Now You See Me 2
Brian Tyler
Now You See Me 2 (Id. – 2016)
Varese Sarabande 030206743883
24 brani – durata: 78’00”

Prima di immergermi nella recensione di una colonna sonora sento sempre il bisogno di vedere il film di cui parlerò almeno una seconda volta, segnandomi alcuni appunti importanti che mi permetteranno di avere una visione più dettagliata del lavoro musicale. Fatto questo passaggio, procedo all’ascolto integrale, senza interruzioni, della soundtrack. A questo punto sono pronto per scrivere le mie osservazioni. In questo caso, però, è sopraggiunta una piccola novità: finito di ascoltare tutte le tracce, ho rilevato qualcosa di strano: il materiale sonoro era così esteso (1 ora e 18 minuti) che ho subito pensato: “ma, molte delle musiche che ho appena sentito io non le avevo memorizzate riguardando il film”. Cosa ho voluto fare allora? L’ho rivisto per una terza volta (sia ben chiaro non è stata per nulla una condanna, anzi, il genere mi piace e uno dei protagonisti è interpretato da uno dei miei attori preferiti, Jesse Eisenberg).
Sto parlando di Now You See Me 2, film del 2016 diretto da Jon M. Chu, regista, la cui filmografia non ha sicuramente all’attivo lungometraggi diciamo “memorabili”. La terza visione ha confermato la mia prima percezione: si contano sulle dita di una mano i momenti scenici trascinati da una forte presenza sonora, quasi tutti sviluppati in apertura e in chiusura della pellicola. In tutti gli altri casi, quello che succede è un uso veramente “minimal” della colonna sonora che spesso, anche nei momenti di forte tensione, si esaurisce nel giro di pochi secondi. All’inizio ho pensato che si trattasse di una mia disattenzione; la storia ruota intorno all’uso della magia finalizzato alla truffa e al crimine (infatti in italiano il primo film era stato tradotto con I Maghi del Crimine), perciò è più che plausibile che lo spettatore, e quindi anch’io, presti maggiore attenzione alla dinamicità dell’azione (trama intricata, doppi giochi e colpi di scena) che al commento sonoro. La terza visione mi ha anche permesso di verificare che tutta la parte della storia che si svolge a Macao, in Cina, è caratterizzata e accompagnata da musiche non scritte dall’autore della score originale (ah…tranquilli fra pochissimo parlerò anche di lui…), ma da brani preesistenti, alcuni più famosi e riconoscibili, come ad esempio “Purple Haze” di Jimi Hendrix (anche in questo caso però accennato e confinato nelle sole 9 battute dell’intro di chitarra elettrica) o “Freedom” di Pharrell Williams, uno che la sa veramente lunga su come confezionare e produrre una canzone come si deve, ed altri invece meno conosciuti provenienti dal pop orientale (tra questi uno scritto ed interpretato da uno degli attori del film, che è anche musicista e cantante molto apprezzato dal pubblico asiatico). Sempre a proposito di musica “non originale” concludo dicendo che, a proposito di beffe e colpi di scena, poco prima di mostrare la riuscita del trucco finale dei maghi contro il “villain” del film, viene utilizzata come accompagnamento musicale l’aria “O Mio Babbino Caro” tratta dall’opera Gianni Schicchi di Giacomo Puccini. Ok, capisco qui l’allusione all’uso dell’astuzia e del raggiro presente nell’opera del compositore italiano, ma la romanza direi che c’entra ben poco con il finale della storia!
Ora è giunto il momento di parlare delle musiche di Brian Tyler, compositore della OST. Mi concentrerò in particolare sulla strumentazione utilizzata, cercando di farvi immergere appieno nell’idea stessa che sta alla base del suo lavoro. La prima cosa da dire riguarda la presenza costante della batteria che Tyler, utilizza come “pilastro sonoro” in quasi tutte le tracce: la sezione ritmica è tutta concentrata lì. Ho però scoperto, tramite il suo canale YouTube, che lo stesso Tyler è batterista (guardare per credere https://youtu.be/ei4eH-aYiRo), quindi, scelta obbligata direi, anche se non priva di efficacia! E qual è il compagno perfetto che sostiene la base ritmica? Il basso ovviamente, utilizzato qui sia in versione elettrica che classica. A questo punto vi starete chiedendo se l’organico utilizzato si limita a un complesso di strumenti moderni. La risposta è no: l’idea timbrica di fondo è un dialogo tra compagini orchestrali e sonorità indie/rock con un utilizzo equilibrato anche della chitarra elettrica (quella acustica solamente in una brevissima parte della traccia dal titolo “300 Seconds”) e di sound elettronici. Per quanto riguarda i timbri orchestrali spiccano la sezione degli archi e quella dei fiati, in particolare degli ottoni (dei legni solamente al flauto traverso viene riservata una certa importanza) quasi sempre presenti, però, in funzione più ritmica che melodica. Ad esempio, il tema, riconoscibile fin dal primo ascolto, che ha il compito di esaltare le gesta dei “Cavalieri” (così vengono chiamati i maghi protagonisti della storia), è caratterizzato dall’uso di moduli ritmici e note ribattute. Interessanti alcuni rari momenti di accompagnamento armonico affidati all’arpa e al pianoforte.
Nel complesso ho trovato il lavoro di Tyler azzeccato dal punto di vista del rapporto suono-immagine. L’incalzare degli archi, la rigidità ritmica della batteria, lo squillare delle trombe e dei tromboni unito alla morbidezza dei corni, suoni “aleatori” che sembrano alludere a qualcosa di magico e la potenza sprigionata dall’uso dell’elettronica accompagnano efficacemente la storia raccontata. Peccato che, come ho cercato di spiegare all’inizio, il prodotto finale non sia riuscito a mettere in risalto l’ottimo lavoro musicale di Tyler, rimasto “misteriosamente” in secondo piano.
