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24 Gen2012

Voyage to the Bottom of the Sea

Scritto da Antonio Marguccio . Pubblicato in Cinema

cover_voyage_bottom_sea.jpgPaul Sawtell, Bert Shefter
Viaggio in fondo al mare (Voyage to the Bottom of the Sea, 1961)
La-La Land Records (LLLCD 1187)
21 brani – durata: 56’07’’

 

A volte – ma non sempre – chi ascolta colonne sonore deve mettere da parte cultura generale e gusti personali e fidarsi della casa discografica che sceglie per lui cosa pubblicare. È il caso di questo CD targato La-La Land che nessuno si sognerebbe mai di andare ad ascoltare se non fosse per la reputazione di cui gode l’etichetta californiana, marchio di garanzia anche se di nicchia. La sorpresa aumenta se apprendiamo che si tratta di una OST di ben 50 anni fa afferente al genere sci-fi/fantasy (storia di un sottomarino a propulsione nucleare che deve salvare il pianeta dal surriscaldamento globale!). L’operazione editoriale sembra come sempre impeccabile e il CD – che riprende l’edizione pubblicata 10 anni fa dalla rivista americana Film Score Monthly – è stato accompagnato da un booklet dettagliatissimo di 10 pagine, pieno di illustrazioni e dalla grafica accattivante. Oltre a questo va ovviamente sottolineato il dato che più ci interessa, ovvero la prestanza artistica della colonna sonora e la sua appetibilità oggi per un pubblico che se ne intende. Ebbene, quando si ha a che fare con OST così “datate” la prima considerazione da fare riguarda la qualità audio del CD, che in tale caso va distinta in due parti, ovvero: registrazione originale dell’epoca (buona e in full stereo, anche se alcune vette orchestrali mandano in saturazione i microfoni) e operazione “antirughe” in digitale (ancora meglio e con un risultato che stupisce per la brillantezza di alcuni timbri e la buona dinamica complessiva). Premesso tutto ciò, evidenziamo la freschezza del lavoro firmato dalla coppia Sawtell-Shefter, due compositori per cinema che venivano entrambi dai B-movies ma che insieme fecero il salto di qualità e negli anni 1956-1971 (fino alla morte di Sawtell) lavorarono ad alcuni degli sci-fi più roboanti di Irwin Allen per la Twentieth Century Fox. La loro tecnica era quantomai semplice: uno iniziava a scrivere un pezzo e l’altro lo finiva, oppure si alternavano in vario modo all’interno dello spartito. Più facile a dirsi che a farsi, eppure ascoltando l’album restiamo davvero stupiti della continuità della partitura, della sua coerenza e del disinvolto trattamento di tutte le sezioni della grande orchestra chiamata ad interpretare i pezzi. Voyage to the Bottom of the Sea è infatti un’avventura musicale piena di immaginazione, non retorica né obsoleta anche se ovviamente inchiodata alla data della sua realizzazione, che ripetiamo è il 1961! Se mettiamo per un attimo tra parentesi i titoli di apertura, con la loro canzone leitmotivica in salsa R&B cantata da Frankie Avalon, abbiamo un commento sonoro della Silver Age che non si perde in ridondanze sinfoniche ma eccelle nel trattamento dei timbri acustici. Citiamo soprattutto la quantità impressionante di glissandi e arpeggi uniti spesso ai fragorosi cimbali. Arpe scatenate da una parte, trillati e temi iterativi dall’altra, sono l’idea vincente del duo Sawtell-Shefter. “Ice Block Collision / The Red Sea / The Survivor” è il primo grande momento adrenalinico dell’album, con un inizio marziale e passaggi rumoristici (vistoso e godibilissimo l’accostamento arpa-cimbalo) nella parte centrale. “Brave Volunteers / Cable Search / Dangerous Grounds / The Squid Attacks” inizia invece con una lunga versione per archi del tema principale, con interessanti variazioni che coinvolgono fino a circa il terzo minuto di ascolto anche flauti, clarinetti, percussioni cromatiche. In prossimità del minuto 5 l’atmosfera si fa più tesa con il riconoscibile espediente del tremolo (forse abusato in tutto l’album) e l’apparire di un potente crescendo affidato agli ottoni e alle percussioni. In “Alvarez's Resignation / Minefield Explosions / All Back - Dead Slow” si susseguono diverse variazioni del tema leitmotivico, interrotte da sequenze energiche di ottoni e sequenze tensive di arpa e violini che insistono su una stessa nota. “Enemy Torpedoes / The Monster Attacks”, rutilante nell’allestimento di xilofoni, trombe stoppate e trillati al pianoforte, si caratterizza per i momenti sospesi e gli improvvisi boati. La conclusiva “Fatal Dose / Alvarez Acts / Successful Mission” è il vertice drammatico dell’album, con espedienti tensivi affidati alla persistenza di lunghe note di sottofondo, pizzicati e l’immancabile tremolo degli archi. Il brano si conclude in una grande ripresa del tema principale a sottolineare l’altrettanto immancabile lieto fine. Nel complesso quindi un lavoro che entusiasma a distanza degli anni, dal linguaggio sinfonico fluido e digeribile, pieno di brio e che soddisferà gli amanti delle grandi colonne sonore d’avventura. Una nota di colore è data dall’aver incluso, come seconda bonus track, la versione “rejected” del tema principale cantata da un altro interprete (vera chicca dell’album).

 

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Daniela Bocconi

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