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26 Feb2024

Reportage del cineconcerto del film cult "E.T. l'extraterrestre"

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

locandina et nuova

E.T. – Un’emozione (williamsiana) senza tempo
Reportage del cineconcerto del film cult di Steven Spielberg eseguito dall’Orchestra Sinfonica di Milano il 25 febbraio 2024

Di solito non si parte dalla fine per riportare quanto visto e anzitutto sentito durante un cineconcerto o Film Concerto, come lo chiamano gli americani che lo hanno sdoganato nel mondo, eppure stavolta faccio un’eccezione imperativa, perché quell’”emozione (williamsiana) senza tempo” – da cui il titolo di questo reportage (e poi vi spiegherò anche il motivo del Williamsiano tra parentesi) – ha avuto il suo zenit proprio dopo la conclusione della proiezione e dell’esecuzione degli “End Credits” da parte della prestigiosa, sempre impeccabile, coesa e superlativa, Orchestra Sinfonica di Milano sotto la direzione puntigliosa e inappuntabile di Ernst Van Tiel.

poster e.t. new

Non fraintendetemi, per carità, avendo sottolineato che l’emozione si è riversata tutta sul finale, sul “The End”, perché sarei falso come Giuda e anche ingiusto (e ingiustificato) nei confronti della compagine lombarda, del suo Direttore che tanto abbiamo elogiato tra le nostre pagine avendo assistito ad altri suoi concerti e film concerto in Italia, ed in special modo verso la pellicola capolavoro assoluto della filmografia spielberghiana, approdata in sala nel 1982 – anno mirabile per il cinema e la musica per film (leggete nostro storico articolo a tal proposito, dove si parla razionalmente di E.T.) – che si aggiudicò con il suo iconico “E.T. telefono casa” 52 vittorie e 38 nomination, tra cui 4 Oscar su 9 candidature (Miglior colonna sonora, Miglior sonoro, Miglior montaggio sonoro e Miglior effetti speciali), 1 David di Donatello alla regia, 2 Golden Globe (Miglior film drammatico e Miglior colonna sonora) e 2 Grammy al suo compositore per lo score e per l’arrangiamento del brano “Flying”; il solo John Williams, strameritatamente, per questa score, tra le sue più memorabili e avvincenti in carriera, ottenne, oltre i succitati riconoscimenti, 1 Saturn Award, 1 Bafta, 1 Los Angeles Film Critics Association Awards e 1 Online Film & Television Association.

foto john williams et

Dicevo, perdendomi tra i tanti premi al film e alla sua epocale colonna musicale, di non fraintendermi sulla questione emozionale senza tempo sul finire del cineconcerto, perché vedere coi miei occhi e ascoltare con le mie orecchie, a luci riaccese in auditorium, dopo che l’Orchestra è sfilata via trascinando con sé una scia di applausi interminabili e urla di godimento mugghianti e simili a quelle grida esaltate da partita di calcio allo stadio, direi più che meritorie, un pubblico assai variopinto per età e provenienza è stato qualcosa di incredibile: un pubblico commosso (lacrime ancora copiose da asciugarsi sui volti di ragazze/i e adulti/e da regalargli all’istante una confezione di kleenex), divertito (tutt’oggi le battute naturali di Gertie/Drew Barrymore sono il reale spasso primario del film) e stupefatto, perché guardato per la prima volta, sia dall’attualità degli argomenti trattati ed i suoi tanti sottotesti sia dal suo essere moderno e senza tempo, altro che soltanto un celebrato figlio comunque dei mirabolanti anni ’80 – ma può essere mai possibile che vi siano persone che non hanno ancora visto questo gioiello del Cinema e non parlo, giustificatamente, di bimbi o ragazzi adolescenti ma di persone della mia età o poco più giovani, quindi dai 40 ai 60 anni? (Perché? Cosa mai è accaduto di così distraente nella vostra esistenza da non aver mai impiegato 1h e 55’ per guardare questo Film tra i migliori della Fabbrica dei Sogni su Celluloide?) – nonché spettatori/uditori canticchianti i temi di Williams allegramente o dignitosamente sino ad imboccare felici l’uscita dall’auditorium.

foto et film oncerto milano 1

foto et film oncerto milano 6

Pertanto, potete adesso ben assimilare perché sono partito dalla fine, dato che fattivamente la più grande e speciale risultanza – non solo per l’orchestra milanese ed il suo direttore che sono stati strepitosi e precisi fino al manicheo sync indiscutibile, come accade sempre a questa compagine in tali occasioni filmico musicali dal vivo – nell’aver vissuto questa esperienza cine-musicale emozionante oltre ogni fantasia, anche la più fervidamente ingegnosa, risiede nella reazione del pubblico, vero zenit impressionabile e sensoriale post visione e ascolto di uno dei film in maggior misura incancellabili della Storia della Settima Arte, per tutte le età e per tutte le stagioni della vita, con una delle partiture più intime, belle, spirituali e amorevoli mai composte nell’Ottava Arte. Un’emozione rinnovata, perfino nelle lacrime esondanti come fiumi in piena sul volto, anche in chi vi scrive, che E.T. lo ha visto ripetute volte in sala all’epoca dell’uscita, quando una pellicola con un solo biglietto la potevi rivedere un’infinità di volte, poi tantissime altre migliaia in VHS, DVD, Blu-ray, per di più ascoltando la score fino a saperla a memoria nota dopo nota, come d’altronde ogni sequenza e battuta del film stesso, ovviamente.

foto john williams oscar esultante

Grazie, come successe alla prima visione nel cinema del mio paese siciliano all’età di 10 anni (la stessa età del protagonista umano, pertanto massima empatia), alla colonna sonora di John Williams (non a caso messo tra parentesi nel titolo di questo articolo) che, se ci riflettete con estrema attenzione, è la vera anima del curioso, gentile e amorevole E.T. e del suo giovane amico salvatore empatico Elliott (Henry Thomas), pur entrambi accompagnati visivamente, attorialmente, effettisticamente e narrativamente da un cast artistico e tecnico di sublime grandezza, primeggiato e coccolato da papà Steven Spielberg, che di questa sua creatura filmica disse: <<Un regista non dovrebbe mai innamorarsi di un suo film, ma io sono innamorato di E.T.>>. Innamorato perdutamente come chi esce dalla sua visione, con in testa, consapevolmente o meno, la musica williamsiana che perfetta, inarrivabile, intimamente appartenente ad un altro mondo come mai nessun altra partitura di musica applicata alle immagini è riuscita ad esserlo nell’Ottava Arte e sicuramente nella carriera dello stesso compositore statunitense cinque volte premio Oscar, riesce sensorialmente a toccare tutte le corde più profondamente emozionabili dell’essere umano, anche il più inviso al trasporto sentimentale e al facile pianto a dirotto.

foto williams spielberg jaws

Sfiderei chicchessia – ed il cineconcerto tour de force in due orari nella stessa giornata dell’Orchestra Sinfonica di Milano è stato l’ennesimo florilegio espressivo confermante la statura di masterpiece di E.T. nella cinematografia-musicale globale – a non aver riso, pianto, essere sobbalzato sulla poltrona o sul divano di casa e rimasto col fiato sospeso durante le indelebili scene del nostro alieno botanico, creato dal compianto Carlo Rambaldi, tra cui, tra le plurime, quella in fuga all’inizio e sul finire del film dagli umani scienziati e militari, prima tutto solo e più avanti in bicicletta per le vie della città e in volo, passando davanti ad una luna più grande e lucente che mai (immagine tra le più iconiche della pellicola), con il suo Elliott, il fratello e gli amici; il deambulare ubriaco nel salotto di casa dell’amico decenne umano sotto lo sguardo distratto della madre di Elliott (la bella e abbandonata dal marito scappato in Messico con l’amante, Dee Wallace), con la piccola Gertie stupita dal sentire E.T. che all’improvviso parla la sua lingua; la passeggiata la sera di Halloween con Elliott ed il fratello Michael (Robert MacNaughton) mano nella mano, quando improvvisamente E.T., nascosto da un lenzuolo bianco a simular un fantasmino, vede un bimbo mascherato da Yoda di Star Wars, quasi inseguendolo gridando “Casa, casa”, con tanto di leitmotiv della Forza di Williams in sottofondo, facendoci intuire che i Due extraterrestri provengano dallo stesso Pianeta o medesima galassia (omaggio di Spielberg all’amico George Lucas, che ricambiò inserendo un gruppetto di E.T. in Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni nella scena dell’assemblea del senato a Coruscant); il primo incontro spaventevole tra E.T. ed Elliott nel giardino di casa; E.T. che mostra ai due fratelli e sorellina da dove proviene; la madre Mary che legge a Gertie “Peter Pan” prima di darle la buonanotte (libro tanto amato da Spielberg che poi lo trasporrà su grande schermo a suo modo in Hook nel 1991), con Elliott e l’alieno che, abbracciati nel guardaroba che separa le due stanze dei fratellini, l’ascoltano incantati; Elliott che non vuole abbandonare il morente E.T.; dulcis in fundo l’addio, tra i più commoventi della storiografia cinematica mondiale, tra E.T. ed Elliott con la celeberrima frase “Io sarò sempre qui” e l’astronave che prende il volo per lo spazio infinito lasciando come scia un arcobaleno.

foto et film oncerto milano 2

Foto di Maurizio Caschetto

Sequenze che Williams accompagna con un fronteggiante mickeymousing sempre eccellente e persistentemente intelligente in ogni sua soluzione timbrica; con un uso primeggiante dell’arpa, tra l’elegiaco ed il lirico, da far risaltare alla mente una sorta di continuativa, in specie nella prima metà del film, “Sinfonia per arpa e grande orchestra” appositamente composta per inneggiare all’innocenza della fanciullezza che nessun’altra età in vita possiederà mai più così naturale e sana, risaltando così che tutti gli adulti nella pellicola, tranne la madre Mary, si vedono o meglio intravedono di spalle o dalla vita in giù, a rimarcare che il luogo che può accogliere un essere da un altro mondo è esclusivo dei bimbi e dei ragazzi, ancora smaliziati e veri in ogni atteggiamento e reazione, salvifici ad ogni costo e dietro ogni sacrificio, anche il più estremo, come nel prefinale; con un tema portante concreta quintessenza del volo pindarico e fiabesco tra i maggiormente rappresentativi del desiderio ancestrale del genere umano di librarsi in aria, mai scritto nella musica tout court, in cui archi e ottoni conquistano vette mai espugnate con così appassionata sincerità performativo-virtuosistica. Questi e molti altri meravigliosi aspetti compositivi, verso i quali ci vorrebbe un libro appositamente scritto, perché tanto vi è da dire su questa partitura, sono stati precisamente e sentitamente resi, torno a ribadire, dall’esecuzione dell’Orchestra Sinfonica di Milano e del suo Direttore Ernst Van Tiel. Perciò un E.T. e colonna sonora smaglianti e unici come la prima volta che si scoprirono ai nostri occhi e orecchi al cinema ben 42 anni fa.   

foto et film oncerto milano 8

Un ringraziamento speciale a Damiano Afrifa, ufficio stampa dell’Orchestra Sinfonica di Milano
Foto del cineconcerto di Massimo Privitera        

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Daniela Bocconi

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