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28 Ott2024

Cinedelik Vol. 1 – La regola del gioco

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover cinedelik volume1AA.VV.
Cinedelik Vol. 1 – La regola del gioco (2024)
Controvento CTV165
13 brani – Durata: 54’45”

Che Album! Che sonorità odierne con un orecchio ben allineato al sound anni ’60 – ’70 delle colonne sonore di casa nostra! Cover e incisione dell’altro mondo!  Massimiliano Cignitti, del quale avevamo già recensito un suo eminente album cine-musicale in tutto e per tutto, seppur basilarmente concettuale e ispirativo, “Buio in sala” (leggi recensione), torna con la formazione denominata Cinedelik, che dà il titolo a questo nuovo CD, con il sottotitolo “La regola del gioco” che poi è la traccia 3 dell’album, e con la specifica di un “Volume 1”, perciò lasciandoci speranzosi in un secondo CD quanto prima. Cinedelik altro non sono che lo stesso Cignitti al basso elettrico, il quale cura gli abbaglianti arrangiamenti, Lorena Falbo vocalist e straordinaria voce portante delle canzoni, autrice di alcune liriche, Carlo Rosati alle chitarre, Enrico De Paolis alle percussioni e batteria e special guest in alcune tracce quali Mauro Scardini al piano e tastiere, Juan Carlos Albelo alla tromba, armonica e violino e Franco Marinacci al sax baritono, tenore e soprano. Il CD nelle intenzioni del gruppo e del suo creatore Cignitti è <<Un tributo alle grandi colonne sonore italiane degli anni ’60 e ’70, con un focus particolare sulla voce femminile, per celebrare e ricordare alcuni tra i brani più famosi ed universalmente riconosciuti insieme ad alcune piccole gemme nascoste ma altrettanto significative di un repertorio oramai divenuto intramontabile. Composizioni memorabili, firmate dai più grandi autori del tempo come Morricone, Trovajoli, Ferrio, Piccioni ed altri, divenute tali anche grazie alle loro indimenticabili ed iconiche interpreti. Un modo “nostro” per preservare e ridare luce alla musica cinematografica italiana di quegli anni, ed offrire al pubblico contemporaneo una prospettiva originale, fresca e appassionata>>. Già di suo una premessa d’intenti realizzativa del genere fa presagire un ascolto curiosamente piacevole e brillante, cosa che di fatto avviene per merito di una vivacità performativa e arrangiamenti sempre strabilianti da indurre ad un sentire reiterato una volta conclusasi l’ultima traccia dell’album. Il quale si apre con la nota “Eclisse Twist” di Giovanni Fusco dal film L’eclisse del 1962 diretto da Michelangelo Antonioni, che ha scritto le liriche della canzone, con Monica Vitti e Alain Delon: il twist diventa dirompente, quasi rock, con quel sax che sbeffeggia ‘innamorato’ la voce sprezzante sensualità danzante della Falbo. “Forse eri tu” di Piccioni con le parole di Alberto Testa e Ann Reid Collin, cantata in origine da Catherine Howe, dal documentario Il dio sotto la pelle con la regia di Carlo Alberto Pinelli e Folco Quilici del 1974: strisciantemente suadente e conturbante è la vocalità della Falbo, con l’aggiunta della chitarra elettrica in un assolo rock nella seconda metà del brano che psichedelicamente strega. “La regola del gioco” di Morricone con parole di Sergio Bardotti, dalla pellicola episodica Thrilling del 1965, con Walter Chiari, Alberto Sordi, Sylva Koscina e Nino Mafredi, diretta da Carlo Lizzani, Ettore Scola e Gian Luigi Polidoro, con anche le musiche di Bruno Nicolai: una traccia pop ondivaga che gira su sé stessa ancor di più in questa versione pulp tarantiniana dei Cindelik, dove prevale sul finire un battagliar infuocante tra chitarra elettrica, background vocals e batteria. “Deep Down” di Ennio Morricone dal Diabolik di Mario Bava del 1968 (partitura andata perduta e tra quelle più bramate dai fan del compianto compositore romano): brillantezza performativa saltellante, pop/rock spumeggiante e goliardicamente avvincente, che restituisce tutto il sound psichedelico anni ’60 originale. “I giorni che ci appartengono” di Gianni Ferrio con liriche di Duccio Tessari, che fu il regista del thriller La morte risale a ieri sera del 1970 con Raf Vallone: un jazzy incantevole e seduttivo che fa risaltare tutta la grandezza melodica di Ferrio, sempre troppo poco rammentato, anche grazie alla voce sexy e sfavillante di Lorena Falbo e di quella tromba e sax in controcanto. “Come lucciole” di Paolo Mattaroli e parole della Falbo è canzone originale non appartenente ad alcuna pellicola ma ispirata nel mood e nel suo arrangiamento a quelle atmosfere sexy lascive dei gialli o polizieschi anni Settanta, in cui ci si incanta, avendo voglia di danzare tra la vocalità ammaliante della cantante ed il sax e tastiere, batteria e basso in un insieme ipnotizzante e coinvolgente. “Il clan dei siciliani” di Morricone con liriche apposite della Falbo, dal film omonimo del 1969 diretto da Henri Verneuil e interpretato da Jean Gabin, Alain Delon e Lino Ventura: un violino ‘lontano’ e melodicamente valzeristico accompagna la dolcezza rarefatta pop della cantante, che intona uno dei leitmotiv più belli e iconici della carriera morriconiana, sorretta di seguito dalla chitarra elettrica solitaria che canta virtuosa, dilettandosi in libertine cadenze. Un arrangiamento che lascia senza fiato! “Incompatibilità” di Ferrio dal western Quei disperati che puzzano di sudore e di morte del 1969 diretto da Julio Buchs con Ernest Borgnine e George Hilton: una traccia che suona pop/rock Swinging London folleggiante (sembra di vedere Austin Powers correre demenzialmente tra le vie di Londra inseguito da molteplici beltà femminee). “Una stanza vuota” di Morricone e parole di Carlo Rossi, dalla pellicola Svegliati e uccidi (Lutring) del 1966 diretta da Carlo Lizzani: violino e voce divengono un tutt’uno nel melodiare un tema duro e delicatamente nostalgico al contempo, tuttavia violento nella sua evoluzione, in specie quando il violino si mette a zigzagare furioso tra le note quasi rock del pezzo. “Labyrinthus” di Ferrio e liriche di Giorgio Calabrese dal film giallo L’uomo senza memoria del 1974, diretto da Duccio Tessari, interpretato da Luc Merenda e Senta Berger: pulsante e affascinante, insinuante nella sua andatura bossa nova/rock, che la voce e l’arrangiamento marcano maggiormente. “Prima o poi” di Armando Trovajoli estrapolato da L’anatra all’arancia, film commedia del 1975 diretto da Luciano Salce con Ugo Tognazzi e Monica Vitti: meraviglioso leitmotiv che assume sfumature jazz/pop di gran classe, esaltate dalla Falbo più raggiante e fasciante che mai e da un’esecuzione perfettamente in linea con la grandezza originaria di Trovajoli. “Argomenti” di Morricone e testo di Franca Evangelisti dal noir Gli scassinatori del 1971 diretto da Henri Verneuil, interpretato da Jean-Paul Belmondo, Omar Sharif, Robert Hossein e Renato Salvatori: bossa nova avvincente e stupenda in cui chitarra, piano, voce, violino e spazzole fanno esplodere tutta la sua accattivante sensualità. Ultima canzone, “Riusciranno i nostri eroi…/Ritornerai” di Trovajoli e Bruno Lauzi dal mitico film comico Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? del 1968 diretto da Ettore Scola e interpretato da Nino Manfredi, Alberto Sordi e Bernard Blier: armonica, chitarra elettrica, batteria, basso e tastiere magnificano il tema samba/pop talmente scintillante e canzonatore da renderlo in maggior misura tale, con un mash-up con la canzone cult di Lauzi “Ritornerai”, una delle più favolose songs italiche mai scritte, utilizzata in molteplici film sia in originale che coverizzata (vedi Sapore di mare 2 – Un anno dopo, La messa è finita, Manuale d’amore e House of Gucci).       

 

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Daniela Bocconi

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