Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records – Parte 3

Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records – Parte 3
La rubrica ‘Pillole di Note’, non altro che recensioni più o meno lunghe di talune colonne sonore sia di ieri che di oggi, questo mese ritorna ad analizzare l’etichetta statunitense La-La Land Records, in questa terza parte: https://lalalandrecords.com/

John Leipold, Victor Young, Leo Shuken, Charles Bradshaw, Daniele Amfitheatrof, Manos Hadjidakis, Cyril Mockridge, Franz Waxman, Nathan Van Cleave, Elmer Bernstein, Gerard Carbonara, Adolph Deutsch, David Buttolph & Howard Jackson
Union Pacific – The Paramount Westerns Collection (Vol. 2) =
La via dei giganti (Union Pacific, 1939) / Il virginiano (The Virginian, 1946) / Due occhi di ghiaccio (Blue, 1968) / Vecchia California (California, 1947) / Viso pallido (The Paleface, 1948) / L’uomo che uccise Liberty Valance (The Man Who Shot Liberty Valance, 1962) / La montagna dei sette falchi (Red Mountain, 1951) / L’uomo solitario (The Lonely Man, 1957) / Il segno della legge (The Tin Star, 1957) / Texas Rangers Ride Again (Id. – 1940) / Tombstone: The Town Too Tough To Die (Id. – 1942) / Smith il taciturno (Whispering Smith, 1948) / Il messaggio del rinnegato (The Redhead and the Cowboy, 1951) / All’ombra del patibolo (Run For Cover, 1955)
La-La Land Records LLLCD 1668
CD 1: Union Pacific = 1 – 9 brani – Durata: 17’37” / The Virginian = 10 – 16 brani – Durata: 18’01” / Blue = 17 – 40 – Durata: 43’56”
CD 2: California = 1 – 9 brani – Durata: 22’53” / The Paleface = 10 – 18 brani – Durata: 16’14” / The Man Who Shot Liberty Valance = 19 – 36 brani – Durata: 38’10”
CD 3: Red Mountain = 1 – 11 brani – Durata: 31’13” / The Lonely Man = 12 – 31 brani – Durata: 48’24”
CD 4: The Tin Star = 1 – 23 brani – Durata: 51’00” / The Paramount Corral = 24 – 29 – Durata: 27’48”
Totale durata 4 CD: 5 h 15’ 41”

Nella copertina del corposo libretto di questo secondo volume (i booklets di questa etichetta sono un bignamino sempre brillante e ricco di aneddoti da leggere e rileggere, scritti da critici cinemusicali di ingente risalto) tributante i film western della gloriosa Paramount – il primo volume lo trovate recensito qui – campeggia la dicitura “Composers Ride Again – More Music From Paramount Westerns”: “i Compositori cavalcano ancora”. E mai tale proclamazione metaforica fu così vera!
Tutti gli artigiani e compositori veterani che hanno reso intramontabile la Film Music, in particolare quella per il genere Western ivi in primo piano, hanno dovuto cavalcare tra le note pentagrammate per rendere ancora più muscolari, espressive, violente e romantiche le (dis)avventure selvagge, amorose, guerresche e di scoperta e conquista della Grande Frontiera Americana. Come per il primo volume, anche qui una sequenza di oltre cinque ore di partiture accomunate, in un modo o nell’altro, dalle medesime regole di ingaggio compositive per dare lustro all’epopea del Far West attraverso 14 pellicole – versioni integrali quelle musicate da John Leipold (affiancato da Victor Young, Leo Shuken e Charles Bradshaw), Daniele Amfitheatrof, Manos Hadjidakis, Victor Young, Cyril Mockridge, Franz Waxman, Nathan Van Cleave, Elmer Bernstein, poche tracce quelle, sempre, di Leipold, Gerard Carbonara, Adolph Deutsch, David Buttolph e Howard Jackson – costantemente perseguendo le orme pentagrammate dettate dal grandissimo Aaron Copland con il suo stile “Americana”. In queste score risaltano anche inserimenti di molte melodie canore tradizionali (vedi la celeberrima “Oh My Darling Clementine”) e brani di musica classica (Chopin, Wagner). Le colonne sonore che restano più impresse ad un ascolto attento sono quelle che posseggono più di tutte le caratteristiche sonore fondanti il Genere: L’uomo solitario (The Lonely Man, 1957) di Van Cleave, Vecchia California (California, 1947) e Viso pallido (The Paleface, 1948) entrambe di Young, L’uomo che uccise Liberty Valance (The Man Who Shot Liberty Valance, 1962) di Mockridge (una curiosità su questo score: la nota canzone di Burt Bacharach, con liriche di Hal David, che prende il nome dal film, non fu voluta dal regista John Ford nei titoli di testa e uscì ugualmente, cantata da Gene Pitney, con la dicitura “ispirata dal film”), Il segno della legge (The Tin Star, 1957) di Bernstein (grande realizzatore di partiture western) (score che viene aperto dalla Logo Music della Paramount per i film del Far West scritta da Van Cleave) e Due occhi di ghiaccio (Blue, 1968) di Hadjidakis (score folk con uso predominante di chitarra acustica). Un grazie, ancora una volta, alla La-La Land Records per questa sua tenace, inarrestabile e lodevole ricerca archeologica di enorme spessore che ci regala tutte queste chicche della musica applicata alle immagini del passato che altrimenti resterebbero relegate ad un oblio ingiusto.

Nile Rodgers
Il principe cerca moglie (Coming To America, 1988)
La-La Land Records LLLCD 1688
32 brani – Durata: 50’55”

Il principe cerca moglie è un cult comico anni ‘80 dal grandissimo successo al botteghino (il sequel del 2021, Il principe cerca figlio, è inguardabile), con la regia spumeggiante di John Landis con un istrionico Eddie Murphy protagonista indiscusso (in diversi ruoli/cammeo, come altri membri del cast, ben camuffati; persino non di colore) con le musiche del cantautore, produttore discografico e compositore americano Nile Rodgers (Le ragazze della terra sono facili, Beverly Hills Cop 3, Basta vincere), finalmente in versione integrale – all’epoca dell’uscita del film in sala fu pubblicato un unico album con canzoni, alcune scritte dallo stesso Rodgers, e sulla raccolta della Varése Sarabande “Screen Themes” (VSD-5208) il solo brano di score dal titolo “King’s Motorcade”, cover sotto la direzione di John Scott sul podio della Royal Philharmonic Orchestra –. Film candidato a due Oscar (Costumi ed effetti speciali trucco di Rick Baker) e un BMI Film & TV Awards alle musiche originali che per molti anni i fan incalliti della pellicola hanno atteso trepidanti in versione completa: questa edizione estesa contiene tutto lo scibile composto da Rodgers tra cui la mitica, succitata, “King’s Motorcade”, vero perno della score: un inno ritmico-sinfonico africaneggiante molto solenne ed epico a descrivere la magniloquenza dell’immaginario Regno di Zamunda, dal quale proviene il personaggio del principe Akeem Joffer (Murphy), che va in cerca autonoma di una moglie nella città di New York che lo accoglierà non propriamente con entusiasmo, visto che prenderà casa nel quartiere malfamato del Queens subendone di ogni, tra ilarità, anche volgarotta ma efficace, e la scoperta dell’amore, quello vero. Rodgers inanella una sequela di temi e pagine veramente divertenti e coinvolgenti per una commedia sboccata e travolgente di questo tipo (molte tracce non sono state usate nel montaggio finale del film), dove primeggiano la succitata “King’s Motorcade”, la soul/dance versione strumentale “Coming To America” (presente nell’album del 1988 cantata da The System), la quieta aria sinfonica old british “Akeem’s Bedroom/The Bath/Dining Room”, l’araldica “Fanfare/Fireworks/Ball”, la tribale “Ballroom Dance”, la sentimentale “Akeem and Lisa on Swings/Akeem Is Going To Cook”, la soleggiante e lieve “Akeem Sees Rose Petal” con finale ritmico/tribale e la mozartiana “McDowell and Darryl”. La Hollywood Studio Symphony diretta dal compositore stesso, con le orchestrazioni di Mark McKenzie e Albert Olson, esegue le musiche. In coda dieci pezzi di score addizionale.

Jerry Fielding
Che botte se incontri gli ‘Orsi’ (The Bad News Bears, 1976)
La-La Land Records LLLCD 1689
51 brani – Durata: 60’22”

Per chi sa chi sia il compositore Jerry Fielding (1922 – 1980), suonerà strano accostarlo a questa partitura per una commedia di successo anni ‘70 con Walter Matthau e la regia di Michael Ritchie, capostipite di tre film in totale – gli altri sono Gli orsi interrompono gli allenamenti (The Bad News Bears in Breaking Training, 1977) con musiche di Craig Safan e Gli orsi vanno in Giappone (The Bad News Bears Go To Japan, 1978) con score di Paul Chihara – perché abituato a commentare musicalmente pellicole action/thriller/western di altro e alto profilo quali Il mucchio selvaggio (The Wild Bunch, 1969, S. Peckinpah), Cane di paglia (Straw Dogs, 1971, S. Peckinpah), Chato (Chato’s Land, 1972, M. Winner) o Cielo di piombo, ispettore Callaghan (The Enforcer, 1976, F. Fargo). D’altronde, Ermanno Comuzio, nel dizionario “Musicisti per lo schermo”, così ne descrive le peculiarità compositive non propriamente avvezze alla commedia: << […] il suo talento, rivolto soprattutto alla negazione dei facili schemi, alla combinazione raffinata di timbri orchestrali, all’uso di una ritmica irrequieta, con ricorso al tempo sincopato>>. E suona strana anche questa score che è più che altro un pot-puorri di melodie note tratte dalla Carmen di Georges Bizet, che a tutti gli effetti divengono temi portanti del film in mille variazioni più o meno fuori di testa, stralunate e tensive (“Play Ball”, “Montage # 1 e # 2”, “Cliff Hanger”, “End Credits” etc. etc. etc.). Vi è anche un’impostazione leitmotivica simile a Pëtr Il’ič Čajkovskij (“Hang In There”) e una canzone da marcia trionfale alla John Philip Sousa, con un pizzico di spirito Disneyano tra le righe del pentagramma (“The Bad News Bears Song”). Seriamente difficile riconoscere cosa vi sia di Fielding tra habanera bizetiana e tutto il resto. Ben 23 le tracce tra musica alternativa e bonus tracks.

John Barry
Il bambino d’oro (The Golden Child, 1986)
La-La Land Records LLLCD 1690
CD 1: 17 brani – Durata: 45’49”
CD 2: 13 brani – Durata: 43’45”

La-La Land Records pubblicò nel 2011 una versione tre CD della colonna sonora originale e quella rigettata per lo stracult con Eddie Murphy, Il bambino d’oro (The Golden Child) del 1986, fantasy-comico-action-dark che il regista Michael Ritchie affidò dapprima al veterano John Barry (1933 – 2011) (basti citare le sue colonne sonore celeberrime per 007, tra cui Goldfinger e Moonraker di cui questa partitura è assai debitrice), poi sostituendolo con il francese Michel Colombier (1939 – 2004) (Il sole a mezzanotte, Due vite in gioco, Purple Rain) più idoneo alla linea narrativa farsesco/esoterica picaresca tipicamente anni ‘80 delle produzioni, per l’appunto, con Eddie Murphy al timone incontrollato dell’azione – vi invitiamo a leggere la disamina completa su questa score del nostro Roberto Pugliese nella sua recensione tra le nostre pagine –. Barry prese questa storia molto sul serio e compose una partitura notevolmente colma di tensione, con un tema portante seducente e misterico e pagine action molto oscure e anche esageratamente solenni per il ritmo scanzonato e frenetico alla Beverly Hills Cop della pellicola. Questa nuova edizione consta di 2 CD e racchiude solo la partitura rifiutata barryana eseguita magistralmente dalla Hollywood Symphony Orchestra diretta dall’autore. Unica concessione al pop Ottanta è la canzone del tema principale interpretata da Ann Wilson (“The Best Man in the World”) e la versione cantata da piano bar della medesima ad opera del compositore Randy Edelman (Dragonheart, Un poliziotto alle elementari, The Mask) in “Dance a Little Closer”. Inoltre questo doppio CD riporta i titoli dei brani e non, come nella versione di cui sopra del 2011, le tracce con semplicemente la dicitura “M”, ossia Musica 1, 2, 3, etc. etc. etc. come è prassi di ogni compositore nominarle quando registra in sessioni la sua colonna sonora.
Alan Silvestri
Play Dirty – Triplo gioco (Play Dirty, 2025)
La-La Land Records LLLCD 1686
21 brani – Durata: 62’00”

Alan Silvestri è ispiratissimo nella composizione di questa partitura al fulmicotone per l’action-thriller del 2025 Play Dirty – Triplo gioco, uno dei migliori dell’anno passato, con la regia di Shane Black (uno che di film d’azione ne sa qualcosa: vedi Kiss Kiss Bang Bang, The Nice Guys, Iron Man 3, The Predator; nonché sceneggiatore di saghe adrenaliniche cult quali Arma letale o di film come L’ultimo Boyscout e Last Action Hero) e l’interpretazione di Mark Wahlberg. Il compositore italoamericano di Ritorno al futuro e Avengers si mostra in splendida forma con uno score, vincitore dell’International Film Music Critics Award (IFMCA) come migliore partitura d’azione e d’avventura del 2026, che sin dai titoli di testa rilascia quel meraviglioso e seducente sentore noir delle soundtracks classiche come Io ti salverò di Miklós Rózsa, Chinatown di Jerry Goldsmith, Black Dahlia di Mark Isham o Brivido caldo di John Barry: “Main Title” è un leitmotiv imponente, trascinante, avvincente, sui cui permea tutta la score, da grandeur sinfonica hollywoodiana, con quel jazzy sfumato noir nella seconda metà del pezzo che da solo basta come motivo per acquistare questa OST. Dopo questa partenza tematica fulminante, il resto delle tracce ruota intorno a pagine moderne nell’uso di elettronica, ritmica e orchestra, cospicuamente ad alta tensione (“My Real Name’s Parker”, “Shootout”) e ritmo sostenuto (“What Have You Done?” che sembra un mix tra le folli rincorse percussivo orchestrali del suo Predator e Back To The Future, “Christmas Chase” o “The Train Part 3”). Funky-jazz in “Bosco’s Plan”; soul blaxploitation in “What A Surprise” e soft jazz sexy iniziale in “Life Goes On”, stemperata da arcate delicate tipiche silvestriane e chiosa tetra.

Chris Bacon
Mercoledì – Stagione 2 (Wednesday – Season 2, 2025)
La-La Land Records LLLCD 1684
CD 1: 35 brani – Durata: 72’04”
CD 2: 30 brani – Durata: 62’36”

Questo doppio CD della seconda stagione della serie tanto ammirata da critica e fan di Tim Burton, Mercoledì, con l’eccelsa e fascinosa Jenna Ortega nel ruolo della primogenita della famiglia Addams (la recensione della OST della prima stagione su etichette Lakeshore Records/MGM Television la leggete qui), presenta nel primo album tutta la score integrale di Chris Bacon (vero esperto di colonne sonore per la serialità di culto come, ad esempio, Smash, Bates Motel o Una serie di sfortunati eventi e autore delle partiture per film quali Source Code, Men in Black: International, M3GAN 2.0), nel secondo album i primi 24 pezzi sempre estratti dalla colonna seriale così come sentita nelle immagini e dal 25 al 30 tutte le canzoni originali e cover strumentali, tranne quella divenuta virale, grazie soprattutto al suo balletto ultra scatenato e virtuoso messo in scena in un episodio, “The Dead Dance” di Lady Gaga. La struttura portante tematica gira in tondo al leitmotiv esoterico-dark-vorticoso composto dal sodale di Burton, Danny Elfman, il quale ha curato le musiche dei primi 4 episodi della stagione 1, affidando il resto della scrittura all’eccellente Bacon che ha saputo mantenere elevato il profilo compositivo della serie TV. Dimostrazione data da questa score per la seconda stagione che l’etichetta La-La Land Records ha curato in ogni singolo dettaglio, non tralasciando nulla al caso e mettendo su 2 CD tutto quello che avete udito di spettacolare, tenebroso, frivolo, citazionista, canoro e adrenalinico in ogni singolo episodio di una serialità che va migliorando di stagione in stagione, con attori di prim’ordine, regie di ferro, scenografie dark/horror perfette, trame ricche di colpi di scena inaspettati e incubi ad occhi aperti da godimento cinico. Il parco tematico baconiano abbisognerebbe di un’analisi approfondita track by track ma non è questa la rubrica adibita a questa trattazione, eppure vi segnaliamo doverosamente alcuni momenti da concreto visibilio uditivo per il loro innegabile eclettismo: “Agnes”, “Play Dead”, “Phoenix Cadets” (citazione godereccia al Patton di Jerry Goldsmith), “Duelo a ciegas”, “Birds Attack”, “Pugsley’s Powers”, “The Word of a Mother”, “We’re Not Friends”, “Pathological Predilection for Secrets”, “Hyde and Seek”. Le original songs sono interpretate da membri del cast, tra cui Chaterine Zeta-Jones (Morticia Addams nella serie): quella più attirante e cullante è la delicata folk ballad “Band Moon Rising”. La compagine orchestrale che esegue lo score in modo magistrale è la Budapest Scoring Orchestra.

