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04 Mag2020

Intervista esclusiva a Cécilia Tsan

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Interviste

Un violoncello tra le colonne sonore - Intervista esclusiva a Cécilia Tsan

Quando si è in presenza di un’anima musicale e umana così rasserenante, dolce e dalla gentilezza disarmante come la violoncellista di fama mondiale, dal talento indiscutibile, Cécilia Tsan – cosa che oggi è sempre più rara da riscontrare e incontrare in questa umanità, per la stragrande maggioranza dei casi, egoista, menefreghista e indisponente, in riferimento soprattutto ad alcuni personaggi della Musica e dello showbiz che ‘se la tirano come non mai’ visto che il talento lo hanno dimenticato nella culla – intervistarla e sentirsi raccontare con semplice e appassionata sincerità tutta la sua vita tra le note, diviene qualcosa di non facilmente riportabile nero su bianco. Si rimarrebbe ore ed ore ad ascoltare tutta la sua esperienza, non solo professionale, accanto ad immensi compositori ed esecutori quali John Williams, Yo-Yo Ma, Simone Pedroni, Jerry Goldsmith, James Newton Howard.

La violoncellista di origini cinesi, ma nata in Francia, Cécilia Tsan, nel suo curriculum cine-musicale vanta collaborazione, oltre ad i succitati nomi, in centinaia di colonne sonore di compositori quali James Horner, David Newman, Randy Newman, John Powell, Danny Elfman, Alexandre Desplat e Alan Silvestri. Per maggiori info biografiche vi rimandiamo al suo sito ufficiale: https://www.ceciliatsan.com/biography.htm

Colonne Sonore: Quando ti sei avvicinata all’universo delle colonne sonore e cosa ti ha affascinato maggiormente?
Cécilia Tsan: Ho iniziato a registrare musica per film un po' a Parigi per alcuni amici compositori, tra i quali Marc Marder, franco-americano che ha scritto la bellissima musica di Sidewalk Stories (Charles Lane, 1989) per un piccolo gruppo (musica da camera). Poi un’altra musica, anche per piccolo ensemble, scritta da Alexandre Desplat che aveva appena iniziato la sua carriera. Ho anche registrato il Don Giovanni di Joseph Losey con Giuseppe Raimondi, Kiri Te Kanawa e Lorin Maazel alla direzione dell’Orchestra dell’Opera di Parigi, nella musica sublime di Mozart.
Dopo, nel 1991, mi sono trasferita a Los Angeles. Inizialmente non era mia intenzione di prender parte a molte recording session di colonne sonore, ma sono stata fortunata nell’essere molto richiesta negli studi di Hollywood. Ciò che mi ha affascinata di più è stata l’incredibile capacità dei musicisti di Los Angeles di leggere una nuova colonna sonora e registrarla cinque minuti dopo. Il livello di lettura e interpretazione è fenomenale oltre alle qualità tecniche essenziali.

CS: Sei una rinomata violoncellista. Qual è il tuo rapporto con questo strumento che può essere al contempo elegiaco e grave?
CT: Ho amato il violoncello quasi da sempre. Ho iniziato con il piano e poi il violino. Però quando ho sentito Yo-Yo Ma, i cui genitori erano amici di mia madre, ho chiesto di suonare il violoncello. Era così bello quando lui suonava! Il padre di Yo-Yo mi ha fatto conoscere l’insegnante di suo figlio ed è così che è iniziato tutto. Mi piace veramente il lato elegiaco e serio del violoncello. È davvero lo strumento che si avvicina di più alla voce umana e può esprimere i sentimenti più commoventi. Molto romantico! Ma non è sempre “serio” e fortunatamente ci sono anche canzoni o strumentali che richiedono umorismo!

CS: Nella tua carriera hai avuto modo di suonare il tuo strumento in assoli di un certo rilievo interpretativo per differenti compositori di musica applicata. Quale performance e score ti ha colpito di più e ancora oggi appena ti ascolti, provi un brivido emotivo?
CT: Ho suonato musica applicata per piccoli gruppi ed anche all’interno di orchestre sinfoniche, come violoncello principale e solista. Un pezzo che adoravo suonare in concerto era “Memoirs of a Geisha” dalla meravigliosa colonna sonora Memoria di una geisha (Rob Marshall, 2005) scritta da John Williams che abbiamo registrato con il mio amico Yo-Yo Ma. Una partitura bellissima che richiama anche le mie radici asiatiche. L’ho suonato molte volte in concerto con l’orchestra ma anche in recital per violoncello con il meraviglioso pianista italiano Simone Pedroni. John Williams, che sapeva che avremmo suonato questo recital, mi disse che sarebbe stato felice di ascoltarlo in anticipo! Che opportunità! Uno dei momenti più straordinari della mia vita di artista. Simone ed io siamo andati dal Maestro e abbiamo trascorso due ore indimenticabili suonando per lui, ascoltando i suoi commenti e parlando in modo molto spontaneo.

Simone Pedroni, John Williams, Cécilia Tsan

Un altro bellissimo ricordo: aver suonato agli Oscar (Academy Awards), da solista con Randy Newman e Sarah MacLachlan nel 1999, la canzone “When She Loved Me” di Toy Story 2.



Lavorare con Randy è un piacere immenso: la sua arte, la sua intelligenza e il suo senso dell’umorismo sono semplicemente fenomenali.

CS: Tu hai collaborato con compositori della Silver Age e della New Wave odierna. Che differenze hai riscontrato nella scrittura e approccio alle immagini?
CT: Mi sembra che ogni compositore abbia la propria firma in base alla sua personalità e al suo talento. Ammetto che amo particolarmente la musica di John Williams, James Horner, James Newton Howard, ma sono affascinata da un tipo come Danny Elfman. Per esempio, la sua colonna sonora di Alice in Wonderland di Tim Burton è semplicemente magica, stravagante e fantasiosa. John Powell è anche un compositore eccezionale, sia un preciso artigiano che un artista straordinario, anche estremamente rispettoso dei musicisti.

CS: Che ricordo ti è rimasto più indelebile di Jerry Goldsmith?
CT: Non ho lavorato molto con lui perché ero appena arrivata a Los Angeles, ma ho dei ricordi meravigliosi dei diversi Star Trek registrati con lui ai Paramount Studios.

CS: Ieri John Williams, Jerry Goldsmith, Randy Newman, Alan Silvestri, James Horner; oggi John Powell, Alexandre Desplat, John Debney, Steve Jablonski, Danny Elfman, James Newton Howard. Aneddoti ne avrai certamente sul tuo contributo alle loro partiture. Ne puoi raccontare qualcuno che tutt’oggi ti mette il sorriso o ti fa emozionare?
CT: Quanto a John Williams, ne ho parlato sopra; abbiamo un’amicizia che mi commuove ogni giorno. Dopo la registrazione di “Memoirs of a Geisha”, l’abbiamo celebrata in un ristorante e ricordo come Yo-Yo Ma ci ha fatto ridere con storie di ogni tipo. Ecco una foto della serata:

Cécilia Tsan, John Williams, Yo-Yo Ma

Un altro aneddoto, questa volta con James Newton Howard. Una mattina quando sono arrivata ai Sony Studios, mi è stato detto che dovevo essere il primo violoncello per questa sessione perché il solito violoncellista non c’era. Film di M. Night Shyamalan After Earth. È già una sfida dato che poche donne sono chiamate a suonare il violoncello in studio. In effetti, quel giorno credo che ci fosse solo un’altra donna nella mia sezione. Erano le cinque meno dieci e James Newton Howard mi si avvicinò dicendo: “Oh, che bel violoncello hai! Che cosa è? - Un violoncello italiano del XVIII secolo, dico io. - Ah, va bene, potrò sentirlo presto. Perché? ho chiesto. - Perché oggi c’è un bellissimo solo per violoncello! - Davvero? E quando registreremo? questo pomeriggio? - No, no adesso! Ecco la partitura! Ed eccolo qui, mettendo la partitura sul pulpito!” Abbiamo fatto una lettura e poi abbiamo iniziato a registrare. Immagina la pressione che era scesa su di me. In due riprese era finita. Era molto felice e ha anche firmato la partitura per me. Eccola qui:


 


CS: Accademia Chigiana di Siena: cosa ha significato per te?
CT: Avevo 17 anni la prima volta che ci andai, invitata dal grande Maestro André Navarra. Sono tornata lì sette estati di fila. Ho imparato tutto: musica, bellezza, lingue internazionali (incluso italiano, inglese e un po' di tedesco e spagnolo), gastronomia italiana, amore, enologia (a volte Navarra portava i suoi allievi, la sera dopo cena, all’Enoteca di Siena dove ci faceva degustare gli squisiti vini della Toscana come il Brunello di Montalcino, per esempio)! La gente veniva da tutto il mondo in questa Accademia. Il Palazzo Chigi era bellissimo! Frequentare lezioni di musica e concerti in un posto così bello è magico! Ho anche incontrato Franco Ferrara che era il maestro di direzione di mio padre all’Accademia Santa Cecilia di Roma (da cui il mio nome, Cecilia) Vorrei tornare lì un giorno!

CS: Andare in concerto in giro per il mondo: desideresti eseguire più musica per film o repertorio classico?
CT: Amo la musica così tanto (e sempre di più) che sono felice di suonare tutti gli stili: classica (concerti come solista, musica da camera, sinfonica), musica da film, jazz. Los Angeles è una città che mi ha permesso di fare tutto questo. Detto questo, ci vuole energia: poche persone dopo sei o sette ore di registrazione hanno anche allora il coraggio o la forza di studiare il loro strumento ancora qualche ora a casa. È la mia passione. Amo troppo la scena e devo suonare “live”, quindi non mi dispiace lavorare di notte. Il silenzio notturno mi ispira. Ma pochi dei miei colleghi lo fanno.
Tutti i viaggi che ho fatto in giro per il mondo per i miei concerti mi hanno arricchita ogni volta. Amo scoprire nuove culture, nuove personalità e sono felice di avere amici ovunque. Essendo la musica un linguaggio universale, non siamo bloccati nelle catene delle parole per trasmettere sentimenti. La comunione con il pubblico, in qualsiasi paese, è la ricompensa finale.
Inoltre, negli ultimi tre anni, sono stata Direttore Artistico di una serie musicale all’Osservatorio di Mount Wilson (Sunday Afternoon Concerts in the Dome). Diamo concerti di musica da camera e jazz. Un luogo eccezionale dove la scienza e l’arte si mescolano, in un’acustica surreale. Gli ultimi concerti sono andati sold out!



Tsan, Robert Townson, Simone Pedroni, Sara Andon

CS: Una tua definizione sul connubio tra musica e immagine
CT: La musica da film ha una missione molto specifica: può raramente essere una ripetizione di ciò che viene detto visivamente o verbalmente. È lì per sottolineare, ma se dice troppo, sta schiacciando l’immagine. Se dice abbastanza ma in modo diverso, l’abbellisce e la indossa. È un’altra memoria del film, quindi da questo l’estrema popolarità delle colonne sonore. Quando le persone hanno visto un buon film, sono felici di poter ricordare la musica se è stata bella. Permette di rivivere le emozioni portate dall’immagine e dai dialoghi anche senza di esse. Una colonna sonora riuscita è quella che ispira queste emozioni. Questa crea un’altra dimensione per l’esperienza cinematografica, un “mood” speciale oltre le parole e le immagini. Potenza estrema! Penso a quanto sono stata fortunata nel registrare con i piu grandi compositori. Questo ovviamente ha alimentato i miei concerti puramente classici.

Un ringraziamento speciale alla dolcissima disponibilità e cortesia immensa di Cécilia Tsan nel rilasciarci questa intervista

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Daniela Bocconi

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