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24 Apr2024

Reportage del concerto-spettacolo The Blues Brothers Approved

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

foto blues brothers protagonisti

Nuovamente ‘in missione per conto di Dio’…e del Blues!
Reportage del concerto-spettacolo The Blues Brothers Approved andato in scena al Teatro Arcimboldi di Milano il 23 aprile 2024

Ricordo bene quando andai per la prima volta a Chicago nel 2005 con alcuni dei membri fondatori di questa rivista, per ascoltare una serie di concerti di John Williams, ed una mattina ci recammo davanti al vero grattacielo, il Richard J. Daley Center, in pieno centro civico della città, dove i Fratelli Blues, Joliet Jake ed Elwood, finalmente nel finale del film, dopo un inseguimento interminabile di centinaia e centinaia di macchine degli sbirri da diverse contee e ostili vari, possono pagare le tasse per salvare l’orfanotrofio in cui sono cresciuti, gestito dalla loro beneamata e temuta (e picchiante con la bacchetta di legno) Suor Mary Stigmata detta Pinguina: sappiate, se non lo rammentate bene, che il tizio a cui danno il malloppo per le tasse è Steven Spielberg.

foto blues brothers protagonista

In quel momento risentii vibrare in mente e in corpo le note più sfrenate e orecchiabili all’infinito del R’n’B, del Soul e del Blues, eccezionalmente suonate dalla band effettiva dei Blues Brothers, che diede vita nel 1980 alla pellicola cult omonima di John Landis: John Belushi, voce, Dan Aykroyd, voce e armonica, Matt “Guitar” Murphy e Steve “The Colonel” Cropper, chitarre, Donald “Duck” Dunn, basso, Paul “The Shiv” Shaffer, tastiere (nel film Murphy Dunne), Willie “Too Big” Hall, batteria, “Blue Lou” Marini, sax, Tom “Bones” Malone, fiati, e Alan “Mr. Fabulous” Rubin, tromba. Stessa sensazione allo stomaco e alla testa avvenuta con la performance di quasi due ore del concerto-spettacolo The Blues Brothers Approved, nella sua unica data milanese presso il Tam – Teatro degli Arcimboldi che regala ai cittadini lombardi sempre grandi sorprese cinefilo musicali.

foto blues brothers arcimblodi 1

<<Approvata e concessa in licenza da Dan Aykroyd e Judith Belushi (la moglie di John), nel 1991 nasce THE BLUES BROTHERS Approved, la più grande e migliore produzione teatrale itinerante dei Blues Brothers al mondo che dopo l’anteprima al “West End” di Londra e una residenza di sette settimane a Chicago, ha riempito per 20 anni i teatri di tutto il mondo, portando lo spettacolo in Europa, Brasile, Australia, Africa, Medio Oriente e Asia.>> come riportato dal comunicato stampa ufficiale. E non si può ribattere dicendo che esagerino, perché a tutti gli effetti, anche andando contro i fan più puristi che aborrono certe trasposizioni o versioni alternative, si rivive in gran parte tutta quella delirante esagerazione impetuosa canora che dalla pellicola magmaticamente venne fuori all’epoca, quindi riabbagliati e ritravolti dall’ascolto che la magnifica band e vocalist/cantanti esegue e spettacolarizza, tra battute tratte dal film e improvvisazioni da parte dei Fratelli Blues (al secolo Brad Henshaw nel ruolo di Jake e… non è dato sapere in nessun anfratto web i nomi della band, delle coriste e del bravissimo comprimario Elwood, tranne che segnarseli al volo mentre vengono nominati sul palco, cosa alquanto impossibile),  interagenti col pubblico in platea e in galleria – quello della prima agli Arcimboldi cospicuo e partecipativamente danzante e scatenato (sarebbe stato altresì inattuabile non esserlo) – riproponendo tutto il meglio del meglio delle canzoni dal film capostipite, dall'inutile sequel del 2000, ottimo solo musicalmente e dalle tournée della band omonima originaria prima e dopo il clamoroso successo al botteghino del capolavoro di John Landis – lo ricordate che il nome Blues Brothers lo diede il compositore premio Oscar per la futura saga de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, Howard Shore? Ecco, adesso lo sapete! –.

foto blues brothers arcimblodi 2

Si sono espresse come fuochi d’artificio incessanti le Cult Songs, in ordine sparso: “She Caught the Katy”, “Jailhouse Rock”, “Think” (interpretata strepitosamente da una delle tre vocalist di colore), “Gimme Some Lovin’”, “Everybody Needs Somebody To Love”, “Minnie the Moocher” (cantata da una delle vocalist in maniera coinvolgente), “Shake A Tail Feather”, “Sweet Home Chicago”, “The Old Landmark” (sempre cantata da una vocalist in modalità scenica e canora dirompente), “Theme From Rawhide”, “Stand By Your Man”, “Soul Man”, “Living in America” etc. etc. etc. Ovviamente qui e lì, con la proiezione di alcune sequenze del film del 1980 su due schermi a destra e sinistra inglobati nella scenografia, che rievoca quella sequela di box delle periferie americane ed un palco metallico da concerto raffazzonato come meglio si può, i temi strumentali di Peter Gunn di Henry Mancini e Perry Mason di Fred Steiner, ad introdurre siparietti comici o attacchi musicali per nuove performance, con balletti mimesi perfetta di quelli inventati di sana pianta dai Blues Brothers nel film, compresi litri di birra, schiocchi di frusta, rete protettiva per eventuali lanci di bottiglie o di ortaggi mentre intonano un country melenso e spaccabudella ed effetti luce da discoteca anni Settanta, tipo La febbre del sabato sera.

Band iper virtuosa comprendente un batterista, un chitarrista, un trombettista, un sassofonista, un bassista, Elwood all’armonica, un tastierista e tre coriste. Ed un Brad Henshaw (Jake) dalla voce graffiante alla Joe Cocker – omaggiato nella performance imitazione vocale e gestuale identica che ne fece il compianto John Belushi al Saturday Night Live – reale mimesi belushiana da adorare e applaudire ad ogni comparsa sul palco, come d’altronde, se non lo avete ancora intuito, tutta la band del The Blues Brothers Approved. 

Un grazie sentito e sincero come sempre a Cristina Atzori

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Daniela Bocconi

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