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05 Ott2019

“Una grande lezione di musica per film” – Parte Trentesima

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Interviste

“Una grande lezione di musica per film” – Parte Trentesima

Colonne Sonore protrae nel dare risposta alle numerose richieste di lettori di differenti età che studiano o si apprestano a intraprendere composizione e che anelano diventare compositori di musica applicata. Ci facciamo aiutare in tal impresa da chi vive in prima persona l’Ottava Arte e da chi scive musica per immagini, chiedendo ai medesimi di rispondere a sei domande che la nostra redazione ha ritenuto necessarie per divenire autori di musica per film.
Ecco a voi la trentesima parte della Lezione-Intervista di musica applicata con le sei identiche domande a cui molti compositori italiani e stranieri hanno risposto per facilitare i futuri colleghi che si accosteranno alla Settima Arte e la sua Musica:

Domande:

1) Che metodologia usate nell’approcciarvi alla creazione di una colonna sonora?

2) Qualora non abbiate la possibilità, per motivi di budget o semplicemente vostri creativi, di usare un organico orchestrale, come vi ponete e quali sono le tecnologie che vi vengono maggiormente in aiuto per portare a compimento un’intera colonna sonora?

3) Descriveteci l’iter che vi porta dalla sceneggiatura alla partitura finale, soprattutto passando per il rapporto diretto con il regista e il montatore che talvolta usano la famigerata temp track sul premontato del loro film, prima di ascoltare la vostra musica originale?

4) Avete una vostra score che vi ha creato particolari difficoltà compositive? Se sì, qual è e come avete risolto l’inghippo?

5) Come siete diventati compositori di musica per film e perchè?

6) Che importanza ha per voi vedere pubblicata una vostra colonna sonora su CD fisico oggi che sempre di più si pensa direttamente al digital download?

Cris Ciampoli (compositore di Tides, La mia famiglia a soqquadro, Tutta un’altra vita)

1) Ho un rapporto di ‘monogamia’ con ogni mia singola Composizione, che però termina nel momento esatto del completamento dell’opera stessa. Da quel momento riparte un altro nuovo rapporto di ‘monogamia’ con un altro mucchio di note. Per ‘monogamia musicale’ intendo un rapporto univoco verso una Composizione, nel senso che la mia concentrazione è rivolta esclusivamente a quella musica, a quel genere musicale, a quel momento emotivo.
Il mio approccio ad una Colonna Sonora ha inizio sempre da questa mia caratteristica: per fare un buon lavoro devo creare un mondo virtuale esclusivo tra me, il Film e le Musiche che man mano andrò a Comporre. Ho bisogno di immergermi pesantemente in quel mondo facendolo mio, evitando distrazioni da altri mondi. Per questo motivo cerco sempre di dividere temporalmente progetti diversi. Poi il resto viene da se con il racconto del Film da parte del Regista, leggendo la sceneggiatura o in casi avanzati visionando il Film già terminato. Qualunque strumento o suono è buono come miccia, anche un semplice rumore può innescare la cascata compositiva. Ciò che amo meno fare in senso artistico è proprio scrivere sulle immagini. Preferisco di gran lunga immaginare il Film attraverso il racconto del Regista, perché ritengo sia impossibile poter riportare su pellicola tutte le sfaccettature di una idea che gira nella mente di un creativo come è un Regista o uno Sceneggiatore. Il nostro cervello ha capacità di immaginare cose così tanto fantastiche che il racconto di un Film, a mio avviso, sarà sempre superiore alla sua trasposizione Filmica. In questo modo posso attraverso la musica andare a caccia di quella parte emotiva del Film impossibile da esprimere con le immagini ma possibile con l’audio e le note. Gli occhi sono sordi e le orecchie cieche ma assieme vedono e sentono, questa la mia visione di un Film.

2) Penso che, attualmente, l’approccio professionale alla moderna composizione di musiche per immagini passi attraverso la produzione musicale. Essere un produttore musicale significa avere le competenze necessarie non solo a comporre, ma anche a fondere i suoni tra loro e renderli complici ed organici, pur essendo di natura differente per poi processare il tutto attraverso l’utilizzo di macchine pro audio atte a migliorare, manipolare finanche a stravolgere il suono. Io arrivo da una formazione di questo tipo. Iniziai a registrare musica negli anni ‘90 utilizzando un registratore analogico 4 tracce a cassette. Quando disponi di sole 4 tracce per costruire una musica che non puoi editare, impari i fondamenti della produzione musicale. Quella è stata una grande scuola. Oggi mi definisco un “Compositore Produttore”, possiedo un importante studio attrezzato delle migliori macchine Pro Audio e di una collezione di chitarre e synth vastissima, oltre ad una vasta gamma di Librerie Virtuali dalle quali attingo suoni orchestrali, acustici e sintetici. Ho anche tanti strumenti originali autocostruiti. Di fatto, quindi, sono allo stesso tempo un compositore, musicista e produttore. Produco completamente la mia Musica: dalla registrazione al mix definitivo. Questo tipo di approccio all’attività di compositore mi permette di essere indipendente e di modularmi in funzione del Budget. Oggi non è più essenziale avere una orchestra vera, piuttosto è importante avere un suono credibile. Resta inteso che tutto ruota attorno al genere musicale e che nelle produzioni internazionali ad alto Budget, laddove nelle partiture esistano parti orchestrate, certamente verranno registrate con orchestre vere, mentre per Film di medio e basso Budget, attraverso ottime competenze, si possono comunque ottenere grandi suoni credibili mediante campioni e Virtual Instruments.

3) Non esiste un solo metodo, ne esistono tanti. Per alcuni Film ho scritto addirittura Musiche senza aver visto mai in faccia il Regista e senza aver visionato il Film stesso. Per altri ho visto in faccia il Regista ma non il Film, questo è successo a volte con Gabriele Muccino, in particolare per il suo Film L’Estate addosso: lui ha inserito nel Film quattro mie canzoni, mentre per il Trailer Internazionale del suo A casa tutti bene ho ricevuto il video con l’indicazione dei momenti dove dovevo inserire la mia musica. Per altri film invece ho iniziato dalla lettura del soggetto, parlandone con il regista come se non ci fosse una fine! La Temp Track non rappresenta per me un problema. E’ possibile che il Regista assieme al Montatore decidano di appoggiare musiche famose alle scene per poi chiedere di catturarne il senso, lo spirito. Questo è un altro modo di comporre musica, per me altrettanto stimolante e divertente.

4) Prima di dedicarmi alla musica per immagini, la mia grossa frustrazione derivava dal fatto che mi venivano in mente idee di canzoni e musiche di genere musicale completamente differente tra loro. Quando hai una Band devi avere uno stile, un indirizzo musicale che ti identifichi, non puoi fare Pop, Blues, Disco, Rock e musica Classica assieme... anche se in fondo c’è stata una Super Band che ha fatto questo e che tutti amiamo. Questa mia versatilità, che nel mondo del Pop mi metteva in difficoltà, nell’universo della produzione musicale e nel Cinema si è rivelata una alleata inaspettata e potentissima che mi porta a ricevere richieste dai Registi sia per Colonne Sonore che Canzoni. In un recente Film per il Cinema, in accordo con il Regista, avevo inizialmente pensato ad un indirizzo molto sofisticato per la Colonna Sonora, scegliendo soluzioni musicali molto inusuali ed innovative. Abbiamo poi scelto di dare un indirizzo Jazz-Swing-Blues. Per me sono stati momenti di alta tensione, maggiormente a causa del pochissimo tempo che avevo a disposizione, ma la mia passione per la Black Music, assieme a tutti i concerti svolti nei Club fumosi negli anni precedenti, mi hanno permesso di portare la colonna sonora fino in fondo. Questa partitura alla fine mi è valsa una prestigiosa recensione che mi accosta all’Henry Mancini de La Pantera Rosa. La vita è strana.

5) Non ne ho idea. Posso citare la mia storia, che sarà completamente differente da tutte le altre. Ognuno ne ha una e questa eterogeneità ritengo sia la cosa più interessante di tutta la faccenda. Di fatto non c’è una scuola, anche se tante ve ne sono. L’unica vera scuola è la vita, vissuta attraverso la passione per la musica, per l’estetica, per la creatività e per l’arte in generale, oltre che per il cinema. La mia di storia nasce un giorno tanto lontano, potevo forse avere circa quattro anni. Ero a casa dei miei nonni materni dove mi vidi recapitare da un signore un grosso pacco di cartone. Era il regalo da parte di mia madre Anna per me, probabilmente in occasione del mio compleanno, non ricordo. Ma ricordo molto bene, una volta scartato il pacco, tutti quei tasti bianchi e neri che si intervallavano senza un motivo apparente ma così tanto affascinante. Lo montarono su quattro piedi di metallo, attaccarono la presa ed avvenne la magia, ero convinto fosse un giocattolo strano mentre invece era una tastiera Farfisa con un mucchio di levette colorate per modularne il suono. Ci spalmai subito sopra tutte le dita del mio corpo facendolo urlare come un asino inferocito!
Ci rimasi molto male di questo regalo così apparentemente bello ma così apparentemente “Inutile” quando il signore che lo aveva portato mi scansò e mi disse “Bambino si chiama tastiera e si usa così!”. Iniziò a suonare un pezzo incredibile, non potevo credere alle mie orecchie che per la prima volta in vita mia, oltre che percepire l’audio, trasportavano inspiegabilmente emozioni fortissime verso tutti gli anfratti del mio corpo! Prima di quel momento non conoscevo questa duplice funzione delle orecchie. La musica si insediò dentro di me da quel momento. Imparai subito a suonare qualche motivetto ma l’adolescenza presto arrivò e mi distrasse. Più avanti, intorno ai 15 anni, imparai a suonare la chitarra insieme ad un mio amico, perché ritenevo che la chitarra potesse affascinare tante ragazze. La chitarra non sortì nessun effetto sulle ragazze ed allora ritenni che formare una Band fosse cosa buona e giusta per avvicinare le ragazze e quindi la formai (e qui ebbi ragione). Tutto iniziò in un misto tra scherzo e passione, pian piano lo scherzo andava scemando fino a scomparire del tutto, lasciando spazio alla passione che porto con me sin da allora. Cominciai a scrivere Canzoni, a registrarle, ad arrangiarle. Formai una nuova Band, stavolta seria, con la quale suonammo per diversi anni, fino alla fine degli anni ‘90, in tantissimi Club di punta: Aretha Franklin, Etta James, BB King, Chuck Berry, Little Richard erano il nostro pane quotidiano. E nel frattempo componevo mie canzoni. Il fato portò la mia Band a partecipare al Festival di Sanremo del 2000 con una mia canzone originale “Ogni Ora”. EMI Music e Parlophone produssero un album scritto da me; si creò molto interesse in particolare attorno al brano “Reset”, che tratta di un amore virtuale tra due adolescenti e che fu, in seguito, definito premonitore rispetto all’allora sconosciuto Facebook, nato ben 9 anni dopo. Ebbi una grossa delusione dal mondo del Pop: tutto intorno a me cercava di allontanarmi dalla purezza artistica e dalla creatività così decisi di chiudere con la musica e tornai all’università laureandomi per la seconda volta. Nel frattempo le idee musicali continuavano a riempire i miei pensieri, mentre lavoravo ero costretto spesso ad allontanarmi per registrare qualche spunto a cui non potevo rinunciare ed a casa arrangiavo e producevo. Ho capito che devi andare incontro a te stesso ed a quello che sei veramente, anche se questa società fa di tutto per farti credere di non potertelo permettere. Oggi Compongo per il Cinema canzoni e colonne sonore.

6) Sono nato nel 1968. All’età di dieci anni uscii da solo per andare a comperare un vinile al negozio di dischi. Non ne avevo mai acquistato uno e non avendo idea di cosa comperare chiesi un consiglio al ragazzo addetto alle vendite. Mi diede in mano un LP con stampati sulla copertina quattro matti con la faccia pittata e con scritto KISS! Quei tizi mi facevano un po' paura ma per non fare la figura del fesso acquistai il disco. Mio cugino mi aveva appena regalato uno Stereo compatto con piatto integrato; quello dei Kiss fu il primo disco che misi sotto una puntina. Bastarono due note per convincermi che il venditore di dischi era più matto dei quattro con la faccia pittata sulla copertina. Solo dopo tanti anni compresi che quel venditore era stato un genio a proporre ad un bimbo di dieci anni l’acquisto dei Kiss come suo primo disco. Così venni svezzato al Vinile. Da allora acquistare dischi divenne un rito, ne collezionai tantissimi sognando di farne uno un giorno con la mia musica dentro. Per me il supporto fisico rimane qualcosa di bellissimo, qualcosa di non volatile come invece è fantasticamente la musica. Il supporto, il disco, il Vinile in primis, con i suoi solchi, è l’unica cosa che ti permette di toccare con le mani la musica.


 
Gustavo Gini (compositore di Condon Express, il documentario Buscando el paraíso e Paolina era la madre di Giulia)

1) Sono tante e diverse. Dipende da come e quando si prende parte ad un progetto; se ci si lavora sin da principio, dalla lettura della sceneggiatura o in un momento successivo, nella fase di post-produzione. L’ideale è inserirsi prima possibile, così si inizia a lavorare insieme al regista e/o produttori, per trovare la musica che meglio si sposa col progetto, definire il carattere che richiede in modo sempre propositivo e cercando di trovare l’equilibrio tra l’ideale e il possibile, generalmente marcato dal tempo a disposizione per realizzare la colonna sonora, che nella maggior parte dei casi è ciò che ne delinea la strada.

2) Io uso il programma Logic che è connesso al Vienna Ensemble e il Kontakt: due programmi nei quali si utilizzano diverse library e samplers, come Spitfire, Cinematica Strings, Berlin brasa, etc.

3) E’ sempre difficile “lottare” con ciò che ha il regista in testa, spesso influenzato dalla temp track utilizzata nel montaggio. Ed è proprio la famosa temp track che spesso non aiuta. La questione fondamentale è essere convinto del tipo di musica di cui il film ha bisogno e proporla al regista nel migliore dei modi. E’ quindi indispensabile creare dei buoni Mock-up che si avvicinino il più possibile a quella che sarà la BSO finale.

4) Nessuna in particolare. Può succedere che il regista non abbia chiaro ciò che vuole, creando così tanti dubbi, anche al compositore. La difficoltà molte volte è saper leggere i desideri del regista che spesso non ha le nozioni tecniche per poterli spiegare. Ma spesso non è una questiona tecnica, spiegare emozioni attraverso le parole è spesso difficile e la magia del cinema è proprio questa: trasmettere delle sensazioni e far vivere allo spettatore delle vere e proprie esperienze con l’uso delle immagini, dei suoni e della musica. Ricordo ad esempio un regista che mi disse di avere bisogno di una musica “blu”. Ancora oggi mi chiedo come possa essere una musica blu.

5) Suono il piano e scrivo sin da quando ero piccolo ed infatti ho appena pubblicato il mio nuovo CD “Nativo” con qualcuna tra queste composizioni. Un mio caro amico a Buenos Aires mi ha introdotto nel mondo del cinema e da quel momento non mi sono mai fermato, passando da Madrid e fino ad arrivare in Italia, nella meravigliosa Sardegna. Mi ricordo quando studiavo la storia di Mozart che scriveva per l’arciduca: al giorno d’oggi il cinema è il nostro palazzo, i registi e soprattutto i produttori sono gli arciduchi.

6) E più una questione romantica, oggi tutto è digitale, ma avere un CD fisico ti permette di avere un contatto con la musica, poter scegliere un disegno per la copertina, avere un testo, un oggetto che si può toccare oltre che ascoltare, indipendentemente dalla qualità audio degli mp3, il CD e il vinile. Ma questa è un’altra storia.

Mattia Donna & La Femme Piège (compositori delle serie Nero Wolfe, Fuoriclasse, I misteri di Laura, La strada di casa, Io sono mia)

1) Ogni nuovo lavoro può avere richieste diverse. Bisogna innanzitutto sapersi adattare alle esigenze del film o della serie Tv. Detto questo, che è un po' la base di partenza, per noi è fondamentale preservare la nostra identità. In qualunque contesto cerchiamo sempre di mantenere il nostro stile adattandolo alle varie necessità. In genere cominciamo a comporre da subito molto prima dell’inizio delle riprese. In questo modo capita spesso che quando iniziano le riprese il regista ha già i nostri provini in cuffia. Questo a volte può cambiare completamente l’andamento di una scena. Prima di iniziare la composizione cerco di parlare con più persone, il regista, gli attori, il produttore e dalle loro parole immagino e cerco di capire la direzione da prendere. A volte ci mandano dei brani campione da cui trarre ispirazione. Non li ascoltiamo mai. Cerchiamo umilmente una nostra strada e non vogliamo farci influenzare, anche se comunque restiamo sempre al servizio del film o della serie. L’importante è trovare l’equilibrio giusto tra le due cose. A volte capita che le musiche migliori sono quelle che scriviamo senza aver visto le prime immagini. Ovviamente non è una regola, ma succede. Successivamente quando il film comincia a prendere forma riadattiamo le composizioni sulle scene seguendo le indicazioni del regista e del montatore.

2) Una soluzione devi trovarla sempre, noi sentiamo una forte esigenza di crescere artisticamente lavoro dopo lavoro. Se mancano i soldi piuttosto li mettiamo noi. Non potremmo mai fare un lavoro a metà in cui non crediamo pienamente. È successo in passato e non accadrà mai più. Negli anni abbiamo investito molto nella creazione di uno studio “La Femme Piège Studio Recording”. Ora le nostre produzioni iniziano e terminano nel nostro studio. Abbiamo un metodo preciso di lavoro e lo studio è progettato per questo. Usiamo principalmente attrezzatura o effetti “vintage”  e siamo sempre alla ricerca di una strumentazione particolare. I suoni sono già definitivi in ripresa. Non usiamo mai suoni campionati o strumenti virtuali. L’organico dei musicisti può essere ridotto se proprio è necessario, ma comunque lavoriamo sempre con strumenti veri cercando un suono originale. Dal punto di vista creativo è un obbiettivo raggiunto dopo anni di lavoro, ogni errore commesso in passato è servito ad avvicinarci al risultato. Un esempio può essere il nostro ultimo lavoro per la serie TV La strada di casa (seconda stagione) in onda adesso su Rai uno. Una colonna sonora di cui siamo molto soddisfatti, dove abbiamo cercato strade alternative, sempre considerando che è un prodotto pensato per Rai uno.

3) Come ti dicevo prima non usiamo temp track. Iniziando a comporre e a registrare provini con ampio anticipo, sui premontati non vengono mai utilizzate altre musiche ma sempre e solo le nostre. Successivamente con il regista e il montatore inizia una lunga fase di aggiustamento, di scelte, di nuove composizioni o versioni alternative dei brani.

4) No, direi di no. Sono tutte difficili. Ogni volta mi stupisco di essere arrivato alla fine.

5) Arriviamo dalle canzoni d’autore. Il nostro percorso inizia con un disco pubblicato per una major nel 2007. In quell’anno rifiutammo di partecipare a Sanremo per motivi più tecnici che artistici. Dopo anni di concerti tra l’Italia e qualche altro Paese, abbiamo lavorato alle prime serie TV. Andrea ed io componiamo insieme da sempre, da quando eravamo giovanissimi. Scriviamo musica e canzoni ogni giorno dalle 10 del mattino alle 21 di sera. Ci viene naturale farlo. Fin dal primo tentativo sapevamo che in qualche modo sarebbe successo. Prendiamo questo mestiere molto seriamente studiando e ricercando continuamente, ma la cosa più importante è restare fedeli o meglio rassomigliare all’idea che abbiamo di noi stessi, come uomini e come artisti.

6) Ci piacerebbe ovviamente, sarebbe una bella soddisfazione. Purtroppo sappiamo che è impossibile. Il CD è solo un bel ricordo.

FINE TRENTESIMA PARTE



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Daniela Bocconi

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