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21 Giu2012

L’industriale

Scritto da Paolo Eustachi. Pubblicato in Cinema

cover_lindustriale.jpgAndrea Morricone
L’industriale (2011)
Emergency Music EM 2012-01
19 brani  - durata: 60'00" 

 

L’industriale, recente lavoro di Giuliano Montaldo, è un film splendido. Lo rendono tale una imponente realizzazione estetica e interpretativa e il forte impegno civile e ideologico del dramma sociale e umano rappresentato nella suggestiva sceneggiatura dai  forti  contorni dostojevskiani.
Il suo film disturba. Lo dimostra la frettolosa distribuzione nella rete cinematografica del nostro paese e la superficialità  e la noncuranza con cui i media – salvo rare eccezioni – si sono occupati del lavoro. La sceneggiatura porta lo spettatore all’interno del dramma dell’agonia della propria azienda che un imprenditore,  per un insieme di fattori economici e politici, si trova a vivere. Tema quanto mai attuale se pensiamo al crescente numero di suicidi di titolari di aziende cui improvvisamente vengono revocate  le linee di credito e allo stesso tempo devono confrontarsi con le inadempienze della pubblica amministrazione.
L’universo rappresentato nel film è costellato di personaggi che riflettono la drammatica realtà (post)-industriale in cui una classe politica impreparata, inadeguata e asservita agli interessi delle multinazionali e delle lobby finanziarie che sta conducendo alla disintegrazione il tessuto di piccole e medie aziende, un tempo forza propulsiva del nostro paese. Perfetta risulta la scelta di Roberto Alpi nel delineare in modo esemplare la patetica taratura mentale del bancario, esponente di istituti che invece di sostenere il sistema economico ne diventano un vergognoso ostacolo.
Il dramma dell’Ing. Ranieri si svolge fra le suggestive architetture storiche e le desolate periferie di Torino fissate in grigio con timidi sprazzi di colore nella suggestiva fotografia realizzata da Arnaldo Catinari.
Accanto al dramma che investe la sua azienda l’Ing. Ranieri – superbamente interpretato da Pierfrancesco Favino -  vive anche il malessere del deterioramento dei rapporti con la moglie Laura (Carolina Crescentini).  Ambedue si trovano a compiere scelte superficiali o avventate che conducono verso una situazione senza sbocco.
Un grande film spesso è accompagnato da una grande musica, in questo caso possiamo e vogliamo sottolinearlo con forza. Quella di Andrea Morricone  appare come uno dei soundtrack più coinvolgenti e riusciti ascoltati negli ultimi anni,  capace di esaltare in modo superlativo la forza narrativa del film.
Colpisce il suo perfetto montaggio che pone la musica in equilibrio prodigioso con lo scorrere delle immagini.
Incanta poi la grande eleganza timbrica, strumentale  ed  espressiva. La scrittura dallo spiccato taglio sinfonico sa essere misuratamente nostalgica nel suggestivo associarsi al destino dell’inevitabilità dell’eclissi di sogni e realtà, intensamente drammatica o solenne senza mai scadere in banali platealità nel sottolineare il serpeggiante malessere e la sospensiva attesa  che affligge i protagonisti  con il loro incombente dramma, introspettiva  e rarefatta nelle atmosfere più intime senza mai assumere un mero ruolo esornativo.
Si ascolti il bellissimo tema carico di romantico  pathos tratteggiato dal violoncello e dagli archi nel brano 3 (“Il ricordo del padre”) ricco di  espressivi  rimandi ciakovskiani o il brano  10 (“L’incontro”)  con il suo carattere contemplativo che evoca le introspettive atmosfere nordiche di un Lepo Sumera (1950 – 2000)  o di un Peteris Vasks (1946): sulle  lunghe linee disegnate dai bassi si innestano in forma contrappuntistica le insistenti interiezioni dei violini, le suggestive modulazioni percussive del piano e lo struggente canto dei violoncelli. Il tema viene in seguito ripreso in una brusca inversione di ritmo in cui le percussioni si aggiungono creando una intrigante sensualità timbrica. Meraviglioso…
Uno dei brani che farà più presa sull’ascoltatore  è il Valzer  con la sua dirompente carica nostalgica e  il sottile pathos melodico che percorre i brani 14 (“La festa”)  e 18 (“Palpito”). Il Valzer in qualche modo  tende a nascondere l’intrinseco carattere gioviale e diventa  portatore del riflesso del dramma che avvolge i protagonisti.
Andrea Morricone con il suo gesto incisivo e carismatico aveva tenuto a battesimo  una suite per orchestra da camera tratta dalla colonna sonora il 3 aprile c.a. per la Stagione dei Concerti IUC a Roma.
Egli stesso ha diretto la presente registrazione  discografica dell’intera partitura alla guida della magnifica Czech National Symphony Orchestra che si fa ammirare  per l’ intensità espressiva e il magnifico impasto sonoro. L’orchestra boema è regolarmente diretta da grandi nomi del repertorio classico e cinematografico come Ennio Morricone e Luis Bacalov.
Superlativa la riproduzione sonora di grande equilibrio e presenza curata dai tecnici della Emergency Music.
Con questo soundtrack Andrea Morricone  conferma il suo grande talento compositivo .
Attendiamo quindi con ansia le sue prossime partiture.
 

 

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Daniela Bocconi

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