guardava con interesse a questa mole di studi a cui però pur sempre muoveva dei rimproveri: il fatto di trascurare del tutto la prospettiva storica che a lui era molto cara e che in questi testi era, invece, del tutto trascurata.
«In principio era la storiografia»: era questo infatti il monito con cui egli orientava la propria ricerca, come aveva ribadito anche nel corso dei suoi interventi alla Levi.


 
Questo motto d'ascendenza biblica è tra i più ignorati negli studi sulla musica applicata, dove per mera volontà analitica si confondono musiche nate per il cinema con musiche preesistenti; e ancora musiche cinematografiche con musiche televisive, fino a occuparsi di quelle usate nei videogiochi. Ovviamente si tratta in ogni caso di fenomeni degni di studio, ma prima ancora si dovrebbe tentare una minima sistemazione storiografica (come avviene in ogni settore cronologicamente stratificato della musica e non solo), per accorgerci che il contesto culturale e di costume della musica nel cinema muto, per fare un esempio, differisce da un'area geografica all'altra (un conto è infatti la fruizione statunitense, un altro è quella europea, a “parità” di condizione sociale); per cui i distinguo storici e poi storiografici dimostrerebbero facilmente le profonde diversità tra un fenomeno e l'altro, con la relativa impossibilità di fare d'ogni erba un fascio. Si moltiplichi questa constatazione oggettiva per tutti i fenomeni nascenti dai rapporti musica-cinema e successivamente musica-media e si capirà quanto c'è ancora da fare sul piano meramente storiografico. Proprio seguendo questo monito si devono leggere i testi che affollano il suo Archivio. Questo riflette la vastità dei suoi interessi musicologici e contiene volumi di acustica, danza, didattica, estetica, etnomusicologia, teatro musicale, teoria, jazz, musica per la radio, televisione e media in genere, accanto ai tradizionali dizionari, trattati, manuali, monografie, epistolari e a un vasto corpus di partiture. Ovviamente, quale motivo di maggior interesse ai nostri fini, vi sono molti testi di musica per film e tutte le pubblicazioni di Miceli stesso. Poter consultare i suoi volumi, i testi che studiava e pazientemente annotava, spesso manifestando la sua vis polemica che sarà una delle caratteristiche del suo sapere, e soprattutto gli appunti delle sue analisi audiovisive sarà un grande oggetto d’interesse per tutti coloro che intendono capire, da un lato, il suo magistero e, dall’altro, i percorsi e gli strumenti d’indagine di questa disciplina.

 

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Daniela Bocconi

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