Suggestioni dal Festival “Creuza de Mà – Musica per Cinema”


Suggestioni dal Festival “Creuza de Mà – Musica per Cinema” 10 – 15 settembre 2019
Memorie di sei giorni tra note e immagini in una Sardegna da sogno
L’opuscolo del Festival “Creuza de Mà – Musica per Cinema”, giunto alla sua tredicesima edizione in quel di Sardegna, precisamente nella località da sogno dell’isola di Carloforte, riporta queste scritte: “Il mondo, il viaggio, la contemporaneità per immagini e musica” e “Sei giorni di incontri, proiezioni, persone e idee, masterclass e spettacoli per esplorare la voce del Cinema. Musicisti, compositori, registi, tecnici, studiosi, attori ci accompagnano nel percorso creativo di scoperta e creazione della musica per cinema.”. E fin qui questo “Creuza de Mà” potrebbe assomigliare nella sua concezione e resa a qualsivoglia altro Festival instaurato sul binomio indissolubile tra musica e cinema, presente o passato e soprattutto diffuso all’estero, perché in Italia di questa tipologia di eventi omaggianti l’Ottava Arte – che ricordiamo essere l’altra faccia della medaglia della Settima Arte, notoriamente il Cinema, ossia la Musica per Immagini, termine coniato da chi scrive e oramai in uso nel settore – ve ne sono pochissimi o addirittura niente (e non siete nuovi, cari lettori, a quanto da me affermato proprio ora!): alcuni nascono e muoiono nel momento stesso in cui vengono ideati e proposti perché non ci si crede mai abbastanza, per questo la fine inesorabile e in qualche occasione la pochezza organizzativa e qualitativa.
Non è il caso di “Creuza de Mà”: in questo diario-memorie delle sei giornate del Festival più bello, suggestivo, indimenticabile e magico, dedicato alle note tra le immagini e tutto ciò che vi ruota intorno, al quale ho partecipato in vita mia, nei 16 anni della mia rivista, vi racconterò il motivo e anche il perché. Difatti quando ho cominciato a scriverne, stavo proprio lasciando il porticciolo di Carloforte col magone in gola e al contempo una nostalgia gioiosa perché speranzoso di ritornarci alla prossima edizione, la 14^, ovvero la raggiunta adolescenza del Festival come da parole del suo ideatore, cuore e anima cine-musicale, il regista e uomo di elevata cultura e passione che trasmette fin dal primo incontro, Gianfranco Cabiddu. Devo essere altresì sincero che mettere nero su bianco una descrizione dettagliata e animata delle sei giornate, pregne di film, chiacchierate, seminari, concerti ed eventi correlati, davvero incantevoli e incancellabili, non è stata cosa facile, perché nel caso di questo Festival la cosa che conta di più è viverlo di persona e assaporarne i profumi, le sensazioni, i dialoghi, dinnanzi e in particolar modo dietro le quinte, le atmosfere, i cibi, i luoghi, il mare vivo, cristallino e a tratti gelido ma inebriante, la natura e la grande generosità ed enorme accoglienza dei cittadini di Carloforte. Seriamente, un’esperienza non solo festivaliera cine-musicale ma principalmente umana che non si dimentica più, che riappacifica dallo stress quotidiano lavorativo e familiare qualora vi fossero (ma sfido chiunque a dire di no!), e nella quale ci si riappropria, se lo si è perso – e spero vivamente di no per voi lettori – di quel magico e prezioso Senso che unisce alla perfezione il visivo con il sonoro; in questo frangente il Cinema con la Musica che non è così scontato, anzi tanto bistrattato e dimenticato in un angolo ‘ignorante’ del nostro inconscio – per non parlare delle istituzioni del nostro Bel Paese che lo ignorano grandemente, ma non voglio addentrarmi nei meandri della politica da apolitico quale sono e visto che non è questo il luogo ed il momento per discuterne a gran voce.

Il direttore artistico Gianfranco Cabiddu
Mi sono chiesto come avrei impostato il reportage di questo “Creuza de Mà”, nelle lunghe giornate festivaliere, che iniziavano la mattina presto, dopo una lauta colazione – per non parlare dei pranzi e delle cene stratosferiche e meravigliose da grande abbuffata alla Marco Ferreri, con prevalenza di tonno (prelibatezza primaria, da sempre, di Carloforte), rischiando di farsi spuntare le pinne al posto dei piedi per l’abbondanza di proposte differenti nei vari pasti, per concludersi (oppure no?!) a notte fonda, soprattutto per non tralasciare nulla o essere semplicemente didascalico, come accade spesso nella trascrizione di tali eventi o perché il web obbliga, chi vi scrive, ad essere conciso visto che i tempi di lettura di un articolo, oggi come oggi, sono ridotti all’osso, stupidamente e per calo di attenzione o svogliatezza. E allora, in aiuto è giunto il film di Igort (alias Igor Tuveri), 5 è il numero perfetto, proiettato al Festival, che è la trasposizione cinematografica della graphic novel dello stesso regista, alla sua prima opera filmica, che ha diviso, come nella tradizione classica del fumetto e del cinema di genere (vedi Tarantino), la sua pellicola in ‘capitoli’. Quindi anch’io ho preso la decisione di suddividere questo resoconto emozionale di un Festival altrettanto emozionale in 4 capitoli anziché 5 come da titolo del film: il primo riguardante le masterclass dei compositori ospiti; il secondo riferito ai film e corti proiettati con relativo commento alle loro colonne sonore; il terzo sui concerti serali e notturni; dulcis in fundo un quarto con ringraziamenti e suggestioni personali sul Festival in sé ed i suoi nobili ideali. 
Cinema Cavallera - Proiezione del film Un'avventura
Dato che di musica e cinema si parla, allora che si dia inizio alle danze di immagini col mio diario-memorie di “Creuza de Mà”!

Pivio & Aldo De Scalzi
CAPITOLO 1
MASTERCLASS – IL PENSIERO COMPOSITIVO
Le masterclass di questo Festival sono incentrate, su desiderio dell’istrionico deus ex machina Gianfranco Cabiddu, sull’attività cine-musicale critico-teorica, aperta a tutti a titolo gratuito. Anche tutti gli altri eventi della manifestazione sarda sono a ingresso gratuito che non è cosa da poco e scontata. In particolare le masterclass sono destinate agli allievi del rinomato e importantissimo, non solo in Italia, Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Allievi dei corsi di regia, montaggio, composizione da film e suono così possono interfacciarsi con autorevoli Maestri dei rispettivi campi professionali cinematici appena menzionati, che altro non sono che gli ospiti d’onore del festival stesso, anno dopo anno. Questi compositori, di cui si possono vedere i film per i quali hanno realizzato le musiche originali, il giorno successivo alla proiezione della loro opera filmica si ritrovano nella sala moderna del Cinema Mutua per raccontare aneddoti assai esplicativi della loro professione compositiva, sia sul film appena visto che sulla loro prestigiosa carriera, tramite esempi audio-video. Questa edizione numero 13 ha visto la partecipazione di Pivio & Aldo De Scalzi – i quali continuano a ribadire ancora oggi, oramai scherzosamente, che non sono fratelli, nonostante una lunga e nota carriera nel cinema e nella TV con oltre 150 colonne sonore in curriculum (Distretto di Polizia, L’ispettore Coliandro, Song ‘e Napule, Ammore e malavita), dato che molti giornalisti insistono e persistono a sbagliare nel presentarli, intervistarli e scriverne – di cui Cabiddu ha inserito nel programma festivaliero due pellicole con loro soundtracks: l’Heist Movie comico Restiamo amici di Antonello Grimaldi (2019) e il musical basato sulle canzoni di Mogol/Battisti Un’avventura di Marco Danieli (2019) entrambi con Michele Riondino protagonista e anche lui ospite d’eccezione del Creuza de Mà.

Aldo De Scalzi e Pivio durante la Masterclass
Altra masterclass davvero notevole, dopo quella di Pivio e Aldo De Scalzi, interessante sotto molteplici punti di vista, è stata quella condotta dai compositori sardi Francesco Medda, in arte Arrogalla, e Mauro Palmas, i quali non presenti con film o corti o documentari, bensì ospitati per una performance concertistica sui generis, come molte altre di questo evento che giorno dopo giorno si è manifestato in tutta la sua peculiare originalità e appassionata messa in opera, della quale parlerò nell’apposito capitolo. Arrogalla è un giovanissimo artista del suono, ricercatore minuzioso e creatore particolare di una musicalità che naviga tra popolare e contemporaneo, con incursioni progettual-sonore in tutta Europa e buona parte dell’Africa tra interventi teatrali, laboratoriali e multimediali. Palmas invece è un compositore, polistrumentista e mandolista di alta caratura esecutiva e compositiva, il quale ha rimusicato diversi film o corti dell’epoca del cinema muto, spaziando tra i generi musicali. Ha composto anche per il teatro e ha collaborato con Mauro Pagani, Paolo Fresu, Enrico Rava e molti altri nomi illustri.
Mauro Palmas e Arrogala aka Francesco Medda

Antonello Grimaldi, Michele Riondino, Neri Marcorè, Pivio e Aldo De Scalzi
CAPITOLO 2
PROIEZIONI – IDEE IN MOVIMENTO
10 film proiettati più 6 cortometraggi. Inoltre due sentiti e brevi ricordi in omaggio a due compianti e grandissimi attori del nostro cinema, che tanto hanno donato con la loro arte attoriale unica e preziosamente ‘alta’ ai colleghi del loro tempo e a quelli del futuro, che spero avranno l’intelligenza che solo venendo a conoscenza dei film in cui hanno recitato magistralmente, potranno migliorare le loro qualità – se ve ne sono – interpretative: il mai troppo elogiato e rammentato come si deve, Gian Maria Volonté a 25 anni dalla sua morte e il recentemente scomparso Ennio Fantastichini.
Il parterre di pellicole e corti in programma, com’è logico che sia data la tematica del Festival (‘uno spazio e un tempo per parlare di Musica per Cinema’), ha ruotato con levità, eleganza, intelletto e un piacere cognitivo accurato nella selezione dei medesimi, intorno al rapporto ‘sentimentale’ e ‘naturale’ nonché ‘stupefacente’, sublimando l’Arte del sodalizio tra i due elementi creativi, tra Visuale e Sonoro, ossia Note/Suoni/Rumori e Sequenze Visive.
Nuotando con bracciate sicure e decise, senza timore alcuno di critiche o antipatie, d’altronde il Festival si svolge nella splendida cornice dell’Isola di San Pietro di Carloforte dove il mare cristallino ti accoglie lievemente gelido tra le sue braccia ondose, Cabiddu è giunto a riva con un’irruenza piacevolmente strabordante e colta, amichevole e dolce, mettendo in scena, nella sala colma di fascinazione antica ma dai leggeri tocchi moderni benché datati oramai, dello storico Cinema Cavallera, una sequela di film che di genere in genere hanno visto un pubblico attento e partecipe, come raramente accade in contesti simili, soprattutto un pubblico variegato di età, provenienza sociale, culturale e territoriale, sia italiana che straniera, applaudente ad ogni fine proiezione. I generi filmici si sono avvicendati e hanno riguardato tutte produzioni dell’anno corrente o dell’anno scorso, prettamente italiche e di registi noti e non, alcuni passati, anche con successo, da altri festival di settore ma solo cinematici e non cine-musicali come questo, riscuotendo perfino riconoscimenti importanti; però non è questo che interessa a Cabiddu, bensì il sottolineare il binomio di cui sopra, perno essenziale di “Creuza de Mà” sin dalla prima edizione.

Bonifacio Angius in collegamento Skype
Il film che mi è rimasto più impresso per potenza recitativa, carica visiva psicologica e scelte registiche da pugno allo stomaco senza se e senza ma, è stato il primo del programma, diretto da un regista sardo da tenere parecchio d’occhio, perché di quelli che hanno il Cinema nel DNA ben marcato e sanno come irrompere sullo schermo: Bonifacio Angius con Ovunque proteggimi, preceduto dal suo corto Destino, interpretato dallo stesso regista che ha un volto spiazzante che vira tra la comicità surreale e la tragedia inconsapevole. Il suo film è di quelli da recuperare ad ogni costo e la musica che accompagna questa trama drammatica e collerica come i suoi straordinari interpreti, dal tono western metropolitano on the road, passa da canzoni popolari del repertorio sardo e un uso quanto mai enfatizzante della sempre struggente “Oblivion” di Astor Piazzolla appositamente arrangiata dal compositore del film, Carlo Doneddu.
Nell’ambientazione fatata e medievale dei Giardini di Notte, in cui tutte le sere dalle ore 23 in poi venivano proiettati film e corti, oltre ai concerti Live notturni di cui vi parlerò nell’apposito capitolo, nella sezione festivaliera nominata ‘Round Midnight’ è stato programmato il documentario Coda del 2017 di Stephen Schible sull’opera compositiva del premio Oscar Ryuichi Sakamoto. Uno sguardo intimo e acuto sulla vita privata e autoriale di uno dei massimi esponenti della musica applicata e non orientale (ha abbracciato diversi generi sonori nella sua lunga carriera); a dire il vero la sua musica è universale e non possiede confini. Il docufilm è a tratti abbastanza formale ma racchiude un’anima, che non è soltanto quella del compositore di Furyo, L’ultimo imperatore, Il tè nel deserto, Piccolo Buddha, Revenant – Redivivo, profondamente intimista che profuma di spiritualità nipponica e di ricerca interiore nonché di riappropriazione della natura che ci/lo circonda attraverso l’inseguire i suoni, che Sakamoto registra ed usa nelle sue composizioni. Malato di cancro da tempo, il film è una sorta di testamento, che ci auguriamo venga letto più in là nel tempo possibile, di un genio della Musica che nel ritratto che ne viene fuori ha qualcosa di ascetico e futuristico insieme.
Altro film Restiamo amici, questa volta un Heist Movie (film di truffa) in stile americano però dalle connotazioni comiche tipicamente nostrane, con un cast superbo di attori, da Michele Riondino ad Alessandro Roja, da Libero De Rienzo a Violante Placido, bella più che mai, fino a Ivano Marescotti, per la regia di Antonello Grimaldi (Caos Calmo, la serie Distretto di Polizia) e musiche folk/country di Pivio & Aldo De Scalzi. Commedia leggera e ben ritmata dal finale da carta degli imprevisti disturbante tipica del gioco del Monopoli, di quelli che vorresti, talmente indispettito, lanciare la carta ad un altro giocatore.
Purtroppo per motivi personali, e me ne dispiace tanto visto che ne ho sentito parlare bene da altri colleghi giornalisti, ho perso la proiezione del film Lucania – Terra sangue e magia di Gigi Roccati con la bella, giovane e brava Angela Fontana (una delle gemelle del film Indivisibili) sia la sua masterclass il giorno successivo, quindi mi auguro di poter recuperare il film prossimamente.

Michele Riondino
Un’avventura di Marco Danieli con gli adeguati Michele Riondino e Laura Chiatti, musical/musicarello basato sulle canzoni storiche e famose del duo Lucio Battisti/Mogol, che diventano parte della trama stessa del film, come accadde nelle medesime intenzioni ma con ben altri risultati, eccezionali e incancellabili, nei musical Moulin Rouge! di Baz Luhrmann del 2001 e Across the Universe di Julie Taymor del 2007. Il film riesce a tenere il ritmo della narrazione nelle riuscite sequenze canore e di ballo. Un plauso alla perfetta combinazione tra le composizioni originali del duo Pivio e Aldo De Scalzi e i loro arrangiamenti, ovviamente rispettosi di quelli originari delle canzoni di Battisti e Mogol, interpretate ottimamente da Riondino e Chiatti.
Selfie di Agostino Ferrante, con musiche atmosferiche di Andrea Pesce e Cristiano Defabritiis e alcune canzoni e brani classici di repertorio (tra cui un pezzo di musica colta di Nino Rota), è un docufilm girato in maniera abile con solo iPhone, consegnati nelle mani dei due protagonisti sedicenni del Rione Traiano di Napoli che nel 2014 vide un loro amico ucciso da un carabiniere che lo scambiò per un latitante. Una tragedia raccontata con una tenera armonia disarmante e commovente, a tratti dura come il quartiere in cui vivono da quando sono nati e dove cercano di ‘sopravvivere’ ad una vita forse già segnata. Un film da far vedere nelle scuole perché ve n’è davvero bisogno. Perché non tutta la quotidianità è uguale, anche se lo diamo per scontato!

Igort
5 è il numero perfetto, dal quale ho preso ispirazione nella concezione di questo pezzo come avrete compreso, è un film di Igort, concepito dalla sua graphic novel ben 13 anni fa e approdato sul grande schermo dopo 10 stesure di sceneggiature, stilisticamente ineccepibile e attorialmente interpretato, come sempre, da un gigantesco Toni Servillo e un bravissimo Carlo Buccirosso e Valeria Golino. Musiche che schizofrenicamente passano da nuance sonore ‘spaghetti western’ al funky groove dei poliziotteschi italici anni ’70 al melò dalle tinte noir anni ’40 francese per toccare corde pop e prog insieme. Tutta questa mescolanza perfetta di generi musicali viene messa in campo dal duo D-Ross & Startuffo, con ben 83 temi che si fondono e si affacciano anche timidamente tra gli effetti sonori incredibili (pioggia incessante e rumori d’ambiente di varia natura) del film quasi diventando una colonna sonora esclusiva e particolare all’unisono. La pellicola risulta un connubio di citazioni cinefile varie ed eventuali (vedi Sin City, Dick Tracy, molto cinema d’azione di John Woo e Ringo Lam, qualche sequenza alla Sergio Leone e L’anno del dragone di Cimino), tuttavia il suo poliedrico regista, artista dalle mille sfaccettature (romanziere, fumettista, musicista, saggista, etc.), è di quelli che assurgono a vera goduria senza fine quando lo si ascolta di persona, comprendendone l’immensa cultura e cinefilia nei suoi aneddoti dietro le quinte del film stesso, che potete gustarvi nel podcast in coda al pezzo.

Masterclass di Igort
Il Flauto Magico di Piazza Vittorio di Mario Tronco e Gianfranco Cabiddu, con musiche originali, tra gli altri, di Leandro Piccioni e l’Orchestra di Piazza Vittorio, basato sulla celeberrima opera omonima di Mozart, è un libero riadattamento multietnico con Fabrizio Bentivoglio e Petra Magoni dalla voce possente e famelica, e in veste di attori e performer vocali i membri della suddetta Orchestra. Un Hellzapoppin' visivo che mischia differenti approcci artistici e che in alcuni momenti strappa qualche sorriso beato e che appare come un Mago di Oz sotto i fumi dell’alcool e una qual certa irriverenza cartoonistica ante litteram. Il tutto risalta estraniante e fiabescamente fuori da ogni luogo e tempo.

Momenti delle Masterclass
Gli ultimi due film in programmazione, Faber in Sardegna di Gianfranco Cabiddu su Fabrizio De André che, come avrete ben compreso, presta il nome al Festival estrapolato dalla sua famosa canzone “Creuza de Mà” e Fiore gemello di Laura Luchetti con musiche di Francesco Cerasi non li ho visti, con immenso dispiacere, essendo dovuto partire la mattina della stessa giornata delle proiezioni. Ma mi prometto di recuperali in qualche modo.
Dei vari corti in rassegna, Il nostro tempo di Veronica Spedicati, vincitore nella categoria corti alla 34^ settimana della Critica della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Una cosa mia di Giovanni Dota, L’accoglienza di Gianluca Granocchia, Il ricordo di domani di Davide Petrosino, L’alleato di Elio Di Pace e Domani all’alba di Giulia Di Battista, ho potuto visionare solo i primi due, i restanti per problemi di tempistica tra interviste e altre proiezioni non sono riuscito a vederli. Quello che mi ha colpito maggiormente tra i suddetti due è Una cosa mia, perché fanciullescamente divertente e tenero, con efficaci attori ragazzi e vecchie glorie femminili partenopee (ambientato a Napoli nel 1972), con un commento musicale brioso come richiesto dai toni scanzonati della trama.

Esterno Cinema Cavallera

Concerto di Pivio & Aldo De Scalzi
CAPITOLO 3
CONCERTI – LA MUSICA SUONA TRA I GENERI
La bellezza uditiva di questo Festival, unico nel suo genere, è data dai concerti notturni che si svolgono, come accennato prima, in un set naturale e storicamente meraviglioso di Carloforte, un castello in collinetta, che tra le trame buie della notte, con un panorama seducente e assai cinematografico, accoglie un pubblico e gli ospiti Vip della manifestazione cine-musicale, mai paghi di giornate di mare ventilate e calde e cibi squisitamente irrinunciabili. Si ritrovano tutti assieme, prima di farsi coccolare da Morfeo, ad assistere con le orecchie ben protese, tra un bicchiere e l’altro di mirto, vino e birra famosa del luogo, a fascinazioni musicali di varia entità, non soltanto tratte da colonne sonore da film. Le sei serate del Festival hanno visto susseguirsi sul palco di questa location incantevole, gruppi giovani o meno giovani, noti o misconosciuti al di fuori della Sardegna ma di elevata caratura artistica. Mondi sonori che hanno fatto ballare euforicamente o che hanno enfatizzato le atmosfere conviviali notturne dei convenuti, intervallando musiche funky groove tra ballate alla Ry Cooder, ritmiche forsennate e sincopate tipiche dei commenti sonori dei polizieschi settanta italici e d’oltreoceano (il gruppo Nanni Groove Experience formato dai sensazionali Giovanni Gaias alla batteria, Jim Solinas all’hammond, basso, piano e synth e Giuseppe Spanu alla chitarra elettrica), alla tradizione musicale culturale sarda e mondialmente mediterranea con influenze dub, hip hop ed elettroacustiche originali (Mauro Palmas e Arrogalla alias Francesco Medda), e gli Open Slant (Marcella Carboni all’arpa e Simone Alessandrini al sassofono), con ritmi inediti jazz e sudamericani suadenti e ballabili elegiaci, non tralasciando la scorribanda folle e ironica di classici intramontabili rock dei Revolving Bridge - Michele Riondino Rock Band con questi alla voce e chitarra, Vincenzo De Giorgio, sempre voce e chitarra, Walter Pulpio, contrabbasso e voce & Antonio Intermite alla batteria.


Due momenti dal concerto dei Nanni Groove Experience
Al Cinema Mutua nelle prime giornate del Festival la Banda di Carloforte, con coro annesso, ha eseguito alcune canzoni celebri del repertorio cine-musicale o che sono state usate frequentemente sul grande schermo, con tanta affluenza di pubblico ed una performance appassionata e coinvolgente. Sempre nel medesimo cinema, Pivio & Aldo De Scalzi hanno eseguito un concerto di loro musiche da film e TV, insieme alla cantante Barbara Eramo, Andrea Maddalone alla chitarra elettrica e il polifiatista Edmondo Romano. Il loro concerto è stata una chicca assoluta di “Creuza de Mà”, con partecipazioni speciali e improvvisate di Michele Riondino, che ha cantato un pezzo non propriamente facile di Battisti e Mogol dal film in programma Un’avventura che egli stesso interpreta alla perfezione nella pellicola, e che dal vivo dimostra ancor di più le grandi doti canore di questo straordinario attore. Il duo di compositori liguri ha interpretato alle tastiere e voci, coadiuvati dai succitati musicisti che gli accompagnano da sempre, anche nelle loro recording session delle colonne sonore, dall’incredibile virtuosismo esecutivo, cavalli di battaglia delle loro soundtracks seriali e cinematiche: temi e canzoni portanti da Distretto di Polizia (omaggio dei due compositori all’amico regista, presente in sala, Antonello Grimaldi che ha diretto parecchi episodi della serie andata in onda per 11 stagioni su Canale 5 e il film Restiamo amici), Il bagno turco, Complici del silenzio, Maradona – La mano de Dios, Restiamo amici, La seconda moglie, Ammore e malavita etc. etc. Una menzione speciale per la voce energica, dalla sensuale carnalità che fa davvero venire la pelle d’oca nel sentirla e vederla padroneggiare il palco, sexy e perturbante, della Barbara Eramo che pur conoscendone le doti compositive ed interpretative da anni, dal vivo lascia stupefatti per simpatia e professionalità altissime. Un concerto aperto e chiuso dalla bravura e simpatia ipercoinvolgente del padrino della tredicesima edizione di questo Festival, Neri Marcorè, che ha cantato la sigla che apre ogni film in programma e da cui prende il nome “Creuza de Mà”, ovvero l’attraentissima e magica canzone omonima di Fabrizio De André, con una partecipazione della band del duo ligure e l’aggiunta a sorpresa sul finire di Riondino per chiudere in bellezza con altri pezzi storici di Battisti e Mogol. Un pubblico in visibilio che avrebbe desiderato che il concerto non finisse mai. Queste sì che sono soddisfazioni, sia per gli organizzatori dell’evento che per i musicisti e compositori coinvolti. Ma, a mio avviso, conoscendo l’opera musicale di Pivio & Aldo De Scalzi e la verve comica ed eclettica di Marcorè non vi erano dubbi…difatti così è stato! Dimenticavo: a Pivio è stato consegnato, prima del suddetto concerto, il Premio “Le Isole del Cinema” dedicato alla Musica per Cinema, perché Presidente dell’Associazione Compositori Musica per Film, per il lavoro di sensibilizzazione per i diritti dei compositori e della musica nel cinema di questa ACMF fondata in Italia nel 2017.

Pivio alza in aria il premio "Le isole del Cinema"

Concerto di Pivio & Aldo De Scalzi

Il direttore Massimo Privitera con il cartoncino rettangolare del Festival che simula l'inquadratura cinematografica



Concerto di colonne sonore alle Ciasette al tramonto
CAPITOLO 4
CREUZA DE MA’ – IL FESTIVAL DA SOGNARE
Solitamente i ringraziamenti per aver preso parte ad un Festival come invitato o inviato di una testata, o per aver avuto la possibilità di intervistare qualcuno di importante del settore giornalistico di appartenenza, si inseriscono alla fine del pezzo e in maniera sbrigativa e sintetica; stavolta è diverso perché le suggestioni, da cui il pre-titolo del reportage, sono provenute principalmente dallo staff del Festival e dal contorno di ospiti d’onore, con relativi accompagnamenti familiari e professionali, cittadini e ovviamente la location, tutti indimenticabili e sostanziali per la perfettissima riuscita di “Creuza de Mà”. E’ stata per me una Prima Volta che mi ha colpito tantissimo, lasciandomi un segno indelebile nel cuore anche dopo aver frequentato miriadi di eventi, festival, seminari e premi cine-musicali negli anni, e questo grazie a – scusatemi da subito ma i nomi doverosamente da ringraziare per professionalità, convivialità, cortesia, dolcezza, amicizia, disponibilità, preparazione e generosità, nonché nessun divismo che per i soliti Vip potrebbe risultare scontato, sono molti, sperando di non tralasciarne nessuno – il grande patron e ideatore Gianfranco Cabiddu, lo staff meraviglioso costituito da Mattea Lissa, Diana Bertinetti, Federica Siervo, Donatella Mendolia, Mattia Mulas, Riccardo Sgualdini, Francesca Balia, Silvia Saitta, Luca Zoccheddu, Sara Deidda, Alessandro Congiu, Antonio Cauterucci, Massimo Gasole, Ignazio Fulghesu, tutti gli allievi e docenti del CSC Lab di Roma, Monica Bernardi, Alberto Guerri, Francesca Ebau e last but not least i Vip Neri Marcorè e sua moglie Selene, Pivio e sua moglie, l’attrice Carmen Giardina, Aldo De Scalzi, Barbara Eramo, Andrea Maddalone, Michele Riondino e la sua compagna Eva Nestori e la figlia Frida, i registi Antonello Grimaldi, Igort, Bonifacio Angius, Gigi Roccati e Mario Tronco e tutti i musicisti partecipanti che oltre a saper suonare benissimo ed essere coinvolgenti al massimo, hanno fatto sì che il sodalizio tra Musica e Immagini risaltasse in modo straordinario e unicamente speciale come in poche altre simili occasioni accade.

Località Le Ciasette
E proprio in riferimento a questo aspetto, concludo questo lungo resoconto, che mi ha procurato tanta fatica nello scriverlo ma enorme emozione nel metterlo nero su bianco, augurandomi che voi lettori lo leggiate sino alla fine, con la descrizione del concerto tenutosi nella zona meravigliosa delle scogliere de Le Ciasette di Capo Sandalo. Musicato in acustico per sola arpa, clarinetto e sassofono dal duo succitato Open Slant (Marcella Carboni e Simone Alessandrini). I due pregevoli musicisti hanno eseguito, con parecchia enfasi fasciante e da brivido lungo la schiena, dinnanzi ad un pubblico estasiato e quantitativamente notevole, quasi a perdita d’occhio (provvisto dallo Staff del Festival di cartoncino rettangolare che simula la nota inquadratura cinematica per crearne simpaticamente una propria), temi da film di Ennio Morricone per Nuovo Cinema Paradiso e La leggenda del pianista sull’oceano, Nino Rota per Romeo e Giulietta, Fiorenzo Carpi per Pinocchio, il sempre abusato pezzo extracinematografico “Oblivion” di Astor Piazzolla e Mediterraneo di Giancarlo Bigazzi, in uno dei luoghi più fatati, quasi irreale per la sua bellezza aliena e ipnotica, a strapiombo sul mare argenteo sardo, dopo un percorso per giungervi irto di difficoltà, casa dei falchi della regina che nidificano lì da anni, e oasi naturalistica di immensa bellezza visiva che toglie il fiato e lascia stupefatti. Stupore che pervade la mente, l’udito e l’intero corpo visto che il concerto avviene sul calar del sole, in attesa di un romantico tramonto, accompagnato dalla musica che dalla prima nota all’ultima ne segue il passaggio naturale dalla luce al buio della sera. Un’esperienza che ha del mistico e che riproduce, almeno per il sottoscritto, l’effettivo senso di ciò che sono Musica e Immagine, ossia l’impalpabilità delle note che diviene forma tangibile del binomio tra le due!

Giardini di notte - Rassegna Round Midnight

Neri Marcorè e Gianfranco Cabiddu
Foto ufficiali a cura di Sara Deidda
