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07 Dic2011

Explorers

Scritto da Antonio Marguccio . Pubblicato in Cinema

cover_explorers.jpgJerry Goldsmith
Explorers (Id. - 1985)
Intrada Special Collection Volume 180 (B0015995-02IN02)
33 brani – durata: 77’28’’

Le prime 3000 copie dell’album, lanciato a settembre, hanno registrato il sold out in meno di un giorno e la Intrada ha emesso una seconda edizione del CD che racchiude, per la prima volta, la musica integrale composta da Jerry Goldsmith per lo sci-fi adolescenziale di Joe Dante di metà anni ’80. Explorers è un lavoro monumentale, parzialmente dimenticato dalla critica a causa dell’album mal compilato uscito all’epoca dei fatti ma che oggi può essere goduto in tutto il suo splendore.

A rivivere, in quasi ottanta minuti di musica, è un Goldsmith straripante, ottimistico, infuso di parodie rock anni ’50 ed elettronica anni ‘80, ma anche appassionatamente sinfonico e meditativo. A livello tematico il materiale dato alle stampe si distanzia parecchio dalle atmosfere raggelanti di Alien, l’altro grande classico per fantascienza annoverato nella filmografia (e probabilmente, almeno così pensa il sottoscritto, sua opus magnum). A tal proposito si può considerare il percorso che ha portato il compositore a scandagliare musicalmente i due opposti di quell’“incontro ravvicinato” hollywoodianamente assillante, ovvero un biografico Alien versus Explorers: da una parte l’inquietudine inconfessabile, o meglio il terrore per una specie aliena mostruosa e distruttiva, dall’altro l’incontro pacifico e divertente con extraterrestri piuttosto buffi. Il CD inizia con due versioni dei titoli di apertura, dal sound tastieristico etereo e gravitante su un grappolo di note ricorrenti, mentre la versione non usata nel film – “Main Title (Unused Version with “Wak’s Boogie”)” – contiene anche i prodromi di un satirico beat in salsa futuristica che Goldsmith ha associato all’alieno Wak, personaggio farsesco ossessionato dalle trasmissioni televisive che giungono dal pianeta terra. Tra i brani più accattivanti dei primi numeri citiamo “Sticks And Stones” e “Home”, una sintesi di allegra baldanza sinthfonica e romantico impressionismo affidato ad archi e fiati. “The Bubble” è invece uno splendido esempio di scrittura creativa e pulsante, affidata al pizzicato degli archi e alle tastiere ottimamente inserite nel tessuto acustico. Un picco di ascolto lo regala “The Construction”, che costituisce il riferimento ritmico per le scene d’azione e ineguagliato momento grandorchestrale della partitura. Su di un sincopato Goldsmith allestisce un tema marziale e scanzonato nel quale si gettano a piè pari violoncelli, ottoni, tastiere e xilofoni, con un finale orchestrato alla maniera di una sinfonia eroica! Questo grande momento di musica vede la sua replica nel successivo “First Flight”, che mescola e rielabora il pervasivo tema di cinque note onnipresente nello spartito in tutte le variazioni possibili, e in “No Air”, anch’esso su una base sincopata di 6/8 che fa venire la tachicardia e con incursioni travolgenti dei cori sintetizzati stile anni ’80. I seguenti “I Want To Live”, “Time For Bed”, “More Dreams/Dreams” e “Let’s Go” suscitano invece emozioni contrastanti. Si tratta infatti di tracce in cui dominano le placide armonie dei violini e i vellutati sinth delle tastiere, in sottofondo a strumenti solisti come l’oboe e il flauto traverso, di una tenerezza graffiante su cui cade a tratti un velo di malinconia. “Fast Getaway”, intempestiva e godibilissima per la sua estesa durata, è forse il momento più arcano della partitura, in una simbiosi di temi rimaneggiati e fusi, dove l’escalation di decibel nell’integrazione di orchestra e sintetizzatori cristallini beneficia di un intelligente mixaggio (non sempre così nell’estesa filmografia di Goldsmith). Il risultato complessivo, che suona incredibilmente coerente e omogeneo e in controtendenza rispetto ad altri tipi di contaminazioni degli anni ’80, è stato ottenuto con un’invenzione dell’ingegnere acustico Bruce Botnick. Innanzitutto si è provveduto a registrare le parti sintetiche senza uso del MIDI e contemporaneamente alle sessioni live dell’orchestra, fornendo quindi le diverse tastiere (da un minimo di tre a un massimo di cinque) di pareti acustiche su misura che producevano un’eco più naturale all’udito. Se dunque “Fast Getaway” è la perla di tutto il CD, per il materiale brioso e travolgente, i tredici minuti di “Gift/Home Flight” e “Have a Nice Trip” sono la degna suite conclusiva di cotanta epopea musicale nella quale, oltre ai grandiosi momenti eroici, non mancano accenti di stravaganza nell’estesa versione di “Wak’s Bolgie” ivi inclusa. Come nota di colore segnaliamo l’eccellente apparato critico di cui è fornito l’album, con note dettagliate nell’accluso libretto e addirittura l’elenco di tutti i musicisti che hanno partecipato alle sessioni di registrazione in “terza di copertina”.  

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Daniela Bocconi

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