01 Mag2013
Battleship
Steve Jablonsky
Battleship (id. – 2012)
Varese Sarabande 302 067 146 2
24 brani – durata: 76’58’’
Questo incipit iniziale, particolarmente accattivante seppur povero di "ricami musicali", subisce un taglio netto con “Full Attack”, brano completamente elettronico che consiste in un martellante e ciclico susseguirsi di effetti sonori che vanno a creare un'atmosfera claustrofobica, quasi straniante e a modo suo capace di disturbare, di creare tensione interna. Apprezzabile il modo in cui questa scelta accompagni egregiamente le scene commentate, anche se nell'ascolto isolato il brano ne esce abbastanza distrutto.
Ben più interessanti sono i momenti action/eroici con innegabili punti di contatto con i tre Transformers composti da Jablonsky, in cui la Hollywood Studio Symphony Orchestra si cimenta in lunghe e muscolari esecuzioni, in cui la sezione d'archi funge da firma, o meglio da "marchio di fabbrica", delle opere composte dai collaboratori di Hans Zimmer.
Brani come “It's Your Ship Now” o “Shredders” risultano essere densi di effetti sonori, costruzioni sintetiche e atmosfere assai opprimenti, tant'è che molti colpi sordi (ricorrenti all'interno dell'album) sembrano essere l'unico elemento davvero originale e interessante, poichè capace di evocare il classico suono di oggetti che collidono come lo si percepisce sott'acqua. L'idea in sè non è completamente farina del sacco di Jablonsky, basti pensare all'intramontabile The Abyss di James Cameron con le musiche composte da Alan Silvestri , che all'epoca propose questo tipo di "effetti" per richiamare l'ambiente sottomarino nel quale si svolgeva la pellicola.
Tutta la fase centrale dell'album, con particolare menzione a “Buoy Grid Battle”, “Water Displacement” o “USS John Paul Jones”, soffre di una notevole serie di elementi ricorrenti, che tra chitarre elettriche, effetti elettronici, percussioni campionate ed aggiunte sonore che vanno ad aumentare la sensazione subacquea appena descritta risulta essere la meno interessante di tutta l'opera.
Fortunatamente sembra che le sequenze conclusive della pellicola abbiano in qualche modo ispirato positivamente l'autore, il quale propone momenti musicali tra i migliori dell'opera, come "Battle on Land and Sea", probabilmente aiutato dal grande impatto emotivo che l'ultilizzo dell'orchestra e dell'inossidabile sezione degli ottoni dona al leitmotiv portante della colonna sonora.
Meno interessante il brano “Hopper”, caratterizzato da un arpeggio di chitarra molto tipico e ricorrente per questo genere di film (nonchè innegabilmente somigliante al tema portante di Battle: L.A. composto da Brian Tyler), che va a concludere in un modo musicalmente "buonista", col classico sapore della vittoria americana, l'intera partitura.
Steve Jablonsky si riconferma autore capace di ben poco, che fa delle sue modeste e poco originali idee l'unico ingrediente utilizzabile in ogni sua ricetta, che puntualmente poco differisce dalle precedenti.
L'impostazione musicale impressa dalla MediaVentures e da Zimmer stesso diviene sempre più imprescindibile per questi autori, e sebbene qualcuno di loro abbia trovato la forza di staccarsi e cambiare aria, dando alla luce opere di rilievo ben maggiore, la maggior parte dei collaboratori del tedesco, più vicino ad un imprenditore che non a un musicista, soffrono di una mancanza d'identità, tant'è che solo in rari casi è possibile distinguere un Jablonsky da un Djawadi e via dicendo.
Battleship è un'opera che sicuramente ha dei momenti degni d'apprezzamento, come il bel tema portante, eroico e marziale al punto giusto, o alcune costruzioni action (innegabilmente figlie di Transformers quanto a scelte) particolarmente avvolgenti, ma basterà voltarsi indietro e guardare anche solo a 10-15 anni fa per rendersi conto che entusiasmarsi per una composizione del genere vuol dire davvero accontentarsi di ben poco.
