Reportage dei concerti su musiche di John Williams a Berlino

Per un’ultima volta…la musica di John Williams risuona a Berlino
Reportage dei concerti dal 5 al 7 giugno 2025 eseguiti dai Berliner Philharmoniker
Si potrebbe partire dalla considerazione che alla fine, molto probabilmente, chi era presente alla Philharmonie di Berlino tra il 5 e il 7 giugno del 2025, ha comunque assistito a quelli che saranno gli ultimi concerti dedicati completamente alla musica per il cinema nella storia dei Berliner Philharmoniker. Con la compianta assenza in veste di direttore dell’attesissima star novantatreenne John Williams infatti, si percepiva nell’aria delle serate un che di rarefatta incredulità da parte dei professionalissimi professori della più importante orchestra sinfonica del pianeta nell’essere diretti dal pur bravo e praticamente sconosciuto francese Stéphane Denève (incredulo pure lui nel dirigere un ensemble che verosimilmente mai in condizioni normali avrebbe guidato), in un repertorio che per loro è decisamente cheap, easy listening per nerds sfigatelli.
Certo la presenza di Williams nel 2021 aveva donato tutt’altra aura alle serate, nelle quali l’organico berlinese si inchinava davanti al compositore-direttore-monumento della storia della musica applicata. Lì i Berliner incidevano una pagina di storia con un’icona (verosimilmente l’unica icona musicale “classica” trasversale del ventesimo e ventunesimo secolo...), cesellando un piccolo cammeo all’interno della loro personale storia esecutiva e coronando, dopo i Wiener Philharmoniker, definitivamente la carriera di questo immenso compositore.

Ecco, tolta l’eccellenza e la puntualità dell’organico, poco altro rimane di un concerto dove si è vibrato per qualche brano inedito nei concerti europei e ci si è un po' annoiati all’ennesimo Harry Potter e a qualche brano (“March of the Resistance” o “Luke and Leia” dalla saga di Star Wars) per i quali non si riesce a capire l’innamoramento e la caparbietà con cui Williams li ha resi stabili nei concerti degli ultimi 5 o 6 anni. Tolta l’icona vivente quindi, restano questi concerti problematici tutti fatti di Temi Principali o Titoli di Coda, che sono dei petit souvenir delle partiture vere e proprie, complesse, elaborate, sviluppate e che mai nella loro integrità entreranno in una sala da concerto senza uno schermo dietro l’orchestra a proiettare in diretta il film sull’esecuzione, in un gesto puramente atletico e di bravura dell’organico sul filmico, dove il compositore non avrà mai la giusta rivalsa sul regista e sull’ingegnere del suono. Cosa che orchestre elitarie e con la storia dei Berliner non faranno mai. Né tantomeno, legandomi all’incipit del mio reportage, diventeranno repertorio questi concerti compilation al di fuori, ripeto, del momento storico celebrativo di un’icona vivente e presente. Tralasciamo anche il fatto che il buon Denève, tra un brano e l’altro, parlava al pubblico in tedesco.

Ora in un evento di risonanza perlomeno europea, se non mondiale, poteva esserci un briciolo di compassione per il novanta per cento degli spettatori (che non erano di lingua tedesca) e non obbligare il direttore d’orchestra francese a buttarla sull’autarchia linguistica locale. In tutta sincerità, inoltre, bisogna anche analizzare quella che, a mio parere, è stata sin dall’inizio un’operazione condotta un po' in malafede sia dai Berliner che dallo staff di Williams. Sapevamo molto bene tutti che il compositore negli ultimi tempi non stesse sfavillando come forma fisica (e ci mancherebbe...93 anni!), ma se una tale orchestra annuncia mesi prima tre serate con John Williams a Berlino, magari uno ci crede... pur incrociando le dita. Quando a febbraio nel giorno della “lotteria” dei biglietti del concerto, sono riuscito per un colpo di “fortuna” inaudito a prendere un posto in prima fila (finalmente avrei visto John vicinissimo!) per la bazzecola di 215 euro (!) ero comunque felicissimo, incrociando sempre le dita...
Qualche giorno dopo la vendita dei biglietti la Philharmonie ha pubblicato la locandina del programma che, ora, era diventato diretto per metà da John Williams e per metà da questo Denève: e mandi giù. Infine un mesetto prima delle date fatidiche il prevedibile e tanto temuto forfait del nostro eroe. I Berliner ovviamente non fanno una piega: i concerti si terranno con Denève come direttore, senza possibilità di rimborso (anche se qualche voce di corridoio parla di minacce di procedimenti legali da parte di qualche spettatore che sarebbero risultati persuasivi), ma nemmeno di un piccolo sconto sulla cifra terribile sborsata per vedere un sostituto a dirigere un concerto che avrei avuto i dubbi ad andare a vedere nella mia città a un quarto della cifra... ma i tedeschi sono fatti così: uno gli dà un dito e quelli ti invadono la Polonia.

E quindi il concerto? Bellissimo. Il sostituto? Volenteroso e professionale, dopodiché i Berliner suonerebbero a scienza anche senza direttore, si sa. Ho particolarmente vibrato per Dracula e per “Stargazers” da E.T. dove la bravissima arpista, muovendo le dita sulle corde come se stesse dipingendo con la pioggia, evocava con la delicatezza di una carezza di vento profumato i mille e mille sogni che tutti i presenti in sala avevano fatto ascoltando quella musica che da ormai 43 anni è la poesia delle nostre vite. Una furtiva lacrima è sgorgata anche nella prima esecuzione mondiale del nuovo arrangiamento che Williams ha scritto del “Sayuri’s Theme” da Memorie di una Geisha, per il violoncello del sempre bravo Bruno Delepelaire (hai capito l’asse franco-tedesco che ti combina?).
Concludendo a meno di smentite clamorose, immagino difficilmente che i Berliner si cimentino ancora con simili repertori (vero è che proprio in maggio il bravissimo James Newton Howard ha diretto un suo concerto coi Wiener al Musikverein... ma Vienna ha un altro rapporto con la musica per il cinema, per via di Max Steiner e per un bel Festival annuale su quest’arte), molto semplicemente perché compositori/direttori di classe e genio del livello di Williams, Goldsmith, Morricone e via dicendo nel mondo del cinema non ce ne sono praticamente più. E quindi, a meno che la più importante orchestra del mondo non decida per lo sputtanamento definitivo buttandosi su ZimmerBatesJunkieXLTyler, insomma questo moloch di assurda, allucinante, sconcertante mancanza di qualunque talento, senso, idea di musica e decenza (evento questo credetemi totalmente impossibile), chi c’era a Berlino ha comunque avuto l’opportunità di ascoltare ancora per una volta la colonna sonora della nostra vita, scritta dal compositore dei nostri sogni, eseguita dalla migliore orchestra del mondo. Per un’ultima volta.

