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24 Set2019

Pokémon: Detective Pikachu

Scritto da Tommaso Lega. Pubblicato in Cinema

cover detective pikachuHenry Jackman
Pokémon: Detective Pikachu (Id. – 2019)
Sony Classical
27 brani – Durata: 58’00”

In questi ultimi anni di questo primo ventennio del nuovo millennio stiamo assistendo ad un continuo “ritorno al passato”. Quello che emerge sempre di più è la volontà di riscoprire e far tornare alla luce qualcosa che, in un modo o nell’altro, aveva già dato i suoi frutti e lasciato i suoi segni.
Tornare indietro per andare avanti? No. Tornare indietro per rivivere il passato in chiave moderna. Così serie tv come Stranger Things ti catapultano indietro nel tempo (per chi ovviamente negli anni ’80 era un ragazzino; io sono fuori portata…) rivivendo in totale sinergia e immedesimazione quelle dinamiche adolescenziali che caratterizzano la nascita delle prime amicizie, dei primi “batticuore”, i primi contatti giovanili con il mondo esterno. Film come Ready Player One esaltano e fanno saltare sulle poltrone i nerd duri e puri per i numerosi riferimenti ed easter eggs presenti all’interno della storia narrata (la DeLorean di Ritorno al Futuro, la sequenza ambientata nel film Shining, i molteplici riferimenti al mondo fumettistico Marvel e DC e chi più ne ha più ne metta). In ambito cinematografico è diventata ormai una consuetudine riciclare pellicole cult o blockbuster del passato per riproporli alle nuove generazioni in una veste rinnovata (ne è un esempio il piano strutturale della Disney di portare sul grande schermo i classici d’animazione in versione live action) oppure creare nuove storie per proseguire la trama originale vedi Jurassic World, Jumanji - Benvenuti nella giungla, Il Ritorno di Mary Poppins, i nuovi Star Wars in stretto collegamento con la trilogia nata nel 1977, così come arriverà nelle sale il sequel di Top Gun o il quinto capitolo di Rambo già sul grande schermo. Insomma il passato non ci abbandona (e a margine aggiungo: “…e meno male!” anche perché le poche citazioni che ho fatto, e ce ne sarebbero molto altre, hanno segnato la storia del cinema). Qui si potrebbe aprire un’interessante discussione tra fans o detrattori del “revival”, ma ci porterebbe troppo lontano, perciò…andiamo avanti!
La pellicola che fra poco vorrei presentare mi ha permesso di fare questo tuffo nel passato: sto parlando della recentissima trasposizione cinematografica del franchise dei Pokémon con il film Pokémon: Detective Pikachu.
Dunque, io sono nato nel 1992. Le primissime versioni dei giochi per Game Boy, Pokémon versione rossa e blu, arrivarono in Italia nel 1999 e solamente un anno prima fu pubblicato e distribuito anche il gioco di carte. Come ovvio, le mie giornate a scuola (rigorosamente durante gli intervalli!) e fuori con gli amici contemplavano lo scambio delle carte più rare, il gioco e la condivisione delle informazioni su come proseguire la storia videoludica (come cavolo si faceva a catturare Mew?!). Insomma l’uscita di questo film è stato un colpo al cuore, un vero e proprio flashback che non ha affatto deluso le mie aspettative.
La score è stata affidata al britannico Henry Jackman, direi non un caso, visto che stiamo parlando di un compositore che già in passato ha lavorato per diversi film d’animazione (Winnie the Pooh, Big Hero 6, Ralph Spaccatutto); vi ricordo, giusto per informazione, che la pellicola in questione è realizzata a tecnica mista, cioè coesistono al suo interno sia personaggi in carne ed ossa che in versione animata. Altre partiture scritte da Jackman sono quelle per importanti trasposizioni tratte da fumetti come i due capitoli di Kick-Ass, la saga di Kingsman, il rilancio degli X-Men con First Class e gli ultimi due stand-alone su Captain America, e per film del calibro di Captain Phillips - Attacco in mare aperto che gli è valsa una nomination ai BAFTA.
Partirei con la recensione dall’aggettivo “descrittivo” proprio perché è la prima parola che mi è balzata alla mente pensando di intraprendere la giusta direzione di ascolto. Jackman è stato questo a mio parere: decisamente descrittivo. Quello che salta subito all’orecchio è una volontà assai precisa di raccontare l’azione che prende vita nelle scene del film non solo a livello emozionale, che è lo stato mentale più spesso ricercato, ma anche, e soprattutto, a livello fisico, gestuale. E’ inevitabile, in molti casi, tornare con la memoria ad un momento preciso dello svolgimento degli eventi. La traccia “Aipom Attack” ne è una perfetta dimostrazione; i suoni, la ritmica e la direzione armonica enfatizzano alla perfezione la trasformazione dei Pokémon Aipom da dolci e innocui a scatenati e incontrollabili, per via dell’esalazione di un gas, che in preda ad un momento di furia aggressiva rincorrono i malcapitati protagonisti tra i tetti e i vicoli di Ryme City, luogo nel quale si svolge l’intera trama del film. Un altro esempio, forse ancora più azzeccato di quello precedente per le dinamiche proposte sullo schermo, è “The Interrogation of Mr. Mime”. Durante l’ascolto della traccia praticamente ti sembra di averlo proprio davanti il Pokémon che, con la sua perfetta tecnica da imitatore, si muove sinuosamente insieme alle brevi “svolazzate” del clarinetto, del flauto, dell’oboe, del fagotto, ai pizzicati degli archi e agli appoggi secchi e decisi nel registro grave del clarinetto basso o dei contrabbassi. E’ la descrizione nel dettaglio di quello che sta facendo in quel momento un determinato personaggio.
C’è un’altra parola, però, su cui vorrei soffermarmi, che è “coesione”. Se il film stesso ha tra gli argomenti trattati sicuramente quello della convivenza armoniosa tra due specie diverse, umani e Pokémon, a livello musicale questo si traduce in una perfetta sintonia tra tradizione e modernità. Cosa voglio dire: ci sono da un lato tracce, o comunque momenti musicali prolungati, dal sapore squisitamente classico, in pratica la colonna sonora concepita come il tempo in cui era l’orchestra a farla da padrone, mentre dall’altro evidenti sonorità “pop” che conquistano la scena riportandoti ai giorni nostri. Ho trovato molto interessante l’equilibrio che il compositore ha realizzato tra queste due realtà musicali quando si sono amalgamate in una stessa direzione, senza sovrastarsi l’una con l’altra.
Parte della colonna sonora del film, oltre alle composizioni originali di Jackman, sono canzoni dal carattere più disparato; dal jazz di “Le Fantome de Saint Bechet” all’elettronica di Skrillex, alla dolcezza delle melodie della tastiera di David Wahler, ai temi più famosi della saga storica dei giochi e della serie TV dei Pokémon (come ad esempio “Gotta catch ‘em all”, utilizzata qui in modo del tutto originale, non banale e molto divertente, cantata, anche se sarebbe meglio dire parlata, da un Pikachu travolto da un attacco di tristezza depressiva). Una su tutte spicca: lanciata come primo ed unico singolo estratto dalla colonna sonora del film, “Carry On”, canzone prodotta dal DJ norvegese Kygo e cantata da Rita Ora (che tra parentesi, se aguzzate bene la vista, potete scorgere all’interno del film…) è, possiamo dirlo con estrema tranquillità, quello di cui la pellicola non aveva affatto bisogno.  

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Daniela Bocconi

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