La “Sinfonia n. 1. (K)eine Symphonie” di Alfred Schnittke con i Muenchner Philharmoniker diretti da Valery Gergiev

La “Sinfonia n. 1. (K)eine Symphonie” di Alfred Schnittke con i Muenchner Philharmoniker diretti da Valery Gergiev
Grande amante della letteratura francese Mikhail Romm (1901 – 1971) è considerato uno dei maggiori esponenti del cinema della Russia Sovietica. Inizia la sua attività alla Mosfilm nel 1931 e realizza una serie di film di forte impegno politico, ideologico e di propaganda. Nel 1962 firma uno dei film simbolo del disgelo krushoviano, Nove Giorni in un anno, profondo dramma psicologico dal dirompente coinvolgimento etico. In quegli anni al VGIK (Istituto superiore di cinematografia) a Mosca dove Romm insegna dal 1948, con la sua influente assistenza, nascono alcuni dei più importanti registi della storia del cinema russo che formano l’onda dei ‘sestidesjatnitki’ (sessantini), primo fra tutti Andreij Tarkovskij, ma anche Tengiz Abuladze, Georgij Danelija, Andreij Konchalowsky, Alexander Mittà, Gleb Panfilov, Andreij Smirnov. Nel 1970 alla Mosfilm Romm da inizio alla lavorazione di una delle sue opere più impegnative e suggestive, il film documentario Eppure credo. Il mondo oggi, un coinvolgente affresco del XX secolo nelle sue conquiste, nei suoi cambiamenti e sconvolgimenti politici ed economici ma anche artistici, scientifici e culturali, nei suoi conflitti ideologici e armati.
A causa della scomparsa del regista nel 1971 il lavoro viene portato a termine nel 1974 dai suoi allievi Marlen Cuchiev e Elem Klimow.
La realizzazione della colonna sonora del film era stata affidata ad Alfred Schnittke (1934 – 1998). Il compositore afferma di essere stato profondamente colpito dall’affascinante caleidoscopio di avvenimenti storici, evoluzioni, contrasti politici e sociali e riflessioni ideologiche riportati nel film. Senza la visione e lo studio di quelle immagini la “Sinfonia n. 1” non sarebbe probabilmente mai nata così come forse non sarebbe seguito l’approfondimento del suo linguaggio polistilistico che aveva avuto inizio nelle musiche scritte per il film d’animazione L’Armonica di vetro (Soyuzfilm, 1968) di Andreij Khrzhanovsky, suggestivo cortometraggio dal carattere metaforico sul destino dell’arte in un contesto politico totalitario, filtrato attraverso la visione di grandi capolavori della pittura, da Raffaello a Dalì.
La colonna sonora de L’Armonica di vetro verrà poi da Schnittke utilizzata nella successiva “Sonata n. 2 per violino e pianoforte, Quasi una sonata”.
“(K)eine Symphonie” e “Antisymphony-Symphony” sono gli appellativi conferiti da Schnittke alla sua partitura che prevede un gigantesco organico di 120 musicisti, impiego di strumenti particolari come chitarra, basso, chitarra elettrica, campane, vibrafono, marimba, bongos, tam tam, organo e interventi di una Jazz-Band. La partitura è dedicata al grande maestro Gennadi Roshsdestvensky (1931 – 2018) che in modo rocambolesco e accompagnato da ruvide polemiche e contrastanti recensioni, la tiene a battesimo a Gorki il 9 febbraio 1974. Occorre ricordare che Schnittke era un compositore emarginato e boicottato nell’Unione Sovietica a causa del suo linguaggio avanguardista, considerato formalista e lontano dalla sensibilità popolare del grande pubblico. L’esecuzione fu resa possibile anche grazie al coraggioso impegno e determinazione del compositore Rodion Schedrin (1932), allora presidente dell’Unione dei Compositori Russi. Un’esecuzione della partitura a Mosca o Leningrado, per ovvi motivi politici, non era comunque immaginabile.
Il suo lavoro vorrebbe essere una sarcastica celebrazione della sinfonia, genere musicale tendente già allora alla scomparsa, che nei suoi tentativi di costruzione architettonica, basato sulle maggiori storiche esperienze musicali, frana inesorabilmente sotto i colpi di potenti forze disgregatrici. Dramma non significa forzatamente pessimismo: Schnittke nella sua carriera compositiva comporrà ben nove sinfonie.
La sua prima sinfonia diventa un universo che abbraccia la storia della musica dove stili ed esperienze diverse si confrontano, scontrano e fondono in modo geniale nella dialettica e nel tratteggio di un dirompente e suggestivo affresco sonoro. Innumerevoli citazioni classiche si alternano a figure armoniche di spigolosità dodecafonica, cluster e singolari improvvisazioni jazzistiche avvolte in una formidabile fantasia ritmica ed eleganza timbrica da far impallidire il precedente similare tentativo polistilistico della “Sinfonia a 8 voci” (1968 – 1969) di Luciano Berio (1925 – 2003).
In uno speciale rapporto di interconnessione con le immagini del film di Romm, la partitura si inserisce in alcuni suoi passaggi nella complessa colonna sonora elaborata da Schnittke e superbamente montata.
Echeggiano le note della “Sinfonia n. 5 in do minore op. 67” di Beethoven, lo straussiano valzer delle “Storielle del Bosco Viennese”, il “Concerto n. 1 op. 23” in si bemolle minore per pianoforte di Tschaikowsky, la “Sonata n. 2 op. 35 Marcia funebre” per pianoforte in si bemolle minore di Chopin. Nel secondo movimento “Allegretto” viene riesumato il tema barocco scritto in precedenza dal compositore russo per accompagnare le sconcertanti immagini del film L’avventura di un dentista (Mosfilm, 1961) di Elem Klimow e che poco dopo riappare nelle forme di una lugubre marcia. Dirompenti cambi ritmici, motivici e atmosferici che tengono l’ascoltatore forse anche disorientato ma sicuramente avvinto dall’opulenza di un tale vortice sonoro, evidenziano la espertissima mano di Schnittke nell’universo dell’Ottava Arte.
Nell’ultimo movimento “Lento” si assiste a un singolare persiflage del tema del Dies Irae cui segue una fantasiosa improvvisazione in dixieland. La scrittura si dipana quindi verso uno splendido corale enunciato dai fiati e campane dal taglio bruckneriamo, ispirato al canto liturgico ortodosso, che viene drammaticamente travolto da un rigurgito orchestrale che vola proiettando la partitura verso altri, forse nuovi, futuri orizzonti.
Il concerto tenuto dai Muenchner Philharmoniker diretti da Valery Gergiev alla Philharmonie im Gasteig a Monaco di Baviera lo scorso 18 settembre includeva, in suggestivo abbinamento, l’esecuzione della partitura di Schnittke e quella della “Sinfonia n. 6 in La maggiore” di Anton Bruckner.
Valery Gergiev, profondo conoscitore del mondo musicale del compositore russo e del suo dramma umano e artistico, trascina l’orchestra in una prova superlativa per compattezza di insieme e virtuosismo solistico. Il maestro coglie con grande estro l’interiore tensione narrativa e dirompente forza espressiva della partitura e la restituisce in un sontuoso affresco sonoro nel suo imponente e geniale impianto architettonico.
Straordinario il solenne fraseggio che avvolge l’esecuzione della “Sinfonia n. 6 in La maggiore”, ingiustamente fra le meno conosciute ed eseguite del grande compositore austriaco. Sicuramente annoveriamo il secondo movimento “Adagio: Sehr feierlich” fra i più belli della letteratura musicale del XIX. secolo. Gergiev conferma la sua concezione solenne e imponente già evidenziata e testimoniata dalle registrazioni discografiche dell’intero ciclo delle nove sinfonie in corso di realizzazione da parte del Label dei Muenchner Philharmoniker nell’abbazia di Sankt Florian vicino Linz.
La solennità richiesta dalla musica di Bruckner deriva dalla profonda fede e slancio mistico che ha sempre caratterizzato la sua vita interiore e alla sua passione per l’organo che per molti anni ha costantemente suonato proprio nella Basilica di Sant Florian, uno strumento di imponenti proporzioni con ben 7343 canne. Quando componeva, aveva in mente l’organo e le sue gradazioni timbriche e cromatiche. Per questo riteniamo che l’orchestra di Bruckner debba suonare come un organo nella pienezza e solennità dei suoi accenti. Le esecuzioni di taglio ‘Historisch-Informiert’ con consistente ed ingiustificato alleggerimento dell’apparato - come quelle suggerite da direttori quali Sir Roger Norrington – sono a nostro avviso solo sterili esperimenti.
Alla guida di un’orchestra dalla grande tradizione bruckneriana, dovuta alla collaborazione con grandi maestri quali Rudolf Kempe, Eugen Jochum e Sergiu Celibidache, Gergiev con grande trasporto infonde uno straordinario fervore espressivo e profondità di accenti in una visione sonora fortemente coinvolgente, intensa e trasparente, per un’esecuzione che si appresta a diventare una delle migliori realizzazioni discografiche bruckneriane presenti sul mercato.
Successo trionfale.
