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09 Apr2019

Green Book

Scritto da Beatrice Bassi. Pubblicato in Cinema

cover green bookKris Bowers/AA.VV.
Green Book (Id. – 2018)
Milan Records
31 brani – Durata: 57’00”

Chi è il protagonista? Tony Lip o Don Shirley?
Questa è la domanda che mi ha assalita all’uscita della sala cinematografica di un piccolo cinema bruxellese in cui avevo assistito alla proiezione di Green Book. La risposta alla mia domanda giunse qualche giorno dopo, ripensando alla trama, ai giochi di parole, alle battute presenti nel film: ma certo, la musica!

Fu senza dubbio la musica la protagonista della vita di Don Shirley, pianista e compositore afroamericano che collaborò con le più prestigiose istituzioni (Carnegie Hall, London Philharmonic Orchestra, Teatro alla Scala) e che, all'inizio degli anni ‘60, sfidò i pregiudizi razziali per effettuare una tournée nel profondo sud statunitense. Non sarà però solo, gli farà da autista e da bodyguard Tony Vallelonga, detto Tony "Lip", un italoamericano - interpretato da Viggo Mortensen - che per sbarcare il lunario accetterà di accompagnarlo nel lungo e rischioso viaggio. Come era successo pochi anni prima a Nat "King" Cole, infatti, il pianista dovrà scontrarsi con innumerevoli aggressioni, insulti, restrizioni e torti. Saranno proprio queste ingiustizie a far nascere tra i due protagonisti quell’amicizia fraterna che li legherà per tutta la vita.
Si è di fronte ad un film unico, quasi indefinibile in quanto non appartenente ad un preciso genere cinematografico: potrebbe infatti essere definito, senza errore, un road movie, un film musicale, una commedia, un drama, un biopic. Quel che è certo è che il lavoro del regista Peter Farrelly sia di altissima qualità e dunque non ci si meraviglia che sia stato premiato con innumerevoli riconoscimenti, tra i quali l’Oscar al miglior film, al migliore attore non protagonista per Mahershala Ali e alla migliore sceneggiatura originale di Nick Vallelonga (figlio del vero Tony Lip). Manca però un riconoscimento alla colonna sonora firmata da Kris Bowers, risultata non candidabile a causa del ricorso massiccio, da parte del compositore, a musiche non originali. Classe 1989, compositore e pianista afroamericano laureato alla Juilliard School in Jazz Performance, Bowers trionfa nel 2011 al "Thelonious Monk International Jazz Piano Competition". Compone le musiche di numerosi documentari e film (Madden NFL, Dear White People), e collabora con artisti del calibro di Kanye West e Jay-Z, ma è in questa pellicola che il Nostro esprime tutto il suo potenziale. Sicuramente il merito sarà anche della libertà concessagli dai produttori, come lui stesso dichiara: “[The filmmakers] let me write something that fits. A lot of times you have to match temp music or appease a director, be someone they couldn’t afford to hire”. In tutta la pellicola Bowers riesce a fondere, in un raffinatissimo magma musicale, composizioni originali ("Blue skies", "Dear Dolores", "Happy talk", "Vacation without aggravation"), brani cult degli anni '60 come "Lucille" di Little Richard o "Won't be long" di Aretha Franklin, brani diegetici ("That old black magic", "Let's roll"), brani di musica classica di Debussy e Liszt, senza dimenticare la registrazione originale del pezzo di Don Shirley "The lonesome road".
Quel che sorprende, nelle scene delle esibizioni del pianista, è la scelta registica di non avvalersi del classico stratagemma di mostrare le mani e poi, in un secondo momento, il viso del supposto pianista, per creare l’illusione che sia proprio l’attore a suonare. Qui non accade, al contrario le riprese sono ampie, a mostrare l’intera figura di Mahershala Ali che si cimenta in performance pianistiche di tutto rispetto. L’attore infatti, per prepararsi ad interpretare Don Shirley, seguì delle intense lezioni di pianoforte per tre mesi proprio con Bowers. Secondo le parole del compositore: “[Ali] is a really quick learner. I figured we’d start with a major scale. He played the C major scale for three hours. He was so intensely focused I had to interrupt him physically to get him to stop. And at the end of that first lesson, he was able to play both hands together over a couple of octaves on the C major scale. I’ve never been able to do that much with a student before." Quando le capacità di Ali non erano più sufficienti, Bowers interveniva, prestando le mani alla cinepresa: "Having to learn all that music was pretty scary. I went back to practicing eight or nine hours a day. It was nerve-racking to get those things done in one, two, maybe three takes. They’re not going to spend an entire day to get one song right".
Molto interessante è anche la decisione, da parte del compositore, di non intervenire  sulle partiture a modificare gli arrangiamenti autografi di Don Shirley, decidendo quindi di rispettare la genialità del pianista. Per questo motivo, gli unici cambiamenti apportati alle tracce rispondono ad esigenze cinematografiche, al fine di adattare i brani alle immagini. Una scelta ammirabile, in quanto non stravolge il background musicale di riferimento, mantenendo le atmosfere e le sonorità tipiche degli anni ‘60, a differenza di quanto accaduto, per esempio, nell’acclamatissimo The Great Gatsby (2013) firmato Baz Luhrmann, che “modernizza” indiscriminatamente le melodie dei roaring ‘20s.
In conclusione, dunque, la colonna sonora di Green Book può facilmente essere dichiarata la protagonista del film, anche se, se si presta attenzione, ci si rende conto che l’indiscussa star della pellicola sia in effetti un’altra: l’amicizia.

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Daniela Bocconi

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